Il 2026 è – e sarà – un anno simbolico per la filiera agricola: le Nazioni Unite hanno infatti proclamato il 2026 come l’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice (IYWF 2026). L’obiettivo è portare al centro del dibattito il ruolo delle donne nei sistemi agroalimentari globali e, soprattutto, promuovere politiche concrete per ridurre le disuguaglianze di genere che, purtroppo ancora oggi, caratterizzano il settore. Riconoscere il contributo indispensabile delle donne è in primis una questione di equità, ma non solo: secondo la FAO, colmare il divario di genere in agricoltura potrebbe generare benefici economici e sociali significativi. Sulla scia di questa iniziativa, è stata appena lanciata dalla Commissione Europea la Women in Farming Platform, una nuova piattaforma pensata per sostenere la partecipazione femminile nel settore agricolo e agroalimentare. Approfondiamo insieme l’argomento e vediamo cosa emerge da alcuni report e analisi degli ultimi anni.
Il ruolo delle donne all’agricoltura mondiale, tra contributo essenziale e barriere sistemiche

Nel corso degli anni abbiamo raccontato più volte dello sfruttamento delle donne in agricoltura e di alcune iniziative nate per contrastarlo, come il progetto “Donne braccianti contro il caporalato”. Allo stesso tempo abbiamo raccontato anche il ruolo essenziale che molte donne svolgono nelle economie rurali di diversi Paesi: in Guinea-Bissau, ad esempio, sono spesso proprio donne e ragazze a occuparsi dei lavori più pesanti nei campi, ed è da questa realtà che è nato il progetto Women Keepers of Agricultural Biodiversity Seeds, dedicato alla tutela della biodiversità agricola.
È in questa prospettiva più ampia che si inserisce anche l’International Year of the Woman Farmer, iniziativa coordinata dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, insieme al Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e al Programma Alimentare Mondiale (WFP). L’iniziativa invita innanzitutto a riconsiderare un’idea radicata da tempo: quella secondo cui l’agricoltura sarebbe un’attività prevalentemente maschile. In realtà, i dati raccontano una storia più complessa, e cioè che le donne rappresentano una componente fondamentale dei sistemi agroalimentari. Secondo la FAO, nel 2021, circa il 40% delle lavoratrici a livello globale era impiegato proprio in questo settore, con attività che spaziano dalla coltivazione alla trasformazione degli alimenti, fino alla vendita e alla distribuzione.
Tra divario retributivo e problemi di accessibilità
Una quota complessivamente paragonabile a quella degli uomini. Eppure, nonostante questo contributo centrale, le condizioni di lavoro delle donne in agricoltura restano spesso più fragili. Le analisi della FAO, presentate anche nel rapporto The Status of Women in Agrifood Systems, evidenziano diverse disuguaglianze strutturali, tra cui:
- il divario retributivo: nelle attività agricole salariate le donne guadagnano in media 78 centesimi per ogni dollaro percepito dagli uomini;
- l’accesso a terra e risorse: le agricoltrici gestiscono spesso aziende più piccole e hanno minore accesso a credito, formazione e tecnologie. Anche a parità di dimensioni aziendali, la produttività della terra risulta inferiore del 24% rispetto a quella degli uomini;
- il lavoro di cura non retribuito: il lavoro domestico e di assistenza svolto da donne e ragazze genera un valore economico stimato in oltre 10.800 miliardi di dollari all’anno a livello globale.
Secondo la FAO, ridurre queste disuguaglianze non avrebbe soltanto importanti effetti sociali ma anche benefici significativi: potrebbe contribuire ad aumentare il PIL globale di circa mille miliardi di dollari e migliorare la sicurezza alimentare per almeno 45 milioni di persone in tutto il mondo.
Agricoltura, clima e vulnerabilità
C’è poi un altro elemento da considerare: l’impatto della crisi climatica. Sebbene il cambiamento climatico sia un fenomeno globale, i suoi effetti non si distribuiscono in modo uniforme. Al contrario, tendono a colpire più duramente proprio le comunità che hanno contribuito di meno a provocarlo e che dispongono anche di meno risorse per affrontarlo. In molti contesti rurali, questo significa che a subirne le conseguenze più gravi sono soprattutto le persone già in condizioni di maggiore fragilità.
A sottolineare questo squilibrio etico e politico, negli ultimi anni si parla sempre più spesso di “ingiustizia climatica”. E secondo il rapporto della FAO – che non a caso si chiama The Unjust Climate – la crisi climatica accentua infatti disuguaglianze già esistenti e colpisce in modo sproporzionato alcune categorie: tra queste, le donne che lavorano in agricoltura, i giovani e le popolazioni rurali più povere. Anche in questo caso i dati mostrano con chiarezza il divario: un aumento di 1°C della temperatura media è associato a una riduzione del reddito delle famiglie guidate da donne fino al 34% rispetto a quelle guidate da uomini. Le giornate di caldo estremo hanno inoltre un impatto più marcato sulla produttività agricola femminile: ogni giorno di temperature particolarmente elevate riduce il valore dei raccolti delle donne di circa il 3% in più rispetto a quelli degli uomini.
Le iniziative promosse dalla FAO per l’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice

