vistare Expo 2015

Luca Telese: “Gusto, sapore, sfida, dibattito. Questo per me è Expo”

Simona Bonciani

Luca Telese, classe 70, noto giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo.
Lo abbiamo incontrato l’11 Giugno al CIR Vip Lounge in occasione dell’incontro “Tavola Pubblica – Come si comprano i servizi di ristorazione in Italia” di cui è stato abile moderatore.

Ci ha rilasciato un’intervista su Expo: intelligente, schietta ed entusiasta.
“Finalmente!”…è stato il nostro primo pensiero.

 

Luca Telese ad Expo

 


Luca, abbiamo letto un tuo tweet in cui dici che la maggior parte di coloro che criticano Expo sono dei  ‘citrulli’ che in Expo non hanno mai messo piede…

Luca Telese:  “E’ vero: il 90% di quelli che criticano parlano di cose che non hanno visto.
Ho sentito le critiche più assurde:

Expo è in mano alle multinazionali.
Ma cosa dicono?  Si McDonald lo sponsorizza, ma esattamente come sponsorizza lo stadio.

In Expo si celebra il successo degli OGM.
Non è vero:  qui è pieno di culture no OGM. Basta vedere lo stand della Coldiretti  che ne è un’importante sostenitrice e che è sempre pieno.

Non si può mangiare se non rovinandosi.
Non è vero: l’offerta ristorativa è molto vasta e puoi mangiare bene spendendo dagli 8 – 15 Euro in su.

Non c’è la  biodiversità.
Io ho visto tutta un’esaltazione della biodiversità.

Quale accusa regge? La precarietà del lavoro? I contratti non sono stabilizzati  ma Expo dura sei mesi, come fare altrimenti? E la polemica dei volontari pagati con il famoso Ipad? Io personalmente a 18-20 anni avrei colto questa occasione come un’esperienza formativa e come opportunità unica. Essere hostess e steward dentro Casa Italia è un’esperienza bellissima.
Come non rendersi conto che essere qui in Expo in questo momento si ha accesso ad un mondo di relazioni, contatti, culture che un qualunque stage o tirocinio nel mondo del lavoro italiano non dà?”

I no Expo che in Expo ci sono stati sostengono invece che questa Esposizione Universale non abbia contenuti…

L.T : “Ma come si fa a dire che non ha contenuti? E, soprattutto, rispetto a cosa?
Ho sentito dire: È una specie di Disneyland.
Magari! rispondo io. Ho seguito per due giorni il viaggio in Expo di una scuola di Roma. Quello che i ragazzi hanno visto, vissuto e poi trasmesso e raccontato, è sicuramente un’esperienza di vita che li segnerà e che ricorderanno a lungo. Alcuni di loro non erano mai usciti da Roma e qui hanno trovato tutto il mondo.
Ritengo davvero che date le regole, il luogo, il tempo, la mission , questo Expo sia un buon risultato”.

Senza entrare in merito all’evidente ricaduta economica, quanto questo Expo secondo te è coerente con il tema ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la vita’?

L.T : “Io l’ho trovata questa coerenza  e anche  in maniera molto evidente. Certo, chi meglio e chi peggio, ma tutti si sono confrontati con il tema.
Basta vedere i ‘confini compatibili’: questo è l’unico luogo al mondo  in cui il Vaticano confina con Israele, l’America confina con la Russia, lo slow food con il fast food.

C’è tutto ma anche l’opposto di quel tutto: il mondo dei vegani e quello dei carnivori, gli israeliani che esaltano il pomodorino transgenico, il mais OGM e  la Coldiretti che racconta e descrive il valore e l’importanza del  no OGM…
E soprattutto qualunque bambino entri qui, il senso delle parole sostenibilità, consumo, biodiversità, in un modo o nell’altro, gli arriva: il messaggio passa  e non è un messaggio scontato.

Dicci quindi un motivo per cui si debba assolutamente visitare Expo 2015

L.T.: “Perché è una grande opportunità  e un’esperienza – per chi la vuole vivere –  che crea valore, relazioni, sapere.

Per il resto, a dispetto di tutto quello che si dice, ho visto tempistiche record, consegne realizzate e una bellissima rappresentazione dell’Italia.
Nella guerra dei padiglioni, fatta di scoperta gastronomica ma anche di scoperta culturale, l’Italia è l’unico paese che espone i propri difetti: a Casa Italia c’è la presentazione delle catastrofi, il crollo di Assisi, ecc… Vedere negli i occhi del pubblico, non solo straniero, l’incanto di fronte a 23 cartoline d’Italia, che poi ognuno si va a cercare….ne vale davvero la pena!

