Castagna di Montella IGP, il piccolo-grande tesoro dei monti avellinesi

castagne arrostite
Regina d’autunno, la Castagna di Montella IGP è un’eccellenza dei monti avellinesi, famosa per qualità, gusto e riconoscimento europeo.

È soprattutto d’autunno che il bosco sa essere prodigo di doni. Ne sono fulgidi esempi le tante specie di nocciole italiane, il Fungo Porcino di Borgotaro IGP, ma anche le città del tartufo, di cui la più alta rappresentante è Alba, fulcro ogni anno di una rassegna di portata internazionale dedicata proprio al suo Tuber Magnatum. Eccellenze d’autunno sono anche le castagne, riguardo le quali l’Italia può contare su una produzione importante, con diversi territori vocati a questa coltura e alcune varietà che spiccano per qualità e caratteristiche, al punto da vantare la denominazione d’origine europea. Tra queste, la Castagna di Montella IGP: è proprio lei la protagonista di questo articolo.

Castagna di Montella IGP: il frutto di una tradizione millenaria

castagni a montella
Lucamato/shutterstock

Il castagno è un albero da frutto molto presente in tutta l’Europa meridionale. Lo è fin dall’epoca degli antichi Romani, che hanno contribuito alla sua diffusione in tutte le regioni del loro impero, fino addirittura al Regno Unito. Nato come pianta spontanea, nel tempo se n’è capita l’importanza sia come risorsa da cui ricavare legname, sia soprattutto per i suoi frutti. Per tante comunità contadine la castagna ha rappresentato infatti una fonte di sostentamento a basso costo. In epoche in cui la farina di frumento era appannaggio di pochi, si usava mischiarla con quella ricavata dalle castagne per molte preparazioni. Se ne trova traccia ancora oggi nelle cosiddette “paste avvantaggiate” d’uso in varie regioni. Non a caso, il Pascoli si riferiva al castagno definendolo “l’italico albero del pane”

L’importanza del castagno nella storia è testimoniata anche da una legge emanata nel 571 d.C. dai Longobardi per tutelarne la coltivazione. Ed è in particolare in Campania che ha trovato l’habitat ideale dove proliferare. Alcune fonti ritengono che fosse già presente nell’area del Terminio Cervialto, dove sorge appunto Montella (provincia di Avellino), già dal VI-V secolo a.C. Di certo, oggi la Campania è la regione in cui si concentra un terzo dell’intera produzione italiana in fatto di castagne, con una media annuale di 200/220 mila quintali. E quella di Montella si è distinta tra tutte sin dal 1987, quando ha ottenuto il primato di unico prodotto ortofrutticolo nazionale al quale sia mai stata riconosciuta la D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata) italiana. Mentre nove anni più tardi, nel 1996, è arrivata la denominazione d’origine europea IGP (Identificazione Geografica Tipica) a sancire lo stretto legame col territorio.

Tra i Monti Picentini, la culla della Castagna di Montella IGP

caldarroste
Inna Ska/shutterstock

L’area geografica di provenienza della Castagna di Montella IGP coinvolge sei comuni: Montella (dove si concentrano circa i due terzi dei terreni di produzione), Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Nusco, Volturara Irpina e Montemarano, quest’ultimo interessato solo limitatamente alla contrada Bolifano. Siamo nella provincia sud-est di Avellino, all’interno della comunità montana Terminio Cervialto, che ha sede proprio a Montella e che prende il nome dai suoi due monti più alti. Questa zona appenninica, afferente ai Monti Picentini, caratterizzata soprattutto da terreni argillosi e da abbondanza di corsi d’acqua, ha da sempre offerto condizioni climatiche e ambientali favorevoli alla castanicoltura. 

Negli ultimi anni si è arrivati a contare 664 ettari di territorio dedicati, con 120 aziende agricole coinvolte, alcune delle quali affiliate alla Società Cooperativa Agricola Castagne di Montella, costituitasi nel 1975. In molti casi si tratta di realtà familiari, a sottolineare il ruolo centrale della Castagna di Montella IGP nell’economia del territorio. Oltre a tutto questo c’è anche un importante aspetto di socialità, legato in particolare al periodo della raccolta delle castagne: un appuntamento tanto atteso, vissuto come un rito collettivo che si rinnova ogni anno e che trova il suo coronamento nella Festa della Castagna di Montella, giunta nel novembre 2025 alla sua 41° edizione.

