Light, proteico, integrale, biologico: cosa ci raccontano davvero le etichette?

etichette cibo
Le diciture sulle confezioni possono trarre in inganno. Scopri come leggere ingredienti ed etichette oltre il marketing alimentare.

Passeggiando tra gli scaffali del supermercato capita sempre più spesso di imbattersi in confezioni che attirano immediatamente l’attenzione. Light, proteico, integrale, biologico, gluten-free: parole che sembrano rassicurarci e che, quasi automaticamente, associamo a un prodotto più sano, più nutriente o addirittura più adatto a mantenerci in forma.

Ma siamo sicuri che basti una singola dicitura sulla confezione per definire un alimento salutare? Cerchiamo di fare chiarezza.

Benessere: tra percezione e realtà

donna che legge l'etichetta di un barattolo di legumi
Alive Color Stock/shutterstock

Negli ultimi anni il marketing alimentare ha imparato a parlare il linguaggio del benessere. Alcuni termini, pur essendo corretti dal punto di vista normativo, possono infatti indurre il consumatore a percepire un alimento come migliore rispetto a quanto realmente sia. Questo fenomeno prende il nome di health halo effect, ovvero “effetto alone salutistico”: un singolo elemento positivo ci porta a giudicare l’intero prodotto come sano o dietetico, finendo per sottovalutare altri aspetti, come le calorie complessive, la qualità degli ingredienti e l’equilibrio nutrizionale del prodotto.

Vediamo alcuni esempi.

Light: meno non significa sempre meglio

yogurt light
Hryshchyshen Serhii/shutterstock

La parola light suggerisce immediatamente leggerezza e ridotto apporto calorico: sembrerebbe quindi perfetto per un regime alimentare dietetico. In realtà, secondo la normativa europea, un alimento può essere definito tale se presenta una riduzione di almeno il 30% di un determinato componente o delle calorie rispetto al prodotto tradizionale.

Tuttavia, è importante chiedersi: meno cosa?

Un biscotto light può contenere meno zuccheri ma più grassi; uno yogurt light può avere meno grassi ma una quantità maggiore di zuccheri aggiunti per compensare la perdita di gusto; una maionese light può essere meno calorica ma contenere addensanti o ingredienti aggiuntivi.

Il termine light, dunque, non identifica automaticamente un alimento salutare: indica semplicemente una riduzione percentuale di alcuni nutrienti rispetto alla versione originale.

Anche la dicitura senza zuccheri aggiunti può far pensare a un alimento privo di zuccheri, ma non sempre è così. Questa indicazione significa semplicemente che durante la produzione non sono stati aggiunti zuccheri tradizionali, come il saccarosio.

L’alimento può comunque contenere zuccheri naturalmente presenti negli ingredienti utilizzati oppure, in alcuni casi, dolcificanti impiegati per mantenere il gusto dolce del prodotto. In altri casi ancora possono essere utilizzati ingredienti naturalmente dolci, come puree o concentrati di frutta. Per questo motivo l’assenza di zuccheri aggiunti non rende automaticamente un alimento meno calorico o nutrizionalmente più equilibrato.

La differenza la fanno sempre la composizione complessiva e la qualità nutrizionale degli ingredienti.

Proteico: la nuova tendenza

barretta proteica
Pheelings media/shutterstock

Negli ultimi anni il termine proteico sembra essere comparso ovunque: yogurt, biscotti, cereali, budini, gelati, barrette e persino pane e pasta. Ma come mai questi prodotti sono diventati così popolari? La crescente attenzione verso il fitness e la composizione corporea, insieme alla diffusione di modelli alimentari ad alto contenuto proteico, ha contribuito a rendere le proteine protagoniste del momento. 

Sempre più spesso, quindi, vengono associate a dimagrimento e miglior tono muscolare, facendo nascere la percezione che “più proteine” significhi automaticamente “più salutare”.

Le proteine sono nutrienti fondamentali: contribuiscono al mantenimento della massa muscolare, partecipano a numerose funzioni dell’organismo e favoriscono il senso di sazietà. Ma questo non significa che qualsiasi alimento arricchito con proteine diventi automaticamente una scelta migliore.

Uno snack proteico, ad esempio, può contenere contemporaneamente elevate quantità di zuccheri, grassi saturi o ingredienti ultra-processati e non è mai una valida alternativa a un pasto bilanciato. Inoltre, nella maggior parte dei casi non si tratta delle proteine naturalmente presenti nell’alimento, ma di ingredienti utilizzati per aumentarne il contenuto proteico complessivo. Le più utilizzate sono le proteine del latte, come caseine e proteine del siero del latte, oppure quelle derivate dall’uovo e, ancora, proteine vegetali ottenute da soia, piselli, frumento o altri legumi. Pur essendo ingredienti sicuri e ampiamente impiegati dall’industria alimentare è utile sapere che uno yogurt o un biscotto “proteico” non contiene più proteine perché preparato con ingredienti naturalmente più ricchi, ma perché è stato formulato con l’aggiunta di concentrati o isolati proteici.

La maggior parte delle persone che segue un’alimentazione equilibrata soddisfa il proprio fabbisogno proteico giornaliero senza difficoltà attraverso alimenti comuni come pesce, legumi, uova, latticini, carne e cereali e non necessita di ulteriori integrazioni, se non sotto il parere di un medico o nutrizionista.

Integrale: davvero tutto ciò che è marrone lo è?

