Tra le possibilità per rendere l’agricoltura più sostenibile c’è anche l’impiego dell’ozono, una molecola nota da oltre un secolo e in altri contesti, ma che negli ultimi anni ha trovato applicazioni sempre più interessanti nelle filiere agricole e agroalimentari. Il tema è stato al centro della conferenza “L’ozono come strumento per la riduzione degli impatti in agricoltura”, organizzata dall’Accademia nazionale di Agricoltura di Bologna. Durante l’incontro, ricercatori universitari, tecnici e rappresentanti del mondo produttivo hanno illustrato le più recenti applicazioni in agricoltura, per ridurre l’uso di pesticidi e sostanze chimiche in generale, contenere i consumi di acqua e migliorare la sicurezza alimentare. Ma nel dettaglio quali sono i vantaggi? Ecco cosa è emerso nel convegno e quali spunti arrivano dalle ricerche scientifiche.
Ozono: cos’è e perché interessa l’agricoltura e il futuro della produzione alimentare

L’ozono (in chimica O₃) è una forma dell’ossigeno composta da tre atomi anziché due, una molecola altamente instabile e fortemente ossidante, caratteristica che ne determina l’efficacia contro batteri, virus, funghi e altri microrganismi. Si presenta come un gas dal caratteristico odore pungente, noto principalmente per la sua capacità di proteggere la Terra dai raggi ultravioletti nell’alta atmosfera. Dopo aver svolto la propria azione, l’ozono ha la particolare proprietà di decomporsi spontaneamente tornando a ossigeno molecolare, senza lasciare residui persistenti nell’ambiente. Questa importante caratteristica lo distingue da numerosi disinfettanti e sanitizzanti chimici, tradizionalmente utilizzati in agricoltura e nell’industria alimentare.
Secondo una review scientifica pubblicata nel 2023 sulla rivista Foods, l’ozono rappresenta una tecnologia promettente per il controllo dei microrganismi, la sicurezza alimentare e il prolungamento della conservabilità di frutta, ortaggi e altri prodotti alimentari. E le applicazioni non si fermano a questo. Per gli esperti intervenuti alla conferenza all’Accademia nazionale di Agricoltura di Bologna, l’ozono fa parte degli strumenti utili per accompagnare la transizione verso sistemi agricoli più sostenibili, contribuendo in alcuni casi a ridurre il ricorso a prodotti chimici tradizionali e a migliorare l’efficienza di numerosi processi produttivi.
Dalla sanificazione delle acque alla sicurezza alimentare

Tra gli impieghi più consolidati dell’ozono c’è sicuramente il trattamento delle acque. Da anni viene utilizzato in diversi Paesi per la potabilizzazione e la depurazione, sfruttando la sua capacità di inattivare microrganismi patogeni e ossidare numerosi contaminanti organici. In ambito agricolo, peraltro, questa applicazione assume particolare rilevanza in un periodo caratterizzato da crescente scarsità idrica. Secondo la FAO, l’agricoltura assorbe circa il 70% dei prelievi mondiali di acqua dolce e il miglioramento della qualità delle risorse idriche rappresenta una delle principali sfide per la sicurezza alimentare globale. L’utilizzo dell’ozono nei sistemi di trattamento e riutilizzo delle acque potrebbe quindi contribuire a una gestione più sostenibile di questa preziosa risorsa, soprattutto nelle aree sempre più esposte a periodi di siccità.
Ozono in agricoltura: un alleato per ridurre l’uso di prodotti chimici

