Se pensavi che l’amaro fosse un fine pasto esclusivamente legato alla tradizione italiana, ti sbagliavi. Nel 2023 nasce infatti Yuntaku, il primo amaro a base di goya, il frutto tropicale giapponese della longevità. Ma dietro a questa creazione non c’è solo un’intuizione legata al gusto: c’è una scintilla fatta di incontri, luoghi e conversazioni, che porta i nomi di Simone Rachetta e Benedetta Santinelli, due amici di lunga data e giovani imprenditori, che sono stati capaci di trasformare un “semplice” souvenir di viaggio in un progetto destinato a superare i confini. La loro avventura prende vita proprio a partire dalle chiacchiere, come suggerisce la parola: yuntaku è un termine del dialetto di Okinawa che significa conversazione, dialogo, condivisione. È in questo intreccio di viaggi, storie e persone che nasce il primo amaro giapponese al mondo: un distillato che ha l’anima del goya, e il cuore del viaggio. Ma dove nasce, di preciso, questo amaro?
Un mese fa, durante una vacanza a Ibiza, sono stata a Cala Benirras, una spiaggia a nord dell’isola famosa per i suoi tramonti. È lì che ho conosciuto Simone e, chiacchierando, mi sono imbattuta nella storia di Yuntaku. Da semplice conversazione a intervista il passo è stato breve: com’è nata l’idea? Quali sono gli ingredienti dell’amaro? E soprattutto: cos’è il goya?
Le origini dell’amaro Yuntaku: da Ibiza, al Giappone, all’orto di casa

Stabilire un luogo preciso da cui sia nato Yuntaku è quasi impossibile. La sua essenza, infatti, è impregnata della natura itinerante del viaggio, muovendosi tra Ibiza, Giappone e Italia, portando con sé un filo conduttore fatto di condivisione, scambio e chiacchiere. In altre parole: yuntaku. “Abbiamo scoperto il goya durante un viaggio nelle isole tropicali del Giappone per vedere le balene giganti”, racconta Simone “ma tutto è partito da Cala Benirras, una spiaggia a nord di Ibiza. È stato lì che ci hanno parlato di Okinawa, e così abbiamo deciso di andarci”. Dal dire al fare, Simone e Benedetta sono partiti per l’isola delle balene giganti, ignari che li aspettasse una scoperta ancora più sorprendente. “A Okinawa abbiamo incontrato una signora anzianissima che estraeva il succo di goya e lo vendeva in bicchierini piccolissimi”, ricorda Simone, “C’era una fila interminabile di anziani che aspettavano il loro turno per berne uno”. Il goya, conosciuto anche come bitter melon, è infatti un concentrato di proprietà benefiche: un potente antiossidante che sull’isola viene considerato il vero elisir di lunga vita, legato alla straordinaria longevità dei suoi abitanti. E a questo punto, la domanda nasce spontanea: ma che sapore ha questo frutto?
“Appena l’ho assaggiato mi sono reso conto che era amarissimo” mi racconta Simone. Sembrava finita lì, come una delle tante curiosità da viaggio. Ma al termine della vacanza, quasi per gioco, decise di acquistare dei semi da piantare, portandoli a casa come souvenir. Un ricordo semplice, destinato a diventare l’ingrediente principale di un amaro di successo mondiale.
Proprietà e caratteristiche del Goya: il frutto della longevità

