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Le ricette del commissario Montalbano

Redazione

Ironia, amore per la Sicilia e passione per il cibo. Sono questi gli ingredienti che rendono il Commissario Montalbano uno dei personaggi letterari e televisivi più celebri e amati dal pubblico.

Ma certamente, l’elemento che più affascina del personaggio di Camilleri è il suo legame, quasi di dipendenza, con il cibo. Un legame strettamente connesso con le tradizioni culinarie e culturali della sua terra di origine e che prevarica qualsiasi altra forma di passione, anche quella amorosa.

Il pititto lupigno difficile da smorcare che caratterizza Montalbano è, infatti, il mezzo attraverso cui il commissario può liberare la mente, concedendosi un piccolo momento di assoluto piacere personale, lontano da indagini investigative e litigi con la fidanzata.

E così i libri di Camilleri diventano dei veri e propri viaggi tra i piatti della tradizione gastronomica sicula: dai famosi arancini al ragù, passando per la meno conosciuta (ma buonissima) pasta ‘ncasciata, fino al delizioso purpo alla carrettera, ogni vicenda di Montalbano è arricchita da cibi dal sapore genuino e autentico.

A caccia di cibi e di sapori
E tra un’indagine e l’altra, l’istinto e il fiuto del commissario non falliscono nemmeno quando si parla di cibo: nelle pagine di Camilleri, Montalbano va letteralmente a caccia di sapori, cibi e ristoranti, come a intraprendere un viaggio che giungerà a termine solo una volta che si sarà seduto a tavola.

L’antipasto fatto solo di polipi alla strascinasali parse fatto di mare condensato che si squagliava appena dintra alla vucca. La pasta col nìvuro di siccia poteva battersi degnamente con quella di Calogero. E nel misto di triglie, spigole e orate alla griglia il commissario ritrovò quel paradisiaco sapore che aveva temuto perso per sempre. Un motivo principiò a sonargli dintra la testa, una specie di marcia trionfale. Si stinnicchiò, beato, sulla seggia. Appresso tirò un respiro funnuto.  Doppo lunga e perigliosa navigazione, Ulisse finalmenti aviva attrovato la sò tanto circata Itaca.
Il giro di boa (2003), pag. 80.

Ma poichè quando si mangia non si parla, le ricette di queste succulente pietanze non verranno quasi mai svelate, rimanendo segretamente custodite dalla cammarera Adelina e dagli altri personaggi delle storie di Camilleri.

La ricetta degli arancini
Fatta eccezione per una ricetta che, peraltro, rappresenta il piatto siculo per antonomasia: l’arancino, tanto importante da dare il titolo all’intero racconto.

Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico. Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta: Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si prìpara un risotto, quello che chiamano alla milanisa (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini gna poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pì carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta e alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano!
Gli arancini di Montalbano (1999), pag. 329
Avete già l’acquolina in bocca? Aspettate di leggere l’ultimo libro di Camilleri, Morte in mare aperto (Sellerio Editore), uscito il 23 ottobre, dove l’autore presenta le passioni, l’irruenza e le abitudini di un giovane Montalbano.

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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