Human Technopole

Dopo Expo, una Città della Scienza: ecco il progetto dello Human Technopole

Marisa Santin

Sono bastate poche settimane dalla chiusura di Expo e già le tabelle di marcia del cantiere sull’area Rho-Pero si stanno trasformando. A modificare le geografie e le priorità dei lavori è intervenuto infine anche il governo. Qualche giorno fa a Milano Matteo Renzi ha parlato di uno stanziamento di 150 milioni di euro all’anno per i prossimi 10 anni da destinare agli interventi per il dopo-Expo. Ma come verranno impiegati e ripartiti questi 1,5 miliardi di euro? In cosa consiste il nuovo polo tecnologico e scientifico a finanziamento pubblico, battezzato Human Technopole. Italia 2040, che nella visione del governo sorgerà come un faro mondiale della genomica e dei big data?

Expo disallestimento

Un ecosistema dell’innovazione: il “nuovo umanesimo” auspicato da Renzi

“L’area Expo – nelle parole pronunciate dal premier  – si compone essenzialmente di due grandi programmi. Da un lato un progetto immobiliare su cui ovviamente il compito di leva e di regolamento spetta soprattutto agli enti locali. Dall’altro lato un tema di vocazione scientifica e culturale”. Ed è proprio su questo secondo filone che il governo intende impegnare la maggior parte delle risorse messe a disposizione. Renzi è convinto che occorra creare un habitat favorevole in cui convogliare le grandi eccellenze italiane del sapere, dalle università ai centri di ricerca, in un unico bacino della scienza e della tecnologia che possa spontaneamente attrarre anche grandi investimenti privati, un “ecosistema dell’innovazione” che ponga al proprio centro le tecnologie per l’essere umano.

 

Human Technopole. Italia 2040: i dettagli del progetto

La proposta prevede un nucleo iniziale di sei aree di ricerca: oncogenomica, neurogenomica, cibo e nutrizione, big data, software e bioinformatica, e, infine, analisi di impatto socioeconomico, quest’ultimo pensato come laboratorio di idee per lo sviluppo di modelli predittivi di interesse anche per altri settori. Secondo le indicazioni preliminari il polo vedrà coinvolti 1600 tra scienziati e ricercatori selezionati tramite concorso, e avrà come attore principale l’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova diretto dal fisico Roberto Cingolani. All’istituto genovese il compito di presentare il progetto esecutivo e condurre le attività di ricerca coinvolgendo anche l’Institute for international interchange di Torino, presieduto da Mario Rasetti (tra i maggiori esperti al mondo di big data), e la Edmund Mach Foundation di Trento, centro di eccellenza per la ricerca e la formazione in campo agricolo, alimentare e ambientale, con a capo l’agronomo ed economista Andrea Segré.

 

La nuova mappatura scientifica di Rho-Pero

Human Technopole

L’area destinata allo Human Technopole rappresenta una piccola porzione della superficie totale del sito (70mila metri quadri su 1,1 milioni) e occuperà le strutture vicino al Cardo e all’Albero della Vita. In questa fascia centrale troverebbero spazio anche il campus universitario (posti letto per studenti, aule e laboratori di ricerca) coordinato dalla Statale di Milano e la piccola Silicon Valley che Assolombarda ha in mente di realizzare coinvolgendo imprese high-tech e start up innovative. L’area scientifica dovrebbe inoltre comprendere anche un centro di ricerca alimentare del Ministero dell’agricoltura e la cittadella dell’innovazione proposta dalla Camera di commercio, che prevede il trasferimento delle attività di ricerca della sua Azienda speciale Innovhub, con 20 laboratori e 150 ricercatori e tecnici specializzati.

La ripartizione dei fondi

I primi 150 milioni di euro saranno stanziati a partire dall’anno in corso. Di questi, il decreto legislativo del 25 novembre ha attribuito un importo di 80 milioni all’Iit per l’elaborazione di un progetto esecutivo da presentare all’approvazione del governo. Altri 20 milioni andranno a coprire parte delle spese per la sicurezza sostenute dalla società Expo Spa durante l’evento, mentre l’impiego dei rimanenti 50 milioni di euro, destinati alla valorizzazione delle aree del sito Expo, sarà definito nel dettaglio nel prossimo decreto.

Ombre e polemiche: l’ingresso dello Stato nel capitale Arexpo

Sotto questa’ultima voce rientrano però anche le operazioni relative alla prossima partecipazione dello Stato nella compagine di Arexpo. Dopo che l’asta di vendita dei terreni è andata deserta, la società starebbe erodendo il proprio capitale per far fronte ai debiti contratti durante l’acquisizione dell’area da Fondazione Fiera e dal Gruppo Cabassi. Il meccanismo che consentirà l’allargamento della società al governo non è chiaro e molti si stanno chiedendo che pesi sposterà la quota statale nei contenziosi in atto oggi fra i vari attori, come ad esempio la questione dei costi non previsti sostenuti da Expo Spa per la bonifica dei terreni, costi che Arexpo non vuole riconoscere e che andrebbero comunque attribuiti in primo luogo al Gruppo Cabassi. Qualche ombra rimane anche sulla quantità e sulla provenienza delle azioni che lo Stato intende rilevare, considerando che le ripartizioni riguardano in maggioranza due enti pubblici (Comune di Milano e Regione Lombardia, ciascuno al 34,67%) e un soggetto privato (Fondazione Fiera, al 27,66%).

Dubbi sul ruolo dell’Iit

Disallestimento Expo

 

La scelta di affidare il progetto Human Technopole all’istituto genovese ha fatto storcere un poco il naso alla compagine locale. Roberto Maroni approva le linee generali del piano, ma a condizione che siano coinvolte le istituzioni lombarde che si occupano di ricerca. Il Presidente della Regione trova intollerabile lo scardinamento dal modello lombardo e vorrebbe che la regia del progetto rimanesse a Milano, ad esempio nelle mani della Statale, già impegnata sull’area Expo con il trasferimento delle facoltà scientifiche e la creazione del campus universitario.

L’ingerenza di Roma non è piaciuta nemmeno a chi avrebbe preferito che la scelta degli attori migliori fosse affidata ad un bando pubblico. Di questa opinione è ad esempio il rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone, che sulle pagine del “Corriere della Sera”, interpretando probabilmente il pensiero di gran parte del mondo accademico milanese, ha dichiarato: “Qui il governo ha deciso direttamente quale sarà il soggetto attuatore, procedura insolita per il mondo della ricerca. In Francia, il progetto Paris Saclay finanziato dal governo per 7 miliardi di euro è vincitore di un bando. E anche in Germania per promuovere centri di eccellenza nella ricerca si utilizza lo strumento dei bandi”.
Un’altra zona d’ombra riguarda il fatto che l’Iit riceve già dallo stato sovvenzioni per 100 milioni l’anno. Non è ancora chiaro se tale cifra comprenda o vada a sommarsi all’importo prestabilito dal governo per il nuovo progetto.

 

Verso il 2040

Sembra ancora lontano un percorso condiviso che permetta alle diverse forze in campo di dare forma e futuro al sito. Il piano del governo è uno dei numerosi tasselli del mosaico dopo-Expo ed è un piano che guarda lontano proponendo come primo traguardo il 2040. Venticinque anni per dotare l’Italia di un centro scientifico all’avanguardia che pone al centro la medicina (soprattutto nella lotta contro il cancro e le malattie neurodegenerative), il welfare, la sostenibilità, l’alimentazione, l’uomo e il suo benessere.

 

Foto credits: Alberto Salvagno

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