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Obesità: 1 Bambino Italiano Su 4 È Obeso

silvia

 

di Silvia Salomoni.

La Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica ha deciso che sabato 27 ottobre sarà la giornata nazionale dell’obesità infantile. Questo significa che in tutte le regioni italiane saranno organizzati incontri e momenti di riflessione su questo tema, definito senza esagerazioni “l’epidemia del terzo millennio”. Secondo i dati del Ministero della Salute, l’obesità nel nostro paese colpisce un bambino su quattro, nel mondo intero invece il problema riguarda il 10% dei bambini. Identificare la condizione di sovrappeso nei bambini è più difficile che per gli adulti, dove è correntemente utilizzato come parametro l’indice di massa corporea (peso in kg diviso per l’altezza in metri, al quadrato). In attesa di trovare un equivalente adeguato all’infanzia, si usa lo stesso indice per tutti e generalmente si definisce obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale.

Le cause di obesità infantile sono varie: sicuramente dipende per la maggior parte dalla combinazione tra alimentazione scorretta e sedentarietà, oltre a eventuali predisposizioni familiari, sia fisiche e racchiuse nei geni, che nelle abitudini alimentari trasmesse dai genitori. Rispetto all’alimentazione il paradosso è che si fa molta attenzione al fatto che un bambino mangi poco, ma raramente ci si preoccupa a sufficienza del troppo: l’eccesso di appetito, che a volte diventa vera e propria voracità, è vissuto erroneamente come un segnale di benessere. Spesso non è una questione di quantità, ma di scorretta alimentazione in termini di che cosa e come si mangia. Principali indagati, le merendine e gli snack a qualsiasi ora, i distributori automatici nelle scuole che istigano a spuntini ipercalorici fuori pasto, le bevande gassate molto zuccherate. Da non sottovalutare la ridotta attività fisica, che significa soprattutto percorrere in macchina anche i tragitti più brevi, prendere l’ascensore per fare anche un solo piano, passare molte ore seduti al computer o davanti alla televisione.

A questo proposito, la rivista Dimagrire propone nel numero in edicola questo mese un’inchiesta sul rapporto tra cibo e televisione, sottolineando la grave responsabilità dell’elettrodomestico “di compagnia” nell’educare i bambini all’immobilità e al consumo passivo. Pare infatti, secondo la dottoressa Maria Paola Graziani, ricercatrice dell’Istituto di scienze dell’Alimentazione di Roma, che stare davanti alla televisione stimoli la predisposizione a mangiare troppo, per riequilibrare la staticità e la passività indotta dalla tv; tra l’altro in maniera direttamente proporzionale con l’intensità e il coinvolgimento suscitato dal programma che si sta seguendo. Il problema è che, dovendo scegliere, sia i bambini che gli adulti optano per alimenti appetibili, energetici e quindi calorici, il cosiddetto “junk food”. Dai risultati dell’inchiesta presentata da Dimagrire, pare che i prodotti più gettonati per il consumo da divano siano patatine e snack (72% degli intervistati), seguiti a ruota da dolci e biscotti (68%).

Il danno è che l’obesità infantile ha ripercussioni sulla salute sia nell’immediato, che in prospettiva: nell’immediato si alza il rischio al sopraggiungere di problemi respiratori e articolari (ad esempio le gambe “a X” o i piedi piatti, per il troppo carico), nonché psicologici, enfatizzando forme di rifiuto del proprio aspetto, insicurezza e tendenza all’isolamento per timore di essere vittime di scherzi, o derisioni. In prospettiva, diciamo che l’obesità infantile rappresenta un fattore predittivo di obesità anche nell’età adulta, aumentando fin da subito il rischio di disturbi di natura cardiocircolatoria, muscolo-scheletrica, o disturbi alimentari di varia natura. Il Ministero della Salute definisce le linee guida per una sana alimentazione nei ragazzi, gli errori più comuni sono: prima colazione scarsa o assente, spuntini a ridotto valore nutritivo, consumo scarso o nullo di verdure e frutta, eccesso di salumi, cioccolata, barrette, patatine fritte, caramelle e altri dolci confezionati, troppe bevande gassate e zuccherate, troppa confidenza con il fast food.

Negli intenti della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica, la giornata del 27 ottobre sarà un’occasione utile per riflettere su questo tema spesso sottovalutato e trasmettere l’idea che un bimbo cicciottello non sia semplicemente “più simpatico”, ma nasconda talvolta un problema da risolvere.

 

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