Carne a basso prezzo

Carne economica: qual è il prezzo da pagare?

Francesca Bono

Vi abbiamo parlato delle variabili che possono influire sulla qualità della carne che acquistiamo e consumiamo. Diverse cose bisogna considerare per essere sicuri di scegliere la carne di qualità, se non sono soddisfatte tutte le variabili analizzate, ci si trova di fronte a quelli che sono gli aspetti più controversi e dibattuti sul consumo di carne: cattive condizioni di vita dell’animale, inquinamento ambientale, conseguenze salutistiche sull’organismo umano.

La carne a basso prezzo ha come vantaggio solo l’aspetto economico immediato, che non deve essere confuso con il reale vantaggio per noi stessi e per il pianeta in cui viviamo.

Il prezzo da pagare per carne a basso costo

Più che di carne a buon prezzo bisognerebbe parlare del prezzo che paghiamo in termini di conseguenze su noi stessi, sugli animali e sull’ambiente.

Le confezioni di carne super-economiche cosa nascondono? Come è possibile che da un allevatore locale o dal macellaio paghiamo, per gli stessi tagli, di più? Dove sta il maggior profitto, nel prezzo più alto o nel prezzo più basso? Chi paga quello che noi preferiamo risparmiare?

Allevamenti intensivi: il costo per gli animali

Allevamenti intensivi

Spazi sovraffollati, luce artificiale, nessuna possibilità di mettere in atto comportamenti naturali: questo significa un allevamento intensivo per gli animali.
Diversità genetica, igiene personale e ambientale sono i fattori che determinano il buono stato di salute anche di un allevamento e negli allevamenti industriali questi fattori sono compromessi.
Per produrre enormi quantità di latte, la mucca è costretta a partorire un vitello l’anno, ciò significa che allattamento e gravidanza coincidono durante la maggior parte dell’anno.

Bovini

I vitelli sono allontanati dalla madre da 1 a 3 giorni dalla nascita. Le femmine rientrano nel ciclo produttivo del latte e i maschi sono nella maggior parte dei casi inviati alle aziende per ingrassarli, prima con latte in polvere integrato, poi con farine proteiche e scarti di macellazione, una dieta mirata unicamente a ricavare un prodotto commerciabile.

I bovini da ingrasso sono praticamente costretti all’immobilità per evitare il dispendio di energie che rallenterebbe l’accumulo di peso.
Nelle stalle lo spazio è limitato rispetto alle naturali necessità degli animali e spesso non è assicurata una pulizia adeguata, per cui le cattive condizioni igieniche causano infiammazioni e problemi respiratori agli animali.

I conigli, ad esempio, vengono allevati in due o tre nella stessa gabbia, nell’impossibilità di girarsi su sé stessi, in una situazione di stress tale da renderli inappetenti e quindi essere imbottiti di integratori chimici.

Galline da allevamento

 Nonostante esista una normativa a tutela, l’80% delle galline ovaiole allevate in Italia vive in gabbie, che lasciano loro pochissimo spazio per muoversi, incolonnate in file che arrivano anche a sei piani, in cui residui di mangimi e escrementi finiscono ai piani inferiori e sugli animali sottostanti. Queste condizioni di vita le rendono aggressive, al punto che è necessario tagliare loro il becco, e causano diversi danni fisici, dall’osteoporosi alla frattura delle ossa, dalla deformazione degli arti alla crescita incontrollata delle unghie.

I broiler, polli da carne sono selezionati geneticamente per sviluppare esageratamente il petto, sono allevati in 10-15 per metro quadro, in grossi capannoni che contengono dai 20.000 ai 30.000 polli per ciclo produttivo. All’interno dei capannoni la temperatura è mantenuta costante, l’acqua e il cibo sono forniti automaticamente in modo da favorire il loro accrescimento e la luce pressoché continua sconvolge il normale ciclo giorno/notte.

