C’è chi sceglie sempre la stessa bottiglia, chi si affida al produttore di fiducia e chi, davanti allo scaffale del supermercato, confronta prezzi, provenienza ed etichette. L‘olio extravergine d’oliva è uno degli ingredienti più familiari della cucina italiana, eppure non sempre è semplice orientarsi tra le tante proposte disponibili. Che cosa distingue un olio di qualità? Quanto contano la varietà delle olive, il territorio e il lavoro in frantoio? E come si riconoscono le caratteristiche che rendono un extravergine particolarmente interessante?
Sono domande che accompagnano un settore ricco di tradizioni, ma anche di ricerca e sperimentazione. Dietro ogni bottiglia ci sono infatti cultivar, pratiche agricole, tecniche di estrazione e scelte produttive che contribuiscono a definire l’identità dell’olio, insieme a profumi e sapori che possono cambiare sensibilmente da un territorio all’altro.
È in questo panorama che si inserisce la nuova edizione della guida I Migliori Oli d’Italia 2026/27 del Gambero Rosso, che seleziona alcune delle eccellenze della produzione nazionale e assegna le Tre Foglie, il massimo riconoscimento previsto dalla pubblicazione.
Ma la guida offre anche l’occasione per riflettere su un aspetto spesso trascurato: l’extravergine è un ingrediente da conoscere e assaggiare, capace di caratterizzare una preparazione e raccontare il luogo da cui proviene. Quali sono, allora, gli oli premiati e che cosa ci dicono dell’olivicoltura italiana?
Tre Foglie 2027: la guida del Gambero Rosso racconta la qualità dell’olio italiano

La sedicesima edizione della guida I Migliori Oli d’Italia 2026/27 raccoglie 365 aziende e 735 oli extravergine, selezionati attraverso un lavoro di degustazione condotto da un panel di assaggiatori professionisti. Sono 156 gli oli che hanno ottenuto le Tre Foglie, il massimo riconoscimento assegnato dal Gambero Rosso, ai quali si aggiungono 15 Premi Speciali.
La pubblicazione comprende anche prodotti valutati con una Foglia, due Foglie e due Foglie Rosse, offrendo una panoramica articolata delle produzioni italiane. Un’altra novità riguarda la consultazione: da questa edizione, oltre al tradizionale volume cartaceo, la guida è disponibile gratuitamente anche in formato digitale.
Ma che cosa significa valutare un olio extravergine? A differenza di quanto si potrebbe pensare, la qualità non si esaurisce nelle informazioni riportate sull’etichetta. L’assaggio permette di riconoscere caratteristiche sensoriali differenti, dalle note erbacee ai sentori di pomodoro, carciofo o mandorla, fino all’amaro e al piccante, che contribuiscono al profilo di un olio.
Il Gambero Rosso insiste proprio su questo aspetto: riportare l’attenzione sul piacere dell’extravergine a tavola, senza raccontarlo esclusivamente attraverso parametri tecnici e proprietà nutrizionali. Una prospettiva interessante, perché invita a considerare l’olio per ciò che può aggiungere alle preparazioni quotidiane, dalla più semplice insalata a un piatto della tradizione.
Per apprezzarne le differenze, però, è utile partire anche dalle basi. Sul Giornale del Cibo abbiamo approfondito, per esempio, che cosa distingue l’olio d’oliva dall’olio extravergine: una distinzione fondamentale per comprendere meglio le categorie merceologiche e scegliere con maggiore consapevolezza.
Cosa premiano le Tre Foglie: i produttori e le eccellenze dell’olio italiano

Tra i risultati della guida emerge la Puglia, indicata come la regione più premiata. Un riconoscimento che richiama il peso dell’olivicoltura pugliese nel panorama nazionale, ma anche la varietà delle produzioni che caratterizzano il territorio. Accanto alla Puglia, la selezione valorizza realtà distribuite lungo tutta la Penisola, dalla Sardegna alla Sicilia, dal Centro Italia alle aree olivicole settentrionali.
La geografia delle Tre Foglie racconta così un patrimonio produttivo tutt’altro che uniforme. Cambiano le varietà coltivate, le condizioni ambientali e le tradizioni locali, così come i profili sensoriali degli extravergini. È proprio questa diversità a rendere interessante il confronto tra gli oli premiati: non esiste un unico gusto che rappresenti l’eccellenza italiana, ma una pluralità di espressioni legate ai territori.
I Premi Speciali: dalle aziende ai frantoi, chi sono i protagonisti del 2027