Dal punto di vista del dibattito, ci sono contenuti incredibili e esclusivi: ad esempio il seminario stesso di CIR food sulla Tavola Pubblica, che ha un taglio direi universitario. Dove si può trovare un dibattito del genere, con questi relatori e con questi invitati?

Dal punto di vista della scoperta culturale, gastronomica, che io non solo non considero minoritaria ma anzi esalto, è una fonte inesauribile di sapere.
Qua si fanno code di mezz’ora per vedere tre casari che fanno il grana, che si dice abbiano inventato i frati per non dilapidare le risorse del convento… E questa non è cultura? Si vede un metodo meccanico, chimico, tecnologico, che però è anche un sistema di selezione del sapore e della qualità.
Il pesce palla? Ok costa 300 Euro e dentro c’è la tecnologia che rende  il velenoso positivo, l’uomo che taglia, decora e allo stesso tempo bonifica, il crudo che è difficile quanto il cotto.
E che dire del latte della cavalla del Kazakistan che sembra yogurt, il cui sapore sconvolge inizialmente ma che poi ti dà un’energia incredibile.  E stiamo parlando della specie mongola che ha importato i tulipani nel mondo, quella che inventa la coltivazione in  cui l’aratro non va usato. Lo sapevate? Io no e  l’ho imparato qui.

Vuoi vedere la ricchezza? Nello stand del Katar, ti spiegano che con 30 milioni di Euro  costruiscono un micro impianto di desanilizzazione che prende acqua dal mare, lo innesta sotto il deserto, dove ci sono le falde d’acqua: questo impatta sull’effetto serra e incentiva la produzione.
In Israele spiegano che è invece l’irrigazione goccia a goccia che cambia il mondo. Ancora: il Km 0 è una bidonata o ha un senso?
Parliamo di geopolitica, agronomia, risorse sostenibili…
E questo per me è gusto, sapore, sfida, dibattito. Questo per me è Expo”.

Intervista a Luca Telese


Bè ma io ti ho chiesto un solo motivo. Uno e solo uno, per i nostri lettori de ‘Il Giornale del Cibo’.

L.T.: “Ok. Allora venite a visitare Expo almeno perché si mangia bene e si mangia sempre.
E’ una meraviglia poter passare una giornata in cui passi da un pasto da 8 euro a quello da 20, 30, etnico.. E’ il più grande ristorante del mondo!”

E quindi se si potesse visitare un solo luogo e fare una sola esperienza tu cosa consiglieresti?

L.T.: “Mangiare un piatto che ti costa uno stipendio ma che ti ricordi per una vita, come il pesce palla a 300 Euro o il caviale del Kazakistan”.

A questo punto ci sentiamo quasi intimiditi a chiederti invece se e cosa  eventualmente critichi di Expo.

L.T.: “Ho trovato assolutamente ingiusto che la Questura abbia escluso e quindi negato l’accesso ad Expo e al lavoro a delle persone per motivi di ‘trascorsi’ dubbi, magari del tutto irrilevanti ai fini di un’esperienza professionale. Non è corretto, oggi, escludere delle persone dà una possibilità di lavoro: ritengo che le autorità di Expo avrebbero dovuto prendere posizione in merito.

Un’altra critica feroce è sull’incertezza del futuro. Che sarà dopo Expo? Maroni e Pisapia avevano parlato entrambi di campus ma ancora non c’è nulla all’orizzonte. Se tutto deve essere programmato per ottimizzare i costi allora che si decida subito! Anche perché il tempo è che domani già si smonta.  L’errore è che evidentemente tutto doveva essere progettato con la coscienza e consapevolezza di cosa sarebbe dovuto essere dopo”.

Luca ci beviamo qualcosa? Che ne dici del latte della cavalla del Kazakistan?

L.T.: “Mmhh….facciamo un succo di mirtillo… che è anche antiossidante!”

 

Grazie Luca, hai avuto la capacità di farci vivere quello che ancora non abbiamo vissuto, vedere oltre le apparenze e le critiche gratuite che tanto animano il mondo dell’informazione.  Il tuo entusiasmo ci lascia affascinati e incuriositi da questa esperienza che sicuramente, grazie anche a te, vivremo con nuovi occhi e un nuovo spirito.

 

Simona Bonciani

Nata ad Arezzo, vive a Bologna dove ha sede Noetica, agenzia di comunicazione di cui è titolare. Quando non svolge le mansioni di direttore editoriale e marketing de “Il Giornale del Cibo”, continua a pensare alla tavola, soprattutto se ha a che fare con un piatto di involtini di pesce spada, il suo piatto preferito, “perché sono indiscutibilmente la cosa più buona al mondo”. Alla domanda “cosa non può mancare in cucina?” risponde "una buona conversazione, anche solo con se stessi, perché ha la capacità di dare gusto a qualunque piatto…”

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