Entrano in allevamento a pochi giorni di vita e vi restano fino a quando non raggiungono il peso desiderato per la macellazione. Il peso eccessivo spezza loro le zampe e quindi passano 30 giorni su 40 della loro breve vita immobili sui loro escrementi, il che aumenta l’insorgere di molte patologie.

Acquacoltura

Circa il 50% degli animali acquatici destinati al consumo alimentare proviene dall’acquacoltura. Molluschi e pesci sono allevati in bacini naturali come lagune o stagni, vasche di cemento, gabbie o recinti posizionati in mare e alimentati con mangimi ipercalorici. Pescati all’amo o nelle reti, i pesci muoiono per soffocamento, lacerazioni provocate dall’amo, schiacciamento, congelamento o shock dovuto alla cattura.

Terapie antibiotiche: il prezzo per il nostro organismo

I rischi sanitari principali per i consumatori sono una sempre più diffusa resistenza agli antibiotici, usati sistematicamente sia come terapia, sia come promotori di crescita, l’insorgenza di nuove malattie umane soprattutto virali, l’inquinamento da pesticidi e fertilizzanti.

Le condizioni di allevamento intensivo provocano patologie fisiche che vengono curate con un massiccio uso di farmaci, che a loro volta hanno come effetto collaterale lo sviluppo di microrganismi resistenti, che obbligano a più intensi trattamenti antibiotici.

L’uso sistematico di antibiotici ha conseguenze rilevanti, poiché i farmaci rimangono spesso nei tessuti degli animali e arrivano al piatto dei consumatori.

Consumando carne di scarsa qualità, si rischia di ingerire questi medicinali in maniera costante, che a lungo andare può provocare disturbi intestinali cronici e resistenza ai trattamenti  antibiotici. I batteri, infatti, se restano in costante contatto con tali farmaci, sviluppano gradualmente una resistenza.

Ulteriore problema sanitario è l’inquinamento delle acque e del cibo provocato da pesticidi e fertilizzanti utilizzati nei terreni destinati alla coltivazione del foraggio per gli animali.  I composti chimici impiegati in agricoltura, ingeriti dagli animali, arrivano anche al nostro organismo, perché si concentrano nel grasso corporeo degli animali e possono legarsi alle proteine del latte che gli animali producono. 

Costi ambientali dell’allevamento intensivo

Negli allevamenti industriali gli escrementi vengono raccolti impiegando una grande quantità di acqua, con conseguente spreco della stessa risorsa, e il più delle volte non possono essere riutilizzati, perché inquinati da farmaci e contenenti un’eccessiva quantità di acqua e azoto. La loro esposizione all’aria determina l’evaporazione di sostanze altamente inquinanti, come il protossido di azoto (NO2), potentissimo gas serra. Se poi vengono riversati nei terreni possono inquinare i corsi d’acqua.

Vi consigliamo, infine, di leggere l’interessante articolo sul business da 2,4 miliardi di euro della macellazione clandestina. Allevatori, macellai e ristoratori scelgono la filiera dell’illegalità in nome di un profitto che grava sempre sulla sicurezza alimentare.

Qual è il prezzo giusto da pagare allora?

Davvero tanti i motivi per acquistare consapevolmente. Se siamo amanti della carne e non vogliamo rinunciare al suo consumo, possiamo fare delle scelte. Non acquistando carne a basso prezzo, si rinuncia magari in termini di quantità, ma mai di qualità. Qualità della carne che si consuma, qualità della vita degli animali, qualità dell’ambiente in cui viviamo. Che prezzo preferite pagare?

 

Francesca Bono

Nata a Bologna dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo segue le rubriche Tra frigo e dispensaMercato e Trend. Il suo piatto preferito sono gli gnocchi di patate con sugo di pomodoro e funghi perché adoro gli gnocchi che mi ricordano tanto mia nonna. In cucina non può mancare: l'ordine perché se non è tutto a posto non posso cominciare a risporcare.

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