Quali sono le caratteristiche del goya, e perché viene considerato un super food? “Il goya è come per noi il pomodoro”, mi spiega Simone, “e a Okinawa lo trovi ovunque. C’è addirittura un fast food che vende hamburger di goya”. Frutto allungato dalla buccia verde e bitorzoluta, cresce in ambienti caldi e umidi ed è caratterizzato da una spiccata nota amara, che è considerata parte delle sue virtù salutari. Tra queste, l’effetto antiossidante e antinfiammatorio, utile a contrastare l’invecchiamento cellulare, unito alla ricchezza di vitamine e di sali minerali, lo rendono un vero alleato della salute.
All’epoca, Simone non immaginava che un frutto tropicale potesse crescere anche nel clima mediterraneo di Jesi, suo paese d’origine in provincia di Ancona. E invece, quando sua madre ebbe l’idea di piantarlo nel loro orto, ne nacquero 10 piante. E da quelle estrassero il succo. “È così amaro che sarebbe da farci un amaro!”, dissi a Benedetta quando venne a casa mia per assaggiarlo. Di nuovo, fu una chiacchierata — uno yuntaku, appunto — a portare alla genesi dell’idea. “Non avevamo alcun tipo di ambizione” mi spiega Simone, “alla peggio lo avremmo usato nei miei locali” (Rachetta gestisce discoteche, ndr). Ma il destino dell’estratto di goya non erano le sale da ballo: era diventare un distillato di fama internazionale.
Il successo di Yuntaku: tra fama e riconoscimenti internazionali
“Ci lavoriamo dal Covid”, racconta Rachetta quando gli chiedo di preciso quando sia nato il progetto, “dal periodo della seconda ondata”. Yuntaku nasce così: dalla sinergia e dallo scambio di idee con Benedetta, la sua socia, ed è fatto solo con botaniche giapponesi. Gli altri elementi sono una selezione di spezie e fiori provenienti dalla tradizione orientale, tra cui galanga, pepe di Sichuan, zenzero, jasmin tea, sour cherry, ibisco e cardamomo verde. Dopo aver trovato le persone giuste per condividere e sviluppare la ricetta, Simone e Benedetta decidono così di tornare in Giappone, dove sono i giapponesi stessi a provare l’amaro e ad apprezzarne il sapore, fino a innamorarsene. “È stato in quel momento che abbiamo capito di avere tra le mani qualcosa di serio”, afferma.
La prima nazione ad importare l’amaro fu l’Italia. Poi è stata la volta della Grecia, della Danimarca, della Germania fino alla Francia, alla Spagna, all’Australia e all’Inghilterra. “Ora siamo a un passo da arrivare in Messico”, sorride. Ma i successi erano appena cominciati. Dopo un’intervista sul New York Times e numerosi articoli di settore, nel 2024 Benedetta Santinelli entra nella classifica Forbes dei primi 100 imprenditori under 30, nella categoria Retail & E-Commerce. Un riconoscimento importante, che conferma non solo la qualità innovativa di Yuntaku, ma anche una visione imprenditoriale capace di trasformare un’idea nata da un viaggio in un successo mondiale.
Come nascono le idee: il ruolo del viaggio nel caso yuntaku

Ma come funziona: è l’idea ad arrivare a noi, o siamo noi a cercarla? “Secondo me è stata lei ad arrivare a noi” risponde Simone quando glielo chiedo. Una cosa è certa: anche loro, come noi, sono in costante viaggio, alla ricerca di un’attitudine ricettiva per manifestare la loro espressione creativa. E ci sono luoghi, come Benirras, dove questo processo avviene in modo più fluido e naturale. Dove non serve forzare niente, solo lasciare che le cose accadano e che le chiacchiere sorgano spontanee.
“Volevamo restituire al Giappone quello che ci ha lasciato, in segno di gratitudine e come senso di condivisione”, conclude Simone. Se il protagonista principale dell’amaro yuntaku è il goya, infatti, il co-protagonista è il dialogo, lo scambio, la parola che genera possibilità.. E il filo conduttore, come abbiamo visto, resta il viaggio, e non è un caso se tutto parte da Ibiza, che si trova in uno dei punti più magnetici e energetici della terra. Un centro energetico molto potente e, forse, anche un vero e proprio catalizzatore di idee.
Amaro Yuntaku: la mia esperienza di degustazione
Ma misticismo a parte, conosciamo ora un po’ più a fondo Yuntaku. L’amaro si presenta in una bottiglia elegante, dal collo allungato, che mi ha subito ricordato la punta rocciosa del caratteristico scoglio di Cala Benirràs (anche chiamato dai locali “il Dito di Dio”), testimone dei lunghi tramonti che si ammirano su questa spiaggia. L’amaro di goya ha lo stesso colore ambrato: non è scurissimo come certi digestivi italiani, ma luminoso, caldo, con sfumature che evocano proprio la luce di un tramonto.
Al primo sorso, la mia mente è tornata proprio lì. E la sensazione è stata quella di freschezza e calore allo stesso tempo, come le risate tra amici in riva al mare che scaldano il cuore, accompagnate dal venticello fresco che si alza al calare della sera. Ma sono le botaniche giapponesi — pepe di Sichuan, zenzero, galanga, tè al gelsomino, ibisco, ciliegia e cardamomo verde — a creare una danza aromatica che persiste al palato, in perfetto equilibrio con il sentore aromatico del goya, che ricorda un po’ la scorza di agrumi verdi o il carciofo crudo. La sua nota amara e vegetale arriva alla fine e persiste a lungo, proprio come le chiacchiere in riva al mare la sera, così piacevoli da non finire (quasi) mai. Insomma, Yuntaku è un sorso che non si limita a chiudere un pasto, ma che apre un viaggio sensoriale destinato a restare impresso a lungo — come un catalizzatore di sorrisi, indelebile nella memoria.
E tu, conoscevi l’amaro Yuntaku? Saresti curioso di assaggiarlo?
Immagine in evidenza di: Oxana Denezhkina/shutterstock