cibi halal e haram

Le tradizioni alimentari dell’Islam: differenza tra cibi halal e haram

Angela Caporale
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Indice

     

    Tutte le religioni più diffuse sul pianeta guidano i fedeli tanto nella vita spirituale quanto in quella quotidiana, cibo compreso. Basti pensare alla sacralità della mucca per l’Induismo, o anche al divieto di consumare carne di cavallo per i primi cristiani. Nel caso di Ebraismo e Islam, poi, sono molti e dettagliati i precetti che i credenti devono seguire per alimentarsi in maniera conforme a quanto prevede la religione. Più note le caratteristiche del vino e della cucina Kosher, meno quelle dei cibi Halal e Haram: quali sono, infatti, gli alimenti proibiti per i musulmani? Scopriamo una lista di cibi proibiti e quali sono le regole perché un piatto si possa definire sicuro, un modo per avvicinarsi a una realtà culturale differente a partire dalle abitudini e dalle tradizioni alimentari.

    Cibi Halal e haram: cibi proibiti e non, secondo l’Islam

    “O uomini, mangiate ciò che è lecito e buono, non seguite le orme di Satana, poiché egli è nemico dichiarato per voi” (Sura Al Baqarah, 2:168)

    Lecito, in arabo, è “halal”, ecco dunque per quale motivo la lista di alimenti che è consentita nella dieta delle persone di religione islamica viene definita così. A loro si contrappongono i cibi e le bevande proibite, “haram” appunto, che vengono considerate pericolose per il corpo e per lo spirito. Le ragioni all’origine di questa distinzione, infatti, sono legate in parte a motivazioni igieniche e sanitarie: consumare carne di maiale, anticamente, poteva essere pericoloso per l’uomo poiché, cibandosi di scarti e carcasse, il suino poteva trasformarsi in portatore di malattie.

    D’altro canto, il divieto di consumare qualsiasi tipo di bevanda alcolica pare abbia origine nel fatto che vino e distillati possono portare ad alterazioni della percezione e far male all’organismo.

    Come si produce la carne halal

    carne halal

    vasara/shutterstock.com

    In generale, la carne per poter essere definita “halal” dev’essere macellata e prodotta secondo un disciplinare ben determinato, fissato e verificato da alcuni enti tra i quali la HIA, Halal International Authority. Non tutti i negozi possono vendere questo tipo di prodotto che, al contrario, può essere commercializzato solo in macellerie Halal e in alcuni centri di grande distribuzione.

    Il rituale di uccisione e macellazione dell’animale deve seguire regole precise e non è mai consentito per il maiale, considerato rigorosamente “haram”. Qualsiasi animale, dunque, deve essere sgozzato fino al completo dissanguamento. Una volta morto, interiora, midollo, pupille e organi genitali devono essere rimossi, prima di procedere con la preparazione e trattazione della carne.

    Il tutto deve avvenire con la massima cura dell’animale che, secondo i precetti religiosi, deve soffrire il meno possibile. Per esempio è assolutamente sconsigliato affilare il coltello di fronte all’agnello a cui, invece, vengono offerti acqua e fieno a mo’ di calmante prima della macellazione.

    Lo scopo è, da un lato, il rispetto etico del benessere dell’animale, ma secondo i musulmani si tratta anche di un procedimento che assicura una qualità migliore della carne.

    Cibi e prodotti Halal in Europa: un’opportunità?

    cibi halal

    ArliftAtoz2205/shutterstock.com

    La percentuale di persone di fede musulmana in europa sfiora il 5% della popolazione, un numero esiguo che, tuttavia, già rappresenta una nicchia di mercato che ricerca, nella GDO, così come nella ristorazione, prodotti halal. A tal proposito è importante ricordare che non è accettata alcuna contaminazione con i prodotti haram, nei trasporti così come nelle cotture.

    In Gran Bretagna, l’azienda Lewis Pies che si occupa da sempre di prodotti di rosticceria ha scelto di produrre secondo le regole “halal” almeno un terzo dei propri alimenti. Una scelta che ha pagato dal punto di vista economico, tant’è che oggi rappresenta il 35% degli introiti. Anche in Germania qualcosa si sta muovendo nella stessa direzione: diverse aziende specializzate in wurstel e salsicce stanno studiando proposte alternative per accontentare una porzione di più ampia di persone.

    In Italia sono 446 le aziende certificate dall’Halal International Authority che ha una sede a Bari, che ha vagliato e promosso 9.783 prodotti, non soltanto alimentari.

    Lista dei cibi Haram

    cibi haram

    Slawomir Fajer/shutterstock.com

    Veniamo, dunque, alla lista degli alimenti proibiti secondo l’Islam:

    • maiale
    • cinghiale
    • animali carnivori
    • asino addomesticato
    • vino
    • birra
    • distillati
    • anguilla
    • aragosta
    • astice
    • pesce spada
    • razza
    • calamaro
    • seppia
    • scampi
    • frutti di mare
    • coniglio

    È proibito, inoltre, consumare carne di animali giunti al macello già morti oppure non macellate secondo i precetti islamici. In ogni caso, esiste sul sito dell’Halal International Authority un elenco di aziende certificate, nonché l’opportunità di contattare direttamente Halal Italy per confrontarsi su un determinato prodotto.

    Non soltanto: nel 2017 è nato anche il sito Halalando.com, la prima piattaforma italiana, disponibile anche in inglese, che consente di guardare all’Italia con gli “occhi Halal”. È possibile, attraverso alcuni semplici passaggi, cercare esercizi commerciali e ristoranti che propongono piatti e cibi halal in base al luogo dove ci troviamo o vogliamo andare. Un modo per adeguarsi ai tempi e proporre una ristorazione che sia inclusiva e capace di integrare la diversità, trasformandole in un valore per tutti.

     

    Conoscevate la differenza tra haram e halal, e come funziona la macellazione delle carne secondo le regole dell’Islam?

    Angela Caporale

    Nata a Udine, vive e lavora a Bologna come giornalista freelance. Il suo piatto preferito è la pasta alla carbonara, perché le viene proprio bene in tutte le sue varianti. In cucina, per lei, non può mai mancare una compagnia ciarliera, un dolce da condividere e un buon bicchiere di vino bianco.

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