svezzamento 6 mesi

Svezzamento del bambino: regole e consigli utili

Elena Rizzo Nervo

Quando iniziare lo svezzamento? Tutti i genitori si sono posti questa domanda, trovandosi in quel momento fatidico: decidere, o meglio capire, se il proprio bambino è pronto ad alimentarsi con qualcosa di diverso dal latte materno.
In linea generale, i principali organismi internazionali concordano nel far iniziare lo svezzamento a 6 mesi. Tuttavia, in questa fase di passaggio così importante, è bene non essere rigidi e rispettare i tempi e i gusti di ogni neonato, tanto che sempre più spesso oggi si sente parlare di autosvezzamento, ovvero di alimentazione complementare a richiesta (del bambino). Ma come capire quando il bimbo è pronto? E quali alimenti scegliere per i piccoli che scoprono il cibo? Ecco un po’ di informazioni utili per lo svezzamento del neonato a partire dai 6 mesi.

Alimentazione del neonato: i riferimenti istituzionali

Sul sito del Ministero della Salute si trovano molte informazioni e una pubblicazione con le raccomandazioni standard per l’Unione Europea sulle pratiche ottimali di alimentazione del lattante e del bambino fino a tre anni, basate “su una vasta mole di prove d’efficacia pubblicate da agenzie delle Nazioni Unite, governi, ricercatori, associazioni professionali ed organizzazioni non governative”.

L’importanza del latte materno

latte materno

La premessa è che l’Unione Europea considera la nutrizione come uno dei determinanti principali della salute umana, a partire dall’infanzia e dall’allattamento al seno, che rappresenta il modo naturale e migliore di alimentare il lattante e il bambino, fatta eccezione per particolari condizioni della madre o una forma rarissima di intolleranza al lattosio congenita. L’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi assicura una crescita e uno sviluppo ottimali e anticipare troppo lo svezzamento non è consigliabile perché:

  • il latte materno è l’alimento di maggiore qualità
  • i neonati non sono ancora in grado di digerire alcuni alimenti
  • l’assunzione precoce di alcuni alimenti potrebbe esporre il neonato ad agenti patogeni con rischio di diarrea o altri disturbi
  • l’esposizione precoce ad alcuni cibi potrebbe scatenare allergie.

Tuttavia, lo svezzamento intorno ai sei mesi è importante perché il latte materno potrebbe non essere più sufficiente a soddisfare i bisogni nutritivi del bambino.

Quando il latte da solo non basta più

pappa svezzamento

Tra i 6 e gli 8 mesi è bene introdurre gradualmente un’alimentazione complementare 2/3 volte al giorno, importante per la crescita e la salute del neonato, senza per questo dover rinunciare all’allattamento al seno che, come riportato sul sito del Ministero: può continuare dal secondo semestre di vita fino al secondo anno e anche oltre, come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”. Dopo i 9 mesi si possono aumentare i pasti complementari a 3-4 volte al giorno, fermo restando che il latte materno dovrebbe rimanere la fonte principale di nutrienti per tutto il primo anno di vita.

Appurato che intorno ai sei mesi la transizione verso una dieta familiare bilanciata e nutriente è importante per lo sviluppo e la salute del bambino fino a tre anni, occorre capire come introdurla.

Svezzamento 6 mesi: come procedere

Con il termine svezzamento, o divezzamento, si fa riferimento al passaggio da un’alimentazione esclusivamente a base di latte, a una semi-solida e solida, attraverso l’introduzione graduale di alcuni alimenti nella dieta del neonato. Diversamente da quanto si credeva fino a qualche tempo fa, non è più così fondamentale rispettare un ordine specifico nell’introdurre i vari cibi, ma si può scegliere in base alle preferenze del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia.

L’autosvezzamento

svezzare

L’idea che sia il bambino stesso a lanciare segnali sui cibi che ha voglia di sperimentare sta prendendo sempre più piede. La cultura dell’autosvezzamento, o meglio, dell’alimentazione complementare a richiesta, parte dall’assunto che i genitori si alimentino in modo equilibrato e corretto, per cui il riferimento è la piramide alimentare, su cui si possono chiedere suggerimenti al pediatra o al proprio medico di fiducia. Se i genitori si alimentano bene, il bambino può mangiare le stesse cose, basta considerare che il neonato non ha i denti, quindi è bene sminuzzare e triturare gli alimenti in modo che non diventino pericolosi; per il resto sarà il bambino stesso a mostrare interesse per il cibo degli adulti e a manifestare cosa preferisce provare. Alla base dell’autosvezzamento, infatti, c’è la convinzione che un cibo che non fa male a noi, non farà male neanche al nostro bambino, per cui bisogna ascoltarlo, accontentarlo e non mettergli fretta o sforzarlo.

