É iniziato il declino della dieta mediterranea? L’inchiesta della BBC sull’obesità infantile in Italia

bambino che addenta ciambella
La dieta mediterranea è davvero in declino? L'inchiesta della BBC analizza le nuove abitudini alimentari e l'aumento dell'obesità infantile.

Salvatore, Francesca e Carmen sono i giovani protagonisti dell’inchiesta condotta dalla BBC sulle abitudini alimentari degli italiani. Un’inchiesta che sembra sfatare un mito:quello della dieta mediterranea. O meglio, che evidenzia come, con il suo progressivo abbandono da parte delle nuove generazioni, sia in aumento l’obesità infantile.

La tesi sostenuta dall’emittente britannica è che la dieta mediterranea, che ha reso famosa la cucina made in Italy nel mondo, è stata praticamente abbandonata dagli abitanti del suo stesso Paese. Al suo posto, vengono preferiti prodotti ad alta densità calorica e alimenti ultraprocessati. Ma vediamo di capire più a fondo il campanello d’allarme che ci arriva dal Regno Unito, che combatte da tempo con i problemi legati all’obesità infantile della propria popolazione. 

Pasta, pane e pizza sul banco degli imputati: cosa afferma l’inchiesta

Creativa Images/shutterstock

Secondo la BBC, il Paese che negli anni Cinquanta ispirò gli studi del fisiologo americano Ancel Keys e della biochimica Margaret Keys, sulla dieta mediterranea non esiste più. Quel modello alimentare, ricco di verdure, legumi, cereali integrali, olio extravergine d’oliva e pesce, avrebbe progressivamente lasciato spazio a uno stile di vita profondamente diverso.

A sostenerlo è anche il professor Valter Longo, direttore del Longevity Institute dell’Università della California del Sud, secondo cui “la dieta mediterranea tradizionale è andata perduta” e oggi soltanto una piccola parte degli italiani la seguirebbe realmente. Per descrivere il cambiamento, Longo utilizza l’espressione delle “cinque P”: pizza, pasta, patate, proteine e pane. Un’alimentazione che, secondo il ricercatore, non riflette più l’equilibrio nutrizionale della dieta mediterranea originaria.

Secondo il reportage, infatti, gli scaffali dei supermercati sono sempre più ricchi di alimenti ultraprocessati, mentre anche preparazioni tradizionali come la pizza vengono spesso arricchite con patatine fritte, salsicce, salumi e altri ingredienti ad alta densità calorica. A questo si aggiungono snack, bevande zuccherate e un consumo insufficiente di frutta e verdura, elementi che, nell’insieme, contribuiscono a modificare profondamente la qualità della dieta.

Per gli esperti intervistati dalla BBC, quindi, il problema non è rappresentato da un singolo alimento, ma dal modello alimentare complessivo, sempre più distante dai principi della dieta mediterranea.

Il caso della Campania

bambino sulla bilancia
New Africa/shutterstock

Una parte significativa dell’inchiesta è dedicata alla Campania, indicata come una delle aree italiane maggiormente interessate dal fenomeno. Secondo la BBC, in alcune zone della regione oltre il 40% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni sarebbe in sovrappeso, mentre il quartiere di Ponticelli, alla periferia di Napoli, viene descritto come uno dei luoghi simbolo dell’obesità infantile.

Qui incontriamo Salvatore, Francesca e Carmen, i ragazzi protagonisti dell’inchiesta. Salvatore ha 17 anni, pesa 170 kg e oggi, poiché fatica perfino a camminare, attende di poter affrontare un intervento di chirurgia bariatrica. Secondo la dottoressa Sonja Chiappetta, specialista che da anni si occupa di obesità grave, l’età dei pazienti si è drasticamente abbassata. “Se in passato i casi più severi riguardavano prevalentemente persone oltre i cinquant’anni, oggi arrivano in ospedale adolescenti di appena 16 anni. E questo è allarmante”, afferma l’esperta.

Uno degli aspetti evidenziati dalla BBC riguarda la difficoltà di molte famiglie nel riconoscere il sovrappeso come un problema di salute. Anche il pediatra Roberto Berni Canani e specialista in obesità infantile all’Università Federico II di Napoli racconta di visitare bambini molto piccoli con obesità già marcata, ma non riconosciuta dai genitori che spesso chiedono consulti per altri disturbi, come tosse persistente, mal di stomaco o problemi intestinali, senza pensare che possano essere determinati dal peso corporeo.

Secondo lo specialista, la responsabilità dell’aggravarsi del fenomeno è attribuibile a una limitata consapevolezza dell’importanza della qualità dell’alimentazione, che favorisce il consumo quotidiano di alimenti molto calorici e bevande zuccherate, unito a una sempre minore presenza di frutta e verdura nella dieta.

Il ruolo della scuola e della cultura alimentare

Monkey Business Images/shutterstