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Gnammo: anche la cena diventa “social”

Redazione

Siamo certi che se fosse stato ancora in vita, Oscar Wilde sarebbe stato uno dei più fedeli gnammers di questo conviviale social eating che ha fatto della sharing economy il suo punto di forza. Magari, chiedendo di aderire ad un Gnammo-evento, avrebbe commentato:Verrò, ma deve essere una cena seria. Odio le persone che prendono i pasti alla leggera.

É a gente come Oscar che pensava Gian Luca Ranno, quando ha pensato di mettere in piedi Gnammo, una community del gusto in cui fare incontrare buone forchette e fornelli-dipendenti. Tutti insieme, tutti online, per sperimentare nuovi piaceri della tavola con nuove tavolate. Per cucinare, assaggiare, aggregare sconosciuti che si riconoscono nel piacere più antico del mondo: mangiare bene.

Gnammo, il social eating: bello, ma come funziona?
Funziona benissimo se siete persone a cui piacciono le cene “a sorpresa”, quelle a casa di amici di amici che cucinano come Dio comanda, a cui partecipate perché sperate di conoscere gente simpatica e interessante.
Per entrare a far parte della famiglia Gnammo dovete, ovviamente, iscrivervi, e a quel punto cominciate ad esplorare dagnammer o cooker: commensali-procacciatori di tavolate o organizzatori di un evento culinario.

La regola di fondo, in sintesi, è: qualcuno organizza una cena a casa o in una location che di cui dispone, chiede una quota di partecipazione, stabilisce un minimo e massimo di “invitati”. Trattandosi di una community gastronomica, e non di un ristorante di lusso, neanche a dirlo, è cosa carina che i prezzi si mantengano sempre entro un tetto di spese ragionevole e democratico.
Questo significa che il cooker deve aprire le porte di casa sua a chicchessia? No. Ovviamente prima andrà a spulciare il profilo del gnammer, se vorrà chiederà informazioni agli altri componenti della “famiglia”, e a quel punto deciderà come “filtrare” i commensali.

Quanto è social, l’eating!
“Capita che le persone al primo evento organizzato, dopo un po’ di timore, esplodano in commenti entusiastici e stupiti, per gli incontri inattesi e piacevoli che la tavola di Gnammo riserva. Ma in fondo non siamo altro che il più vecchio social network del mondo… la tavola”.
Gian Luca, il fondatore, non ha fatto altro che dare al social ciò che è sempre stato social.

La cosa che ci piace infatti, e che piace soprattutto a quelli che lo hanno fatto e lo rifanno, è che in questa community la piattaforma smette di essere il luogo in cui si costruiscono le relazioni, e diventa lo strumento di incontro.
Anche Gnammo insomma ha finestre che si aprono e si chiudono, solo che qui non si resta affacciati a fare chiacchere per delle ore: si passa alla porta.

Sharing economy, tra cooking e sociality
Di queste cose Gnammo se ne intende, tanto che lo scorso settembre è stata alla Camera dei Deputati per parlare del ruolo che l’economia digitale e la sharing economy hanno nella nella valorizzazione delle comunità di utenti della rete.
Il sistema usato da Gnammo infatti è perfettamente in linea con le pratiche di consumo collaborativo di cui si parla tanto, soprattutto in questi giorni. Gli elementi ci sono tutti: c’è lo scambio, c’è la condivisione, e  il risparmio.

Per pubblicare un evento infatti non ci sono costi, perchè la community non trattiene niente, almeno per il momento. Il social eating introdurrà presto importanti novità, in seguito alle quali verrà richiesta una percentuale minima al cooker, non superiore al 10%.
Vi state chiedendo se e quanto ci guadagna chi cucina? A decidere quanto guadagnare è il cuoco, ma è ovvio che è anche nel suo interesse mantenere prezzi competitivi, che gli permettano di farsi un nome e di attirare gnammers.

Se non è sharing economy questa…

Redazione

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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