In Italia si producono ogni anno circa 2,7 miliardi di pizze, all’interno di un comparto che vale oltre 15 miliardi di euro, con più di 50 mila pizzerie e una produzione quotidiana che supera gli 8 milioni di pizze. Numeri che aiutano a comprendere non solo quanto è amata la regina dei piatti tipici italiani, ma anche la struttura di un sistema produttivo e di consumo profondamente radicato.
Dentro questa scala e questo ordine di consumi, si inserisce anche il tema del packaging. Infatti, la pizza viene spesso consumata direttamente a casa, tramite l’asporto o il delivery, quindi ha bisogno di un contenitore che sia sicuro per il trasporto. È il classico cartone per la pizza, spesso brandizzato dal locale, talvolta in cartone riciclato, in alcuni casi talmente iconico da essere stato ripreso come packaging di t-shirt e oggetti. Ma il packaging della pizza è ecologico? O forse siamo talmente abituati a pensarlo come un supporto usa e getta da non interrogarci su quale sia la soluzione a minor impatto ambientale possibile? Diverse aziende e realtà si stanno interrogando su questo tema proponendo soluzioni innovative che stimolano una riflessione anche culturale.
Il packaging monouso per la pizza è un automatismo?

Ogni pizza da asporto è accompagnata da un contenitore, nella maggior parte dei casi monouso, che entra nelle nostre abitudini senza essere realmente oggetto di attenzione. La gestualità della pizza a casa è talmente consolidata da risultare quasi automatica: si apre il cartone, si consuma la pizza e poi si smaltisce il contenitore, spesso senza interrogarsi sul suo destino.
Eppure, il cartone della pizza presenta caratteristiche che lo rendono un caso interessante. È realizzato in cartone ondulato, uno dei materiali più riciclati in Europa, con percentuali che in Italia superano il 90%. Allo stesso tempo, però, il suo fine vita è influenzato da elementi molto concreti, come la presenza di residui di cibo o di grassi e le modalità di raccolta differenziata.
Secondo le indicazioni per la corretta raccolta differenziata di Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, il cartone può essere conferito nella raccolta della carta anche quando è leggermente unto, a condizione che non contenga avanzi alimentari. Le parti più sporche, invece, dovrebbero essere separate. Una distinzione che, nella pratica quotidiana, non sempre viene rispettata o conosciuta.
Ne deriva una situazione in cui un materiale riciclabile, in teoria, non sempre viene gestito correttamente. Non tanto per limiti tecnici, quanto per la difficoltà di tradurre le regole in comportamenti coerenti.
Il riuso del cartone della pizza: più che un’alternativa, un cambio di paradigma

È proprio in questo scarto tra possibilità e pratica che si inseriscono le soluzioni riutilizzabili, che non si limitano a sostituire un materiale con un altro, ma cercano di intervenire sul modo in cui il consumo è organizzato.
Tra queste, un esempio interessante è PALCOSCENICO, soluzione riutilizzabile sviluppata in Italia e presentata nei primi mesi del 2026: un contenitore rigido, pensato come un unico elemento che funge allo stesso tempo da supporto per il trasporto, piatto per il consumo e strumento di servizio. Realizzato in un materiale termoindurente idoneo al contatto alimentare, simile per resistenza e consistenza alla ceramica ma più leggero, è progettato per essere impilato, riutilizzato e lavato nel tempo, mantenendo forma e caratteristiche. La superficie consente anche il taglio diretto della pizza con rotella o posate tradizionali, evitando il trasferimento su altri piatti.
Gli ideatori, l’azienda Eco Pack Ideas, descrive il potenziale impatto attraverso alcune stime: secondo Friend of the Earth e l’azienda, una conversione anche parziale, pari al 10% dell’asporto, potrebbe evitare oltre 40.000 tonnellate di cartone all’anno, con una riduzione compresa tra 20.000 e 48.000 tonnellate di CO₂. Si tratta di dati previsionali, che contribuiscono a delineare l’ordine di grandezza del fenomeno. In un contesto così ampio, anche variazioni relativamente contenute possono avere effetti rilevanti.
Il nodo centrale resta però legato alle abitudini. Il riuso implica un coinvolgimento diretto del consumatore, che deve portare con sé il contenitore e inserirlo nella propria routine.
In questo senso, l’idea non rappresenta una rottura totale con il passato. Prima della diffusione del cartone, la pizza da asporto veniva trasportata in contenitori riutilizzabili, come le “stufe” metalliche della tradizione napoletana, un ulteriore elemento che arricchisce quella tradizione già tutelata dall’UNESCO. Il monouso si è affermato soprattutto per ragioni di praticità, e oggi viene messo in discussione proprio su quel terreno.
Certificazioni ambientali: strumenti utili, ma non risolutivi