Quali sono le caratteristiche uniche della Castagna di Montella IGP

castagne arrostite
ChiccoDodiFC/shutterstock

Come ogni specialità per la quale è stata coniata una denominazione d’origine, parlare della Castagna di Montella IGP significa fare riferimento a un prodotto con delle caratteristiche che lo rendono unico e riconoscibile. In particolare, si tratta per il 90% di castagne della varietà “Palummina”, il cui nome deriverebbe da “palumma”, ovvero “colomba” nel dialetto campano, perché la forma del frutto ne ricorderebbe la silhouette. Il restante 10% deriva invece da altre varietà locali, tra cui soprattutto la “Verdola”.

La pezzatura è media o medio/piccola. La si quantifica in numero di castagne contenute in un chilogrammo di prodotto: più sono numerose, più piccolo è il loro calibro. Nel caso della Castagna di Montella, è di 75/90 per Kg. Il pericarpo, vale a dire la buccia esterna è di colore marrone scuro, con alcune sfumature più chiare, liscio e lucido, con un lato piatto e l’altro panciuto. Alla base c’è la cosiddetta cicatrice ilare, ovvero un’area di un marroncino opaco, tendente al beige, dalla forma ellittica. In cima, invece, c’è la torcia e cioè la parte appuntita, piccola e terminante nel caratteristico ciuffetto di peli.

Generalmente la Castagna di Montella si distingue per la facilità con cui si stacca sia il guscio esterno, sia l’episperma, ovvero la sottile pellicola che avvolge il cuore del frutto. La polpa interna infine è bianco avorio, soda e croccante al primo morso, per poi liberare in bocca la sua farinosa dolcezza. 

La Castagna di Montella IGP secondo il disciplinare di produzione

cesti di castagne
LightChaserPH/shutterstock

Come per ogni specialità a denominazione d’origine che si rispetti, anche per la Castagna di Montella IGP esistono un consorzio di tutela e un disciplinare di produzione. Quest’ultimo individua l’area di produzione, che coincide con i sei comuni sopracitati, di cui Montella rappresenta la parte più rilevante, e fissa dei criteri legati ad ambiente e metodi di coltivazione, alle fasi di lavorazione e alla commercializzazione del prodotto.

Si stabilisce, ad esempio, che le coltivazioni devono essere dimorate su terreni adeguati e a un’altitudine compresa tra 500 e 1000 metri. E per quanto riguarda i sesti d’impianto e le operazioni di potatura e di raccolta si raccomandano metodi tradizionali o comunque che non provochino danni alle piante o modificazioni al territorio. La raccolta, in particolare, spesso è fatta ancora a mano con pinze, rastrelli, bastoni e panieri di legno e si concentra tra gli inizi di ottobre e i primi di novembre di ogni anno.

Proprio il divieto di forzature è un aspetto fondamentale rimarcato dal disciplinare. Cosa che ha valenza anche per la resa degli alberi, stabilita in 25 Kg per pianta e 30 quintali per ettaro. Questo limite vale pure nelle annate particolarmente favorevoli, caratterizzate da abbondanza di frutti. Si vuole così evitare di stressare le piante, privilegiando quindi la qualità del prodotto.

Montella
Lucamato/shutterstock

La Castagna di Montella IGP viene messa in commercio a partire dal 4 ottobre dell’anno di produzione. Può essere confezionata fresca, secca oppure trasformata in farina o nella specialità localmente nota come “castagna del prete”. Quelle fresche sono sottoposte a un trattamento naturale post-raccolta che prevede un bagno in acqua di 4-8 giorni e successiva asciugatura. In questo modo si innesca una fermentazione lattica che crea un ambiente sfavorevole alla formazione di eventuali funghi e parassiti, consentendo così di prolungarne la conservazione. Confezionate in reti, sacchi di juta, di plastica o di altro materiale idoneo, possono essere distribuite fino a qualche mese dalla raccolta. È ammesso anche il formato sottovuoto. In ogni caso, la confezione deve riportare la denominazione completa di marchio IGP, l’anno di produzione, la scadenza, il peso e la pezzatura. 