L’IYWF 2026 non nasce solo come iniziativa simbolica, ma come parte di una strategia più ampia con cui la FAO punta a rafforzare il ruolo delle donne nei sistemi agroalimentari. Tra le priorità indicate dall’organizzazione figurano innanzitutto riforme legali e politiche che garantiscano pari diritti nell’accesso alla terra, al credito, alle tecnologie agricole e ai servizi di consulenza tecnica. Un altro obiettivo riguarda la maggiore partecipazione femminile nei processi decisionali, dalle cooperative rurali alle istituzioni che definiscono le politiche agricole.
Accanto a queste misure, la FAO promuove investimenti mirati e nuove partnership per sostenere l’imprenditoria femminile nelle aree rurali e rafforzare la resilienza delle comunità agricole, soprattutto in un contesto segnato dalla crisi climatica. L’organizzazione sottolinea inoltre l’importanza di raccogliere dati disaggregati per genere, fondamentali per comprendere meglio le disuguaglianze esistenti e progettare interventi più efficaci e inclusivi.
In questo quadro rientrano anche iniziative di sensibilizzazione. In Italia, ad esempio, la FAO e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato hanno presentato una moneta commemorativa d’argento da 5 euro dedicata proprio all’IYWF 2026, realizzata in collaborazione con Coldiretti, per rendere omaggio alla leadership e alla resilienza delle donne nelle comunità rurali. La moneta sarà esposta presso il Museo e Rete per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO (FAO MuNe), insieme a materiali che raccontano questo contributo prezioso – ma spesso sommerso – alla produzione di cibo, alla salvaguardia delle tradizioni agricole e, infine, alla sicurezza alimentare globale.
Una piattaforma europea per sostenere le donne in agricoltura

In questo contesto si inserisce anche una novità recente annunciata dalla Commissione europea: la Women in Farming Platform, una piattaforma pensata per mettere in contatto e sostenere le donne che lavorano – o intendono lavorare – nel settore agricolo e agroalimentare. L’iniziativa è stata presentata proprio quest’anno come parte della strategia europea per rafforzare l’innovazione, la sostenibilità e il ricambio generazionale nelle aree rurali.
Il progetto nasce da una constatazione piuttosto chiara: nonostante il contributo femminile sia ormai riconosciuto come fondamentale per lo sviluppo delle filiere agricole, la presenza delle donne alla guida delle aziende resta ancora minoritaria. Nei Paesi dell’Unione Europea, infatti, solo circa il 32% delle aziende agricole è gestito da donne, mentre tra i titolari più giovani la percentuale scende ulteriormente: le imprenditrici under 40 rappresentano appena il 3% del totale. Secondo la Commissione europea, molte aspiranti agricoltrici incontrano ancora difficoltà nell’accesso a risorse chiave come terra, credito, formazione e strumenti tecnologici. A questi ostacoli, si aggiungono barriere culturali e una scarsa rappresentanza nei luoghi in cui si prendono le decisioni sul futuro dell’agricoltura.
La nuova piattaforma nasce quindi con l’obiettivo di creare uno spazio di confronto e collaborazione a livello europeo, dove professioniste del settore possano condividere esperienze, conoscenze e opportunità. Tra le attività previste figurano programmi di mentoring tra agricoltrici con maggiore esperienza e nuove imprenditrici, momenti di formazione su temi come la gestione aziendale, l’accesso ai mercati, l’innovazione tecnologica e le sfide dell’agricoltura 4.0, ma anche occasioni di networking per favorire la nascita di nuove collaborazioni.
Un altro obiettivo riguarda la visibilità del lavoro femminile nelle campagne. Rendere più evidenti le esperienze e i percorsi delle imprenditrici agricole può contribuire infatti a superare l’idea – ancora diffusa e stereotipata – di un settore prevalentemente maschile, incoraggiando al tempo stesso nuove generazioni di donne a intraprendere questo percorso professionale.
L’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice rappresenta quindi un’occasione per portare maggiore attenzione su un tema spesso invisibile ma essenziale, perché guardare al lavoro delle donne in agricoltura significa guardare anche al futuro del cibo. Politiche più inclusive, pari diritti, accesso alle risorse e reti di collaborazione possono contribuire a restituire dignità, a ridurre le disuguaglianze e a rafforzare la resilienza dei sistemi agroalimentari.
Fonti:
- fao.org
- unric.org
- agriculture.ec.europa.eu
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