In un contesto in cui le dichiarazioni ambientali sono sempre più diffuse, le certificazioni cercano di offrire un riferimento più strutturato. PALCOSCENICO, per esempio, ha ottenuto la certificazione “Imballaggio Sostenibile” di Friend of the Earth, che fa capo alla World Sustainability Organization.
Secondo quanto dichiarato dallo standard, la valutazione prende in considerazione diversi aspetti, tra cui l’origine delle materie prime, la gestione delle risorse, la recuperabilità degli imballaggi e alcuni elementi legati alla responsabilità sociale, con verifiche periodiche. Questi strumenti rispondono a un’esigenza concreta, quella di distinguere tra affermazioni generiche e criteri verificabili. Allo stesso tempo, però, non descrivono integralmente la complessità del tema.
La sostenibilità di un sistema di packaging non si esaurisce infatti nella certificazione, ma dipende anche da come quel sistema viene prodotto, utilizzato e gestito nel tempo. In un settore dove anche il cartone può essere percepito come una soluzione “green”, il rischio è quello di semplificare eccessivamente una questione articolata. Le certificazioni contribuiscono a orientare le scelte, ma non sostituiscono una valutazione più ampia, che tenga conto dell’intero ciclo di vita.
Tra monouso e riuso, la differenza la fanno i comportamenti

Il confronto tra imballaggi monouso e riutilizzabili è oggi oggetto di analisi sempre più approfondite, anche a livello europeo. I risultati, però, non indicano una soluzione univoca.
Uno studio del Joint Research Centre della Commissione europea del 2024 evidenzia come l’impatto ambientale dei sistemi takeaway dipenda da diversi fattori: il numero effettivo di riutilizzi, le modalità di lavaggio, i trasporti e il comportamento dei consumatori.
In alcuni scenari, il packaging monouso in cartoncino presenta un impatto climatico inferiore rispetto alle alternative riutilizzabili. In altri casi, queste ultime mostrano performance migliori rispetto ad altri indicatori, come l’uso delle risorse. L’esito complessivo varia quindi in funzione del contesto e delle modalità di utilizzo.
Questo elemento introduce una distinzione importante. Il riuso non è automaticamente più sostenibile, ma lo diventa quando il sistema nel suo insieme riesce a funzionare in modo efficace, mantenendo un numero elevato di cicli di utilizzo e una gestione efficiente.
Più che una questione di singolo prodotto, si tratta quindi di una questione di organizzazione complessiva.
Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), che entrerà progressivamente in vigore dal 2026, si muove proprio nella direzione di una riduzione degli imballaggi non necessari e di una maggiore diffusione del riuso. Tra le misure previste rientra anche la possibilità, per i consumatori, di utilizzare contenitori propri e l’introduzione di soluzioni riutilizzabili nel takeaway.
Il passaggio dalle norme alla pratica, però, non è immediato. Nel quotidiano entrano in gioco elementi molto concreti: la comodità, l’abitudine, la gestione degli spazi, il lavaggio, l’organizzazione dei locali e i costi. Anche caratteristiche tecniche come l’impilabilità o la presenza di un unico elemento possono influire sull’adozione di una soluzione.
Il caso del cartone pizza lo dimostra in modo evidente. Pur essendo riciclabile, non sempre viene gestito correttamente. Allo stesso modo, un contenitore riutilizzabile produce benefici ambientali solo se viene effettivamente impiegato nel tempo e non abbandonato dopo pochi usi. Il passaggio dal monouso al riuso implica una trasformazione più ampia che coinvolge produttori, esercenti e consumatori. In questo senso, il packaging della pizza diventa un esempio concreto di una dinamica più generale, in cui la sostenibilità non dipende solo dalle soluzioni disponibili, ma anche dalla capacità di integrarle nella vita quotidiana. Sareste disponibili a sostituire il cartone della pizza e cambiare così delle piccole abitudini?
Immagine di copertina di: hanohiki/shutterstock