italiano sotto attacco

Italiano, oh povero italiano

Giuliano Gallini
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Giuliano Gallini

Indice

     

     

    Tempo fa nell’articolo “Dillo in italiano”, abbiamo parlato con orrore della moda di sostituire l’italiano con l’inglese, soprattutto nella comunicazione economica ma non solo. Purtroppo al comando ci sono quaranta-cinquantenni con la pancetta e tempie imbiancate, residuati degli anni delle “tre i” e inevitabilmente nostalgici di quei tempi. Speriamo che i giovani ne scalzino queste convinzioni: ma intanto, come dice il titolo di un articolo di Lorenzo Tomasin su “Il Sole 24 Ore”, l’italiano continua a essere sotto attacco.

    Italiano sotto attacco: perché dobbiamo salvare la nostra lingua?

    Cosa dice Tomasin, recensendo il libro di Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, dall’emblematico titolo “L’italiano è meraviglioso. Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua”? “C’è un nichilismo autodistruttivo che ama lanciarsi in un globalismo linguistico che vien fatto passare dai nevrotici del 4.0 per aria buona, internazionale. Come se un claustrofobo la facesse entrare dal finestrino di un aereo in volo. Non è questa l’aria del vero inglese ma di quel Globish simile alle lingue creole degli schiavi, non scelto liberamente come produttivo investimento plurilingue ma imposto dalla necessità e sancito dai padroni della piantagione come depauperato strumento di omologazione servile. E alla fine di oppressione”.

    Le ultime pagine del libro di Marazzini si concludono con un istruttivo aneddoto. In un recente vertice dei capi di Stato a Davos in Svizzera parla il Presidente Francese, il quale inizia il suo discorso in inglese e prosegue in francese. Metà e metà. Poi parla la cancelliera tedesca, e parla sempre in tedesco. Poi l’italiano: non pronuncia una sola parola in italiano ma tiene il suo discorsetto tutto in inglese.

    Poi ci chiediamo perché nelle classifiche siamo ultimi in Europa (e prima la Germania!)

    Giuliano Gallini

    Direttore marketing strategico di CIR food, vive a Padova e lavora tra Reggio Emilia e molte altre città italiane dove CIR ha le sue cucine. Ama leggere e crede profondamente nel valore della cultura. In cucina non può mancare un buon bicchiere di vino per tirarsi su quando sì sbaglia (cosa che, afferma, a lui succede spesso).

    One response to “Italiano, oh povero italiano”

    1. Cinzia says:

      Salviamo l’italiano e la prima pubblicità che salta all’occhio per la posizione recita “iscriviti alla NEWSLETTER… … ricette ed eventi sul mondo del FOOD” fate un po’ voi…

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