Le castagne destinate all’essiccazione sono invece sottoposte al calore alimentato da un fuoco lento e continuo, alimentato da legna, generalmente di quercia o di castagno. Il processo avviene in appositi essiccatoi o nei tradizionali metati e dura intorno ai 15-20 giorni, periodo durante il quale le castagne vengono spesso rivoltate. A questo punto si procede alla sgusciatura, eccezion fatta per le castagne infornate o “castagne del prete”.

In questo caso, le castagne essiccate con ancora il loro guscio vengono tostate in forno e quindi reidratate attraverso la messa a bagno in acqua per circa quattro ore. In alcuni casi alla bagna si usa aggiungere del vino bianco per conferire al prodotto una sfumatura aromatica in più. 

Quella della “castagna del prete” è una tradizione legata soprattutto al periodo natalizio: i frutti, dal guscio color cioccolato, assumono un gusto più intenso dovuto alla caramellizzazione degli zuccheri.

Degustazione e abbinamenti consigliati per assaporarla al meglio: la Castagna di Montella IGP in cucina

zuppa castagne e funghi
Yuliya D’yakova/shutterstock

Detto della “castagna del prete”, che costituisce una specialità a sé, da gustare come un dessert, la Castagna di Montella IGP si presta a diversi usi in cucina. Essendo prevalentemente costituita da carboidrati, con una modesta quota proteica, e con la sua caratteristica farinosità può sostituire degnamente i cereali nei primi piatti. Ad esempio, una pasta e ceci può diventare quindi una zuppa con le castagne fresche, opportunamente sgusciate e lessate, al posto della pasta. Per quanto bene si sposa con i legumi, la Castagna di Montella IGP essiccata può essere sbriciolata e usata a mo’ di crumble su una specialità come la crapiata materana o la mesciua spezzina

Un altro ottimo abbinamento è quello coi funghi: una minestra di castagne e porcini e finferli celebra in un unico piatto il trionfo dell’autunno. Allo stesso modo, una manciata di castagne lessate e lasciate intere possono impreziosire una vellutata di zucca e porri. Nei secondi piatti, invece, trova spazio in aggiunta al brodo in cui si cuoce un arrosto di maiale oppure a guarnizione di un filetto o, ancora, di uno stufato di manzo.

Riguardo ai dolci, esiste un repertorio di specialità in cui la castagna è protagonista: dai celeberrimi marron glacés al castagnaccio fino al sontuoso Montblanc. Se ne può preparare anche una composta densa e pastosa, che può essere ad esempio usata a copertura di una cheesecake, con la tipica nota zuccherina impreziosita da un curioso retrogusto di sottobosco. Oppure si può giocare sul contrasto dolce-salato, proponendola in accompagnamento a formaggi di carattere, come il Montebore o il Graukäse.

castagnaccio
davide bonaldo/shutterstock

Ma la Castagna di Montella IGP regala soddisfazioni anche da sola: il piacere caldo e tostato delle caldarroste, che prima croccano e poi si sfarinano in bocca, accompagnate da un bicchiere di vin brulè davanti a un camino crepitante è qualcosa che conforta e ristora già al solo pensarci. E a proposito di abbinamenti vinicoli, il gusto amarognolo della castagna chiama un buon vino novello con una leggera nota tannica oppure la morbidezza strutturata di un Dolcetto d’Alba DOC

Attingendo invece al mondo brassicolo, il matrimonio perfetto è con una birra alla castagna, di cui validi esempi si trovano tra le referenze dei birrifici artigianali liguri. Altrettanto valido, infine, il connubio con le birre d’ispirazione natalizia, caratterizzate da corposità, generosa speziatura e da un robusto tenore alcolico che ben sostiene la pastosità della castagna.

Adesso che sapete tutto sulla Castagna di Montella IGP, non resta che passare all’azione. Come vi piacerebbe provarla? Siete più da cono di caldarroste da stringere tra le mani in stile street-food o preferite gustarle in un piatto gourmet o magari in un dolce?

 

Immagine in evidenza di: Rinaldofr/shutterstock

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