Padiglioni di nazioni con zone aride

L’acqua, un bene prezioso: l’esperienza di nazioni dal clima arido

Marisa Santin

Durante il suo intervento ad Expo, Monique Barbut, Segretaria Esecutiva della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Desertificazione (UNCCD) ha parlato dei pericoli che maggiormente minacciano il nostro pianeta e in particolare della desertificazione, un processo che riguarda ogni anno 12 milioni di ettari di terreno, una superficie pari a quella di un’intera nazione di medie dimensioni strappata all’agricoltura.

L’approvvigionamento, la gestione e l’utilizzo dell’acqua a scopi irrigui sono fra le più grandi sfide del prossimo futuro in tema di fame nel mondo. Le diverse esperienze di paesi che da sempre si trovano a dover superare i limiti imposti da un clima arido risultano perciò preziosissime e l’Expo, ancora una volta, si conferma l’occasione perfetta per conoscere più da vicino alcuni esempi virtuosi di gestione delle risorse naturali mondiali.

 

Fields of Tomorrow: il giardino verticale di Israele

 

Padiglione Israele

 

Il Padiglione accoglie i suoi visitatori lungo il grande ‘giardino verticale’ ideato dall’architetto David Knafo. Si tratta di una parete leggermente inclinata, lunga 70 e alta 12 metri, coltivata con una varietà di piante tipiche della produzione del Paese. Mais, grano e riso sfidano i normali orientamenti della terra e crescono grazie ad un sistema di irrigazione all’avanguardia di cui Israele rivendica con orgoglio la paternità, offrendo al pubblico di Expo un sorprendente colpo d’occhio di verdi e gialli in continua trasformazione con il variare delle stagioni.

Israele esprime così l’impegno contro la desertificazione attuato negli anni attraverso opere di bonifica e sempre nuove tecnologie per l’ottimizzazione delle risorse idriche.

In una delle sale interne, una scenografia alberata richiama il grande lavoro di rimboschimento svolto dal Fondo Nazionale Ebraico (KKL) e fa da sfondo alla proiezione di un film che racconta la storia di tre generazioni di una stessa famiglia attraverso le fasi dello sviluppo delle tecniche agricole del Paese.

 

Mauritania, oasi nel deserto

 

Padiglione-Mauritania

Ospite del Cluster delle zone aride, la Mauritania, la cui superficie si estende per due terzi nel Sahara, ci fa entrare nelle oasi che hanno permesso la sopravvivenza delle popolazioni nomadi del deserto. Le colture irrigate all’ombra delle palme da dattero forniscono una delle poche variazioni ad un’alimentazione prevalentemente basata su latte e carne di capra, uno dei pochi animali presenti sul territorio capace di resistere alle temperature estreme del deserto. Elemento centrale dello spazio mauritano è il pozzo chadouf (Echeylal), un sistema di estrazione dell’acqua dalle origini millenarie.

 

Eritrea, rigogliosi nelle zone aride

Padiglione Eritrea

“Rigogliosi nelle zone aride” è il motto dell’Eritrea per Expo 2015. Il messaggio ottimista e positivo del paese africano si spinge fino a considerare il clima arido una benedizione più che una disgrazia. Le sfide legate alla scarsità d’acqua passano attraverso le tecniche di conservazione di ogni singola goccia e l’esperta costruzione di argini e laghetti artificiali usati per scopi irrigui e per l’abbeveramento del bestiame.

Attraverso filmati e schede informative, il progetto espositivo eritreo si concentra soprattutto sull’area di Sheeb, dove sono state adottate efficaci misure contro la perdita di terreno agricolo con sistemi che hanno permesso lo sviluppo della pianta del giuggiolo e dei molteplici utilizzi del suo frutto. Protagonista dello spazio, così come delle comunità rurali eritree, è il mogogo, un particolare forno che utilizza biomasse diverse dal legno, contribuendo a contrastare in modo significativo la desertificazione.   

 

Kazakistan, mele e tulipani

 

Padiglione Kazakistan

Sapevate che le mele che mangiamo ogni giorno derivano tutte da antiche varietà kazake? Sabbie colorate, profumo di tulipani, degustazioni di latte di giumenta, un acquario con storioni del Caspio: il Kazakistan svela per i visitatori di Expo 2015 tutte le sue carte migliori in tema di sostenibilità e biodiversità, senza dimenticare di approfondire le tappe del proprio sviluppo agroalimentare basato su una sapiente gestione dell’acqua, bene raro e prezioso.

 

Kuwait

Padiglione Kuwait

È la ricerca scientifica l’arma vincente del piccolo e rigoglioso Kuwait. Nel 1953 il Paese, situato tra la Penisola Arabica e il continente asiatico, ha costruito il primo sistema al mondo di desalinizzazione a tecnologia Msf (multi-stage flash). Ogni giorno otto impianti dislocati sul territorio producono 1,85 miliardi di litri d’acqua e depurano 600mila metri cubi di acque reflue. La facciata laterale esterna del Padiglione, che nel disegno architettonico ricorda le dhow, le tipiche imbarcazioni di pescatori kuwaitiane, presenta esempi di serre e colture idroponiche diffuse nel Paese.

Avevate già visitato i padiglioni delle nazioni che fanno parte delle zone aride del mondo? Secondo voi, quale meglio degli altri ha saputo trasmettere la propria esperienza in fatto di gestione delle risorse idriche?

 

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