Sarà pronto?

Se l’alimentazione complementare a richiesta risente ancora di un certo scetticismo, è pur vero che la comunità scientifica internazionale individua alcuni segnali in linea con la cultura dell’autosvezzamento che aiutano a comprendere quando il bambino è pronto per l’introduzione di cibi diversi dal latte:

  • ha perso il riflesso di estrusione, ovvero l’istinto di respingere il cucchiaino all’esterno della bocca con la lingua (meccanismo di difesa che si mantiene fino a quando non si è in grado di deglutire in modo completo)
  • è capace di stare seduto in maniera autonoma
  • mostra interesse per il cibo degli adulti ed è in grado di far capire cosa vuole provare, allungando le manine, o rifiutando il cibo che non gradisce o che non vuole più perché è sazio.

In generale, è bene cominciare con lo svezzamento quando il bambino non aumenta sufficientemente di peso con il solo latte, lo rifiuta con frequenti rigurgiti, è meno sereno e dorme male. Colti questi segnali, si possono iniziare a introdurre nuovi cibi.

frutta svezzamento

Svezzamento: quali alimenti introdurre?

Tra i primi alimenti complementari si trovano quelli di transizione (passati, in purea, semisolidi), cioè appartenenti a specifiche categorie, ma adattati per andare incontro alle particolari esigenze nutrizionali e fisiologiche del lattante. Per cominciare lo svezzamento verso i 6 mesi sono consigliati:

  • vegetali cotti e tritati come patate e carote
  • banana o pera o mela grattugiata
  • crema di riso messa nel latte

Il latte artificiale può essere introdotto, in aggiunta al latte materno, se la mamma non riesce ad allattare a sufficienza, per esigenze di lavoro, condizioni fisiche o scelte personali, facendo molta attenzione alla qualità, soprattutto per quanto riguarda il latte in polvere “taroccato. Iniziato lo svezzamento si può procedere con i cereali privi di glutine, come il riso e con la carne bianca, debitamente cotta e passata.

Dopo i 7 mesi il bambino potrà mangiare la maggior parte dei cibi, preferendo pasti preparati in casa, mentre se si scelgono alimenti per neonati occorre fare molta attenzione alla qualità e leggere bene le etichette. In particolare, oltre al latte materno, tra i 7 e i 12 mesi lo svezzamento può avvenire tramite:

  • carne cotta e tritata
  • verdura e frutta cotta in purea
  • verdura e frutta cruda tagliata a pezzetti (per esempio, banana, melone, pomodoro)
  • cereali (per esempio, grano, avena) e pane.

pappa bebè

Compiuto l’anno di vita i bambini possono mangiare praticamente tutto ciò con cui si alimenta il resto della famiglia.

È importante che il momento del pasto sia vissuto con relax dal bambino e con il giusto tempo dedicato, lasciandogli anche la possibilità di partecipare attivamente, toccando il cibo, giocando e mangiando anche con le mani. Inoltre, i cibi vanno proposti al bimbo senza forzare, alternando cibi diversi per colore, sapore e consistenza, riproponendoli con pazienza, allenando il gusto del bambino, ma anche rispettando le sue preferenze.

Non è tutto: per sapere come procedere con lo svezzamento del neonato a partire dai sei mesi, rimangono alcune raccomandazioni finali.

Cosa sapere nello svezzamento 6-12 mesi

La finalità del divezzamento è fornire il giusto apporto di energie e nutrienti, necessari per la crescita sana e lo sviluppo del bambino. Quando il bambino è pronto e curioso di sperimentare nuovi alimenti, dobbiamo fare attenzione ad offrire una gamma più ampia possibile di varietà, in modo che si alimenti in modo equilibrato, ma anche per abituarlo ad apprezzare tutti i gusti, perché è dallo svezzamento che si sviluppano le proprie abitudini alimentari. Già dopo i primi sei mesi di vita, infatti, inizia un importante percorso di educazione alimentare, che dovrebbe proseguire a scuola, attraverso il gioco e il coinvolgimento, in modo che i bambini imparino a mangiare un po’ di tutto e ad alimentarsi in modo sano da adulti.