Le diverse anime del settore emergono con particolare chiarezza osservando i Premi Speciali assegnati dal Gambero Rosso. Il riconoscimento di Azienda dell’Anno va ad Accademia Olearia di Alghero, in Sardegna, mentre Le Tre Colonne di Giovinazzo, in Puglia, riceve il premio Frantoio dell’Anno. Il titolo di Olivicoltore dell’Anno è assegnato a Trebbio, a Scarperia e San Piero, in Toscana.
Tra i riconoscimenti dedicati agli oli, il premio Miglior Biologico va a Frantolio di Cisternino, con il Trisole Monocultivar Coratina Bio, mentre il premio Miglior Blend è attribuito a Ursini di Fossacesia, in Abruzzo, con Opera Mastra. Il Miglior Monocultivar è invece Futura Monocultivar Picholine di Oilivis, azienda di Carpino, nel Foggiano.
Spazio anche alle produzioni legate alle denominazioni geografiche. Il premio Miglior Olio DOP va a Viragì, a Chiaramonte Gulfi, in Sicilia, con Polifemo DOP Monti Iblei – Sottozona Gulfi Monocultivar Tonda Iblea, mentre il Miglior Olio IGP è assegnato a Ciccolella di Molfetta, con Cru IGP Puglia Bio.
I premi dedicati ai diversi livelli di fruttato mettono ulteriormente in evidenza la varietà delle espressioni sensoriali dell’extravergine: Bonamini di Illasi, in Veneto, ottiene il riconoscimento per il Miglior Fruttato Leggero; Viola di Foligno, in Umbria, quello per il Miglior Fruttato Medio; Alfredo Cetrone di Sonnino, nel Lazio, quello per il Miglior Fruttato Intenso, con un olio DOP Colline Pontine da cultivar Itrana.
Questi riconoscimenti permettono di osservare come la qualità possa prendere forme differenti. Un blend nasce dall’incontro di più varietà di olive, mentre un monocultivar valorizza le caratteristiche di una sola cultivar. Le denominazioni DOP e IGP, invece, rimandano a disciplinari e legami geografici specifici. Distinzioni che aiutano a comprendere perché due oli entrambi eccellenti possano avere profumi, intensità e possibilità di abbinamento molto diversi.
Dal frantoio alla tavola: biodiversità, filiere e territori dell’extravergine italiano

La varietà degli oli premiati riporta al centro una delle caratteristiche più interessanti dell’olivicoltura nazionale: la ricchezza delle cultivar italiane. Coratina, Itrana e Tonda Iblea, presenti anche tra i Premi Speciali, sono soltanto alcuni esempi di un patrimonio agricolo che contribuisce a definire le identità gastronomiche regionali. Una diversità che abbiamo raccontato sul Giornale del Cibo approfondendo le varietà di olio extravergine italiano e le caratteristiche che le distinguono.
Conoscere le cultivar significa anche comprendere meglio il rapporto tra un prodotto e il luogo in cui nasce. Pensiamo, per esempio, all’olio extravergine ottenuto dalla Taggiasca, espressione di una tradizione olivicola profondamente legata alla Liguria. È un caso che mostra come una varietà possa diventare parte dell’identità di un territorio, attraverso pratiche agricole, paesaggi e consuetudini alimentari.
Il risultato finale, tuttavia, dipende anche da ciò che accade lungo la filiera. La gestione dell’oliveto, il momento della raccolta, i tempi di lavorazione e le tecniche di estrazione incidono sulle caratteristiche dell’olio. Per questo parlare di qualità significa guardare anche al lavoro di chi coltiva le olive e di chi le trasforma. Un tema che abbiamo affrontato raccontando la produzione dell’olio d’oliva e le questioni legate alla qualità e alla tutela del prodotto, aspetti fondamentali per comprendere che cosa si nasconde dietro una bottiglia.
Il rapporto tra olio e territorio, del resto, non riguarda soltanto la produzione. Negli ultimi anni è cresciuto anche l’interesse verso esperienze che permettono ai consumatori di conoscere direttamente aziende agricole, uliveti e frantoi. È il caso dell’oleoturismo in Italia, a cui abbiamo dedicato un approfondimento per raccontare come l’olio possa diventare uno strumento di valorizzazione del patrimonio agricolo, paesaggistico e gastronomico locale.
Non sorprende, quindi, che tra i Premi Speciali della guida trovi spazio anche il riconoscimento Olio & Turismo, assegnato a Malenchini di Bagno a Ripoli, in Toscana. Un premio che richiama la possibilità di costruire attorno all’extravergine esperienze di conoscenza e incontro, avvicinando chi consuma l’olio ai luoghi e alle persone che lo producono.
Accanto alla valorizzazione dei territori, rimangono però anche sfide importanti. L’olivicoltura italiana deve confrontarsi con la variabilità delle condizioni climatiche, i costi di produzione, la tutela delle coltivazioni e la necessità di garantire una remunerazione adeguata al lavoro agricolo. Questioni che incidono sulla tenuta delle filiere e che invitano a osservare la qualità anche dal punto di vista della sostenibilità economica e ambientale.
In questo scenario, i riconoscimenti del Gambero Rosso offrono una fotografia di alcune delle produzioni più apprezzate dal panel di degustazione, ma diventano anche un’occasione per guardare con maggiore attenzione alla complessità del settore. Dietro un extravergine ci sono competenze, investimenti, tradizioni e scelte che cominciano molto prima dell’arrivo delle olive in frantoio.
Per chi acquista e utilizza l’olio ogni giorno, la guida può essere uno strumento utile per scoprire produttori, confrontare profili sensoriali e sperimentare abbinamenti diversi. Un olio dal fruttato leggero e uno dal carattere più intenso, infatti, possono accompagnare preparazioni differenti, senza che uno debba necessariamente essere considerato migliore dell’altro in ogni occasione.
A sedici edizioni dalla sua nascita, la guida I Migliori Oli d’Italia del Gambero Rosso racconta così un settore in cui qualità, biodiversità, competenze produttive e identità territoriali continuano a intrecciarsi. La nuova edizione 2026/27, consultabile gratuitamente anche online, offre una mappa delle eccellenze italiane e un invito a conoscere meglio un ingrediente che utilizziamo quotidianamente, ma che ha ancora molto da raccontare. E tu, quando scegli un olio extravergine, a che cosa presti più attenzione?
Immagine in evidenza di: Birol Dincer/shutterstock