Tra le diciture che suscitano maggiore fiducia troviamo integrale. Molti consumatori associano automaticamente il colore scuro di pane, biscotti o crackers alla presenza di farine integrali. Eppure, non sempre è così. 

Per ottenere un prodotto realmente integrale dovrebbe essere utilizzata farina “integra”, cioè una farina che conserva tutte le componenti originarie del chicco — crusca, germe ed endosperma — mantenendo naturalmente fibre, vitamine e sali minerali, associati a numerosi benefici per la salute.

Alcuni prodotti, però, possono essere realizzati con farine raffinate a cui vengono successivamente aggiunte crusca o altri ingredienti, come fibre vegetali e malto d’orzo, che ne modificano colore e consistenza, dando un aspetto più “rustico” all’alimento e inducendo il consumatore a percepire il prodotto come integrale. 

Per orientarsi bisogna osservare attentamente la lista degli ingredienti: la dicitura farina integrale dovrebbe comparire ai primi posti dell’elenco. Se, invece, in cima alla lista troviamo diciture come farina di frumento tipo 0, farina tipo 00 o farina di grano tenero seguite solo successivamente da crusca o fibre aggiunte, probabilmente non ci troviamo di fronte a un prodotto realmente integrale.

Anche in questo caso non basta una scritta in evidenza sulla confezione per garantirne la qualità, occorre sempre verificarne la composizione.

Biologico: naturale non significa automaticamente più nutriente

limoni bio
NGte/shutterstock

La parola biologico viene spesso associata a un’idea di genuinità, naturalità e maggiore sicurezza.

L’agricoltura biologica segue specifici criteri produttivi che limitano l’uso di pesticidi di sintesi, fertilizzanti chimici e determinati trattamenti industriali. Questo rappresenta una scelta importante dal punto di vista ambientale e produttivo.

Tuttavia, dal punto di vista nutrizionale, un prodotto biologico non è necessariamente più sano. Un biscotto biologico resta un biscotto. Se contiene elevate quantità di zuccheri o grassi, il fatto che sia biologico non modifica significativamente il suo profilo nutrizionale. 

Allo stesso tempo vale la pena ricordare anche il contrario: il fatto che un alimento non sia biologico non significa automaticamente che sia meno sano o di qualità inferiore. Non bisogna perdere di vista altri aspetti importanti come, ad esempio, la stagionalità e la provenienza degli alimenti. Scegliere prodotti locali e di stagione significa consumare frutta, verdura, legumi e cereali raccolti nel loro naturale periodo di maturazione, con vantaggi in termini di gusto, varietà e sostenibilità, anche se ottenuti attraverso tecniche di agricoltura convenzionale.

Senza glutine: è davvero necessario?

etichetta di pane confezionato gluten free
AS project/shutterstock

Negli ultimi anni i prodotti con la dicitura senza glutine hanno conquistato uno spazio sempre più ampio sugli scaffali dei supermercati. Pane, pasta, biscotti, snack e persino alimenti che naturalmente non contengono glutine riportano spesso questa indicazione ben visibile sulla confezione.

La crescente diffusione di questi prodotti è legata non solo alle esigenze delle persone affette da celiachia o con sensibilità al glutine, ma anche alla percezione, sempre più diffusa, che eliminare il glutine possa rappresentare una scelta automaticamente più sana o utile per il controllo del peso.

Per chi soffre di celiachia o presenta specifiche condizioni cliniche, seguire una dieta priva di glutine è una necessità terapeutica. In generale, invece, eliminare il glutine in assenza di indicazioni specifiche non comporta automaticamente benefici.

Inoltre, un alimento senza glutine non è necessariamente migliore dal punto di vista nutrizionale. Spesso per mantenere consistenza, sapore e struttura, alcuni prodotti industriali possono contenere maggiori quantità di amidi e farine raffinate, come amido di mais, amido di riso o fecola di patate, oltre zuccheri o grassi aggiunti. In alcuni casi, tali ingredienti possono determinare un contenuto inferiore di fibre e un impatto glicemico maggiore rispetto ad alimenti preparati con cereali integrali oppure alimenti che sono naturalmente privi di glutine come legumi, riso integrale, grano saraceno e quinoa. Anche per questo motivo leggere la lista degli ingredienti e fare scelte consapevoli rimane fondamentale, soprattutto quando una dieta senza glutine non risponde a una specifica esigenza clinica.

Come difendersi dalle etichette fuorvianti?

Sappiamo ormai che le scritte presenti sulla parte anteriore della confezione servono a catturare l’attenzione, ma sono le informazioni riportate sul retro a raccontare la vera identità dell’alimento. Light, proteico, integrale, biologico, senza glutine, senza zuccheri aggiunti: nessuna di queste diciture, da sola, è una garanzia assoluta di qualità o di equilibrio nutrizionale. La strategia migliore consiste nell’imparare a leggere attentamente le etichette, individuando:

  • la lista degli ingredienti, per riconoscerne la qualità; 
  • l’ordine con cui gli ingredienti sono riportati, per definirne la quantità;
  • la tabella nutrizionale, per stimarne il contenuto energetico;
  • la quantità di zuccheri, grassi e fibre, che deve essere equilibrata;

L’educazione alimentare passa anche da qui: imparare a conoscere gli ingredienti, a comprendere la composizione degli alimenti e a contestualizzare le scelte nella propria alimentazione quotidiana, andando oltre ciò che leggiamo in grande sulla confezione.

 

Immagine in evidenza di: Alive Color Stock/shutterstock

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