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Le abitudini degli italiani in pausa pranzo: cosa dice l’indagine Doxa-Ancit

Angela Caporale
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    Se il pranzo della domenica è una vera e propria istituzione nelle case degli italiani, non ci sorprende scoprire che anche nel resto della settimana quello di mezzogiorno è considerato il pasto fondamentale della giornata. E proprio l’importanza del pranzo è così radicata nella cultura del Belpaese spiega l’attenzione dedicata ad esso. Più di otto italiani su dieci si fermano almeno un’ora ogni giorno feriale per mangiare e, come fotografa un’indagine Doxa-Ancit (Associazione Nazionale Conservieri Ittici), quando possono scelgono alternative salutari e una sana socializzazione. Vediamo, dunque, quali sono le abitudini più diffuse a proposito di pausa pranzo.

    Pausa pranzo: quali sono le abitudini degli italiani?

    Socializzare, staccare il cervello dalle incombenze lavorative, prendere un po’ d’aria: sono questi i motivi per cui gli italiani aspettano la pausa pranzo. È, dunque, un momento di svago, utilizzato solo dal 3% per praticare sport. Pochi sono anche i lavoratori che utilizzano questo tempo libero per utilizzare i social network (13%), ancor meno quelli che sistematicamente impiegano l’ora libera per continuare a lavorare (5%), abitudine che può essere anche molto dannosa per la salute.

    D’altro canto, la pausa pranzo viene ritenuta dalla maggioranza degli intervistati un momento imprescindibile: solo il 18% dei lavoratori preferisce spuntini sparsi durante la giornata a un pasto vero e proprio. Gli altri, invece, non rinunciano a una pausa che, molto spesso, è pari a un’ora o più. Un tempo che viene impiegato in maniera differente sulla base dei servizi a disposizione dei lavoratori, della distanza da casa e da tanti fattori locali. In generale, Doxa osserva come più della metà degli intervistati mangi fuori casa: il 24% resta in ufficio, il 20% utilizza la mensa aziendale, il 14% sceglie bar e tavole calde, approfittando in alcuni casi anche delle opportunità date dai buoni pasto.

    Nell’indagine emerge, infine, una curiosità: solo il 10% degli italiani sceglie di mangiare una pizza per pranzo, nonostante resti uno dei cibi più amati in tutta la penisola. Che sia poco conciliante per il ritorno alla scrivania?

    mangiare in pausa pranzo

    Lucky Business/shutterstock.com

    Il successo di una pausa pranzo sana

    Non soltanto la pausa pranzo è fondamentale per il lavoratori in Italia, ma è altrettanto importante che essa sia sana. Lo conferma una ricerca del Gruppo Elior con l’Istituto SocioVision, che evidenzia come il 76% dei lavoratori è molto attento alla qualità del cibo che consuma. Inoltre, emerge come gli italiani scelgano per il pranzo al lavoro cibi leggeri e poco calorici, alimenti inusuali abbinati con quelli più tipici.

    Nel complesso, si dimostrano sensibili alla necessità di bilanciare correttamente i nutrienti, scegliere frutta e verdura di stagione ed evitare gli sprechi: ben il 95% degli intervistati, infatti, si è dichiarato assolutamente contrario allo spreco di cibo e abituato a contrastarlo attivamente, almeno in pausa pranzo.

    Cosa mangiano gli italiani in pausa pranzo?

    Passando dalla teoria alla pratica, ci pensa il rapporto sulle abitudini alimentari degli italiani del Censis con Coldiretti a svelare cosa finisce veramente in tavola. Onnipresente è la pasta che viene mangiata tutti i giorni, sia a pranzo che a cena, da 2,1 milioni di italiani.

    Per il resto, i cibi portati in tavola più di frequente sono pane e verdura, presenti in cinque pasti alla settimana, seguiti da carne (3), dolci, riso e pesce a quota due. Positivi, d’altro canto, i dati a proposito delle bevande: il vino è consumato soltanto due volte, le bibite gassate meno e ancor più rara la birra.

    Ciò è valido e complessivamente rassicurante dal punto di vista nutrizionale solamente finché c’è un controllo sul pasto. Infatti, lo stesso rapporto Censis evidenzia come quando c’è la libertà di ordinare dal menù di un ristorante, spesso la scelta ricada su piatti meno equilibrati o salutari. Prevale nettamente, infatti, una scelta basata sul gusto di quello che si andrà a mangiare, mentre il pasto preparato autonomamente viene calibrato sulla base dei valori nutrizionali. Resta escluso dal campione chi può usufruire di una mensa aziendale poiché, in questo caso, è l’ente gestore a scegliere il menù, elaborando una proposta che sia gustosa e sana.

    sondaggio pausa pranzo italiani

    Thomas Andreas/shutterstock.com

    Pausa pranzo al femminile

    I dati presentati fino ad ora descrivono la pausa pranzo degli italiani senza distinzioni di genere, tuttavia una ricerca realizzata, qualche anno fa, da Doxa Duepuntozero per McDonald’s ha indagato proprio questa differenza. Sono state intervistate, infatti, 1000 donne lavoratrici di età compresa tra 18 e 54 anni.

    La pausa pranzo al femminile è veloce e multitasking. Sono la maggioranza, infatti, le donne che approfittano dello stacco tra la prima e la seconda metà della giornata lavorativa per dedicarsi anche ad altro. C’è chi semplicemente naviga sui social (56%) e si dedica a telefonate e chiacchiere (41%), e chi si divide tra palestra, parrucchiere e altre attività per se stessa.

    Nella scelta del cibo, le priorità sono chiare: qualità del cibo (57%), prezzo (52%) e qualità del servizio (40%) sono gli elementi che fanno la differenza tra un’opzione e l’altra.

     

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    Angela Caporale

    Nata a Udine, vive e lavora a Bologna come giornalista freelance. Il suo piatto preferito è la pasta alla carbonara, perché le viene proprio bene in tutte le sue varianti. In cucina, per lei, non può mai mancare una compagnia ciarliera, un dolce da condividere e un buon bicchiere di vino bianco.

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