Uno degli aspetti più interessanti e dibattuti riguarda il potenziale contributo della molecola alla riduzione dell’utilizzo di fitofarmaci e disinfettanti chimici. Durante il convegno all’Accademia nazionale di Agricoltura è stato sottolineato come l’ozono possa essere utilizzato all’interno di strategie integrate di difesa delle colture, contribuendo al controllo di alcuni patogeni fungini e batterici. Pur non trattandosi di una soluzione in grado di sostituire completamente i programmi di difesa fitosanitaria, gli esperti concordano sul fatto che il suo impiego possa essere significativo nell’ambito delle pratiche agronomiche, dei monitoraggi e delle tecniche di difesa biologica o integrata. Come abbiamo visto occupandoci della strategia Farm to fork, la possibilità di ridurre il ricorso a determinate sostanze chimiche si inserisce pienamente negli obiettivi europei di sostenibilità e nella ricerca di sistemi produttivi a minore impatto ambientale.
L’ozono nella conservazione dell’ortofrutta e le applicazioni in viticoltura
Tra le applicazioni più promettenti dell’ozono possiamo citare la fase successiva alla raccolta. Le perdite di prodotti ortofrutticoli nel post-raccolta rappresentano un problema rilevante a livello mondiale, poiché una quota rilevante della produzione alimentare viene persa prima ancora di raggiungere il consumatore finale. In tal senso, trattamenti controllati con ozono possono ridurre la proliferazione di muffe e microrganismi responsabili del deterioramento di frutta e ortaggi, contribuendo ad allungarne la conservabilità. Inoltre, una revisione pubblicata sul Journal of Food Processing and Preservation ha evidenziato come questa molecola possa contribuire a mantenere la qualità microbiologica di diversi prodotti ortofrutticoli freschi, limitando il ricorso ad altri trattamenti chimici post-raccolta. Nondimeno, va sottolineato che ridurre gli sprechi alimentari significa anche diminuire il consumo di energia, acqua e risorse impiegate per produrre il cibo che non verrà consumato.
Particolarmente interessante è il caso della viticoltura, settore di primo piano per l’agricoltura italiana. Negli ultimi anni diverse università e centri di ricerca hanno studiato l’utilizzo dell’acqua ozonizzata nella gestione dei vigneti e nella sanificazione delle attrezzature di cantina. Nello specifico, uno studio pubblicato sulla rivista Ozone: Science & Engineering ha evidenziato come l’acqua ozonizzata possa contribuire alla riduzione della presenza di alcuni microrganismi patogeni e alla sanificazione delle superfici utilizzate nei processi enologici. L’interesse del settore deriva soprattutto dalla possibilità di diminuire l’utilizzo di alcuni prodotti chimici e migliorare la sostenibilità complessiva della filiera vitivinicola, un tema particolarmente rilevante per un comparto che rappresenta una delle principali eccellenze agroalimentari nazionali.
Ozono e ricerca scientifica: sperimentazioni italiane e usi nell’agricoltura rigenerativa

Al convegno dell’Accademia Nazionale di Agricoltura a emergere è stato anche il ruolo delle università e dei centri di ricerca italiani nello sviluppo di queste tecnologie. Da tempo istituzioni come il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e diversi atenei italiani hanno avviato studi sulle applicazioni dell’ozono nella difesa delle colture, nella conservazione degli alimenti e nella gestione delle acque. L’obiettivo di questi lavori, in linea di massima, è definire con maggiore precisione le condizioni ottimali di utilizzo, le concentrazioni efficaci e le possibili differenze tra colture, ambienti e modalità di applicazione. L’efficacia dell’ozono, infatti, dipende da numerosi fattori, tra i quali temperatura, umidità, concentrazione e tempo di esposizione.
Il tema è stato affrontato anche in relazione all’agricoltura rigenerativa, modello produttivo del quale ci siamo già occupati e che punta a migliorare la salute del suolo, preservare la biodiversità e ridurre gli impatti ambientali. Sebbene l’ozono non rappresenti uno strumento tipico dell’agricoltura rigenerativa in senso stretto, il suo utilizzo potrebbe contribuire ad alcuni degli obiettivi perseguiti da questo approccio, in particolare attraverso la riduzione degli input chimici e il miglioramento dell’efficienza nell’utilizzo delle risorse. La crescente attenzione verso pratiche agricole più sostenibili, infatti, sta favorendo la ricerca di tecnologie complementari, capaci di affiancare le tecniche tradizionali.
I limiti di una tecnologia da osservare con attenzione

Nonostante le prospettive promettenti, nel complesso la comunità scientifica invita alla prudenza. L’ozono è infatti una molecola estremamente reattiva e il suo impiego richiede competenze tecniche specifiche. Concentrazioni inappropriate o applicazioni non corrette, di conseguenza, potrebbero causare effetti indesiderati sulle colture o sugli operatori. Inoltre, molte applicazioni necessitano ancora di ulteriori conferme sperimentali prima di poter essere adottate su larga scala. Come evidenziato durante il convegno all’Accademia di Agricoltura, sarà fondamentale continuare a investire nella ricerca per definire protocolli condivisi e valutare con precisione benefici, costi e limiti delle diverse applicazioni.
La sostenibilità dell’agricoltura del futuro, quindi, dipenderà dalla capacità di integrare innovazione tecnologica, conoscenze agronomiche e tutela delle risorse naturali, e in questo scenario l’ozono rappresenta senz’altro una delle tecnologie più interessanti attualmente in fase di sviluppo. Le sue applicazioni nella sanificazione delle acque, nella conservazione degli alimenti, nella viticoltura e nella gestione delle colture mostrano un potenziale significativo per ridurre alcuni impatti ambientali della produzione agroalimentare. Le evidenze scientifiche disponibili indicano risultati promettenti, ma anche la necessità di ulteriori approfondimenti. Come spesso accade nel settore agricolo, non esistono soluzioni miracolose: l’ozono non sostituirà da solo le pratiche tradizionali, ma potrebbe diventare un importante tassello di un’agricoltura più efficiente, resiliente e sostenibile.
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