Quando anche una cassetta può fare la differenza: l’innovazione sostenibile di Redea®

cassetta ortofrutticola

È possibile che un oggetto apparentemente banale — una cassetta per frutta e verdura — possa diventare uno strumento di economia circolare? Sì, se a progettarlo è il Politecnico di Milano, insieme a CPR System, cooperativa italiana attiva da decenni nel settore degli imballaggi a rendere per l’ortofrutta. Stiamo parlando di Redea®, un’innovativa cassetta per ortofrutta progettata per ridurre sprechi, emissioni e, ovviamente, l’uso della plastica, oltreché preservare la freschezza degli alimenti. Un tema tutt’altro che marginale, se si considera che il packaging e la logistica sono passaggi cruciali nella catena alimentare. Vediamo come funziona!

Lo spreco alimentare e il ruolo (spesso invisibile) degli imballaggi

cassette frutta
Baloncici/shutterstock

Lo spreco alimentare è uno dei paradossi più grandi del nostro tempo. Secondo la FAO, oltre un terzo del cibo prodotto a livello globale viene perso o sprecato lungo la filiera — nei campi, durante la lavorazione, nei magazzini, nei negozi, e infine nelle nostre cucine. Come abbiamo più volte raccontato, una parte significativa di questa perdita avviene nelle prime fasi della catena di distribuzione, ben prima che il prodotto raggiunga lo scaffale. E gli alimenti freschi, come frutta e verdura, sono tra i più vulnerabili perché sensibili agli urti, all’umidità e a una ventilazione non adeguata.

In questo contesto, gli imballaggi hanno un ruolo fondamentale. Non si tratta infatti solo di contenere e trasportare i prodotti, ma di proteggerli e preservarne la qualità durante il viaggio… dal campo fino al punto vendita. Negli ultimi anni la ricerca nel packaging alimentare si è orientata sempre di più verso soluzioni che combinano funzionalità e sostenibilità, ed è così che sono nati packaging plastic free e imballaggi più riutilizzabili e riciclabili, capaci di prolungare la shelf life degli alimenti e di ridurre l’impatto ambientale dell’intera filiera. 

Redea: quando la natura ispira l’ingegneria

materiale cassetta
Color-T/shutterstock

Come altri esempi virtuosi, tra cui Biodegrapack o l’Apepack, anche Redea nasce all’interno della logica dell’eco-desig. L’obiettivo è ripensare l’imballaggio tenendo conto del suo impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita, quindi dalla scelta dei materiali alla produzione, fino alle possibilità di riutilizzo e riciclo. La cassetta è stata sviluppata dal Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica del Politecnico di Milano con questa filosofia alla base, e porta con sé le “tre R” (riduci, ricicla, riusa), a cui ne aggiungono una quarta che sta per rethink, “ripensa”. Non a caso, nel 2022 ha ricevuto il premio Best Packaging per l’Ambiente, assegnato dall’Istituto Italiano Imballaggio, proprio per l’attenzione al sistema nel suo complesso.

Uno degli aspetti più evidenti a prima vista è la struttura traforata delle pareti. E se ti ricorda le celle di un alveare non è un caso: la geometria si ispira infatti al diagramma di Voronoi, una configurazione che si ritrova spesso in natura e che permette di distribuire il materiale in modo efficiente. Applicata alla cassetta, questa struttura aumenta la ventilazione interna e riduce la superficie di contatto tra contenitore e prodotto, contribuendo a preservare meglio frutta e verdura durante il trasporto e lo stoccaggio. Allo stesso tempo, il design consente di ridurre il peso della cassetta tra il 6% e il 9% rispetto ai modelli precedenti, diminuendo la quantità di plastica utilizzata senza però comprometterne la resistenza.

Un modello basato sul riuso

cassetta delle mele
sav_an_dreas/shutterstock

L’innovazione di Redea non riguarda solo il design. Le cassette fanno infatti parte di un sistema di imballaggi riutilizzabili a circuito chiuso, progettato per ridurre rifiuti e sprechi lungo tutta la filiera ortofrutticola. Il loro percorso segue alcune fasi precise: le cassette vengono consegnate ai centri logistici di CPR System e da lì distribuite ai produttori agricoli, che le utilizzano per raccogliere e confezionare frutta e verdura. I prodotti arrivano poi ai distributori e ai punti vendita della grande distribuzione organizzata (GDO), dove le cassette vengono utilizzate anche per l’esposizione. Una volta svuotate, vengono ritirate, riportate ai centri di gestione, controllate e, se necessario, riparate. Infine vengono lavate e sanificate prima di essere rimesse in circolazione, pronte per un nuovo ciclo di utilizzo.

Questo sistema limita drasticamente gli imballaggi monouso, allineandosi al recente Regolamento UE 2025/40 (PPWR) che impone riciclabilità al 100% entro il 2030. Le cassette danneggiate diventano nuovi contenitori tramite rigranulazione, chiudendo il cerchio dell’economia circolare.

Meno plastica, meno viaggi, meno emissioni

Un altro aspetto riguarda la logistica, elemento determinante nell’impatto ambientale della filiera ortofrutticola. Le cassette Redea sono state progettate come più compatte e più leggere rispetto ai modelli precedenti, migliorando di conseguenza l’efficienza del trasporto e dello stoccaggio. Secondo le stime del progetto, questo si traduce in un aumento dell’efficienza logistica di circa il 20% e in una riduzione delle emissioni di CO₂ pari al 10,3% nella fase di trasporto, con un risparmio di carburante stimato intorno all’1,66%.

Anche la fase di lavaggio e sanificazione è stata ripensata per ridurre il consumo di risorse: le cassette vengono asciugate con sistemi più efficienti dal punto di vista energetico rispetto a quelli tradizionali, con un taglio dei consumi stimato tra l’80 e il 90%. Allo stesso tempo, l’organizzazione degli impianti contribuisce a recuperare e a utilizzare meglio l’energia prodotta durante le operazioni di lavaggio. Particolare attenzione è dedicata anche al risparmio idrico: una gestione più efficiente delle linee di lavaggio permette di tagliare in modo significativo l’utilizzo di acqua, limitando gli sprechi in una fase che, nella gestione degli imballaggi riutilizzabili, può essere particolarmente intensiva.

A rendere il sistema ancora più efficiente contribuisce anche la tracciabilità digitale. Ogni cassetta è dotata di una smart label con codice a barre e tag RFID (un sistema di identificazione a radiofrequenza) che consente di monitorarne il percorso durante tutti i passaggi, migliorando la gestione dei flussi logistici e la trasparenza del tragitto dal campo al punto vendita.

Insomma, a volte anche ripensare a oggetti quotidiani come delle semplici cassette per l’ortofrutta può fare la differenza. Non si tratta di una rivoluzione direttamente “visibile” sugli scaffali, è vero, ma è proprio lungo questi passaggi nascosti della filiera che spesso si gioca una parte importante della sostenibilità del cibo che arriva poi sulle nostre tavole.

 

Immagine in evidenza di: New Africa/shutterstock

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