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Bayer-Monsanto: la scalata dei colossi

Marisa Santin

Cosa succede se il gigante globale della farmaceutica compra la più grande multinazionale di biotecnologie agrarie al mondo? A meno che l’Antitrust non ponga un veto all’operazione, la tedesca Bayer (quella dell’aspirina, dell’Alka Seltzer, di Supradyn e Lasonil, solo per citare i marchi più comuni) acquisterà per quasi 66 miliardi di dollari la Monsanto, il colosso americano specializzato in sementi geneticamente modificate, creando un impero che controllerà, insieme alle altre due mega-aziende Dow-DuPont e Syngenta-ChemChina, circa il 60% del mercato di semi e pesticidi al mondo. Sono soprattutto due gli aspetti che emergono da questa vicenda, il primo riguarda le dimensioni globali che l’acquisizione assumerà; il secondo ruota attorno al fatto che l’accordo unisce in qualche modo gli Stati Uniti e l’Europa.

Che implicazioni può avere tale operazione nel gioco delle parti dell’economia mondiale? Avrà delle ripercussioni sugli accordi in atto fra i due continenti, come ad esempio il TTIP? Lo abbiamo chiesto a Simone Vieri, Professore Ordinario di Economia agraria presso l’Università di Roma La Sapienza.

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Bayer Monsanto. Quali implicazioni avrà la fusione nel caso l’accordo vada a buon fine?

Attualmente il 90% del mercato delle sementi (il 100% di quelle geneticamente modificate) e l’80% di quello degli agro-farmaci è controllato da sei multinazionali. Se l’acquisizione va a buon fine saranno cinque. Sotto questo profilo, non vi sono particolari elementi di novità, ma solo l’accentuazione di un problema da tempo esistente: il controllo del mercato dei principali fattori produttivi agricoli da parte di un ridotto numero di imprese oligopoliste. Diverso è il discorso riguardante il campo d’azione del nuovo soggetto che si verrebbe a creare. Con l’acquisizione di Monsanto, Bayer potenzia in modo significativo la componente “biotech” e ciò – nella prospettiva dell’introduzione di nuovi prodotti geneticamente modificati, ottenuti con tecniche come la cisgenesi e il genome editing che, per le norme comunitarie, non sono considerati OGM – apre a Bayer le porte del mercato europeo che fino ad oggi era stato, di fatto, chiuso alla sperimentazione e alla coltivazione di OGM.

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Il fatto che un colosso statunitense e un gigante farmaceutico europeo si fondano potrebbe in qualche modo influire sul tavolo delle trattative TTIP attualmente in corso?

Nella prospettiva del TTIP, l’unificazione Bayer-Monsanto, può far sorgere nuove preoccupazioni riguardo a problemi quali la produzione e l’impiego di OGM e di agro-farmaci. Ad onor del vero, vi è da ricordare che tali questioni non rientrano nell’accordo TTIP. Giova, tuttavia, evidenziare che il TTIP non è un normale negoziato commerciale e che il suo obiettivo non è l’eliminazione delle tariffe doganali, ma la riduzione delle barriere non tariffarie e, quindi, delle differenze tra la legislazione europea e quella americana. Ne discende che, per chiudere il negoziato, laddove non ci sia accordo sull’adeguamento normativo, si dovrà procedere con accordi puntuali fondati sul mutuo riconoscimento dei prodotti interessati. Un esempio in questo senso può essere costituito anche dai suddetti nuovi prodotti geneticamente modificati, che non essendo considerati OGM neanche dalla normativa comunitaria potranno rientrare nell’accordo TTIP, senza il bisogno che, in esso, siano previsti.

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Questo ‘matrimonio tra giganti’ può nascondere delle minacce per l’economia e per la sicurezza alimentare globali? Può al contrario rappresentare una leva di sviluppo per le sfide alimentari del futuro?

L’unificazione Bayer-Monsanto accentua il carattere oligopolistico del mercato dei principali fattori produttivi agricoli. Come noto, la formazione di oligopoli determina gravi alterazioni della libera concorrenza i cui costi si scaricano sugli anelli più deboli del sistema che, nel caso in specie, sono gli agricoltori e i consumatori. La possibilità, per poche imprese, di controllare il mercato delle sementi e degli agro-farmaci si traduce, inevitabilmente, nell’imporre le proprie scelte strategiche a tutti i settori a valle. Una tale situazione ha, da tempo, mostrato i suoi limiti ed ha evidenziato gravi criticità. Basti pensare alla malnutrizione (che tra carenze ed eccessi di cibo colpisce il 40% dell’umanità) e alle perdite e agli sprechi (che interessano circa il 30% della produzione agricola mondiale). In ragione di ciò appare difficile pensare che un’accentuazione dell’attuale sistema oligopolistico possa ridurre i problemi che lo stesso ha contribuito a determinare.

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Se l’Antitrust darà il via libera all’unione, la fusione di Bayer e Monsanto avrà delle implicazioni sull’economia e sulla sicurezza alimentare globale di non poco peso, con ripercussioni anche su temi che in questi anni hanno alimentato le preoccupazioni dei movimenti Stop TTIP, come l’immissione sul mercato europeo di OGM o la minaccia dell’affermarsi di oligopoli commerciali che potrebbero schiacciare le piccole economie. Per saperne di più sul tema TTIP, qui alcuni precedenti articoli pubblicati sul Giornale del Cibo: TTIP: chi sarà l’ultimo ad arrendersiTTIP leaks: svelate le trattative USA-UETTIP: quale impatto sulla salute e l’economia.

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