Per questo è importantissimo fin da piccoli e soprattutto in fase di svezzamento, evitare il sale, lo zucchero, il miele (vietati fino al primo anno di vita perché possono contenere il batterio del botulino), prediligendo l’acqua e la frutta fresca al posto di succhi e bevande zuccherine e facendo sperimentare frutta e verdura di stagione, perché i bambini svilupperanno i loro gusti alimentari a partire dall’esperienza e dal regolare consumo. Infine,una raccomandazione da tenere presente nello svezzamento verso i 6 mesi riguarda il latte, alimento della discordia per cui ci si chiede sempre se faccia bene o male.

bebè svezzamento

È bene sapere che il latte vaccino può essere consumato solo dopo il primo anno di vita e solo una volta finito l’allattamento materno, senza esagerare e preferendo il tipo intero fermentato. Il Ministero della Salute raccomanda per un bambino non allattato al seno dopo i 12 mesi un consumo di latte vaccino in quantità non superiore ai 200-400 ml/die, per evitare un’eccessiva assunzione di proteine animali.

Come costruire un buon rapporto con il cibo

Come abbiamo anticipato, parlare di svezzamento non significa solo fare riferimento alla scelta e alla quantità dei cibi. Lo stesso Ministero della Salute nella sua pubblicazione sottolinea l’importanza di un ambiente sereno, di un clima collaborativo e affettuoso, di abitudini e routine fatte di orari e tempi regolari.

Infatti, il modo in cui il bambino viene incoraggiato a mangiare e la cura che viene dedicata a questo fondamentale momento della giornata, contribuiranno a formare il rapporto che il bambino, anche da adulto, avrà con il cibo stesso.

In particolare, vengono individuate 4 dimensioni in un’alimentazione appropriata:

  1. L’adattamento del modo di alimentare alle capacità psicomotorie del bambino
    (maneggiare un cucchiaio, masticare).
  2. La risposta al mutare dei bisogni con un’ulteriore offerta di cibi variati, compreso l’incoraggiamento a mangiarli.
  3. L’interazione tra il bambino e chi se ne prende cura, compresa la comunicazione affettiva.
  4. La situazione dell’apporto di cibo, compresa l’organizzazione, la frequenza, la
    durata, la regolarità, ed il fatto che il bambino sia sorvegliato e protetto mentre mangia, e da chi.

svezzamento

Atmosfera rilassata

Un clima sereno durante i pasti, che stimoli il bambino a sperimentare, senza entrare in conflitto se si rifiuta, permetterà al bambino di sviluppare buone pratiche alimentari e abilità cognitive. Al contrario, imporre il consumo di alcuni cibi, arrabbiarsi, insistere e mettere sotto pressione il bambino, lo porterà a rifiutare certi alimenti anche da adulto e non gli permetterà di nutrirsi in maniera adeguata.

Anche “una certa regolarità negli orari e nei luoghi dei pasti, con un tempo sufficiente e indisturbato per mangiare, è importante per garantire che i pasti siano gradevoli e che il consumo sia adeguato”.

Sicurezza del bambino

Per quanto possa sembrare scontato, è utile ricordare anche che il bambino, per ragioni di sicurezza, deve sempre essere sorvegliato durante i pasti. Inoltre, esistono alcuni alimenti che possono provocare soffocamento e che, pertanto, andrebbero evitati almeno per il primo anno di vita. Si tratta in particolare di: noci, uva, pezzi di carote o altre verdure crudi. Anche l’igiene ha a che fare con la sicurezza del bambino. Infatti, per evitare la contaminazione da potenziali patogeni, come abbiamo visto parlando di salmonellosi, è importante un lavaggio accurato delle mani, sia del bimbo, sia di chi se ne prende cura, insieme ad “una pulizia efficace degli utensili e delle superfici usate per preparare e servire il cibo”.

Fare i genitori è un compito difficile e meraviglioso per cui spesso si teme di non fare le scelte giuste. Per aiutarvi ad approfondire il tema della nutrizione nell’infanzia, oltre a queste raccomandazioni sul divezzamento a partire dai 6 mesi, vi consigliamo anche l’articolo in cui parliamo dell’alimentazione dei bambini in montagna, senza dimenticare un argomento di grande attualità che riguarda la dieta vegana per i bambini e il rischio di carenze nutrizionali. In ogni caso non temete: nessuno saprà fare scelta migliore di voi e dei vostri bambini, se imparerete ad ascoltarli e a leggere i loro segnali!

Elena Rizzo Nervo

Elena è nata a Bologna, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, nutrizione e tendenze alimentari. Il suo piatto preferito é il Gateau di Patate, "perché unisce gusto e semplicità e conquista tutti". Per lei in cucina non può mancare una bottiglia di vino, "perché se c'è il vino c'è anche la buona compagnia".

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