l'assassinio del commendatore

Idee che affiorano: la prima parte del romanzo l’Assassinio del Commendatore

Giuliano Gallini
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Indice

     

    Nelle ricette tradizionali giapponesi, il miso viene utilizzato per insaporire le zuppe. La più comune è proprio quella a base di questo ingrediente, che può essere servita calda e arricchita con verdure a foglia, patate, radici di daikon, cipolle e alghe marine. Per preparare invece una ricciola marinata: la ricciola va tagliata a cubetti e fatta marinare con olio extravergine, pepe bianco, un pizzico di sale ed il succo di limone. Tagliati a piccoli pezzetti il sedano e l’avocado, va preparata la panna acida unendo la panna fresca, lo yogurt greco e qualche goccia di succo di limone. Frullate la polpa di avocado con la panna acida. Unite in una ciotola i cubetti di ricciola con i pezzetti di sedano, quindi impiattate, condite con olio extravergine, menta e basilico e servite con la salsa di avocado.
    L’ultima volta che ho mangiato zuppa di miso e ricciola marinata è stato in un ristorante giapponese a Milano, nei pressi di Piazza della Repubblica. Era il 2015, da allora non ci sono più tornato e devo dire che mentre ne scrivo mi viene una grande nostalgia delle numerose cene che mi trovai quell’anno a consumare in quel tempio della grande cucina giapponese.
    Nell’universo infinito di Murakami Haruki, il maggior romanziere giapponese contemporaneo e probabilmente uno dei maggiori del mondo, zuppa di miso e ricciola marinata si incontrano invece nel suo ultimo romanzo, l’Assassinio del Commendatore. Nella parte prima: Idee che affiorano. Poiché nella parte seconda, metafore che si trasformano, vedremo il protagonista alle prese con un piatto di pasta.

    L’Assassinio del Commendatore: realismo e mistero nell’ultimo di Murakami Haruki

    assassinio del commendatore

    Il protagonista (che narra in prima persona, di cui non si conosce il nome e che da ora in poi chiamerò il pittore) è un ritrattista su commissione. In Giappone amministratori delegati e direttori di compagnie grandi e piccole amano farsi ritrarre da un disegnatore specializzato e nel loro ufficio appendono un quadro, non una fotografia.

    Il pittore è bravo, ma non è entusiasta dei ritratti che esegue. Non c’è ispirazione nel suo lavoro: c’è solo un minimo di tecnica applicata in modo da soddisfare il cliente di turno. Un giorno la moglie Yuzu lo lascia improvvisamente, senza alcun motivo. Il pittore, con sincerità disarmante, ci dice che non si era mai accorto del progressivo disamoramento della moglie. E’ un trauma: lascia tutto, casa, lavoro, città. Dopo mesi di vagabondaggio un vecchio amico, Amada Masahiko, gli offre di abitare nella casa del padre, Amada Tomohiko, da tempo disabitata. Il padre infatti è stato ricoverato in una clinica per malati di Alzheimer. 

    Amada Tomohiko è un grande pittore giapponese. Fino alla guerra il suo stile si era ispirato all’arte occidentale, ma dopo il 1947, con una svolta creativa che non ha mai spiegato, ha invece dipinto in stile Nihonga, un vecchio stile tradizionale giapponese.

    Il pittore nella nuova, provvisoria casa, cerca di uscire dalla sua crisi. O meglio: si lascia trascinare dalle cose che gli succedono, eventi che sulle prime sembrano senza alcuna importanza e che invece si trasformano in rivelazioni, aiuti, prove. A cominciare dal ritrovamento, nella soffitta della casa, di un vecchio e misterioso quadro di Amada Tomohiko: l’Assassinio del commendatore. da quel momento mondi diversi e distanti tra loro cominceranno a mettersi in comunicazione, richiamati dal suono di una campanella.

    Per chi è l’Assassinio del commendatore? Per chi ama il realismo di Murakami Haruki, le sue storie d’amore, caduta e rinascita, e la sua capacità di mostrare come il nostro destino si compia attraversando molte realtà. Venerdì prossimo vi racconterò il meraviglioso viaggio di questo romanzo, da leggere tutto d’un fiato.

    Giuliano Gallini

    Scrittore di romanzi, lettore appassionato ed esperto del mondo del cibo e della ristorazione. Crede profondamente nel valore della cultura. In cucina non può mancare un buon bicchiere di vino per tirarsi su quando sì sbaglia (cosa che, afferma, a lui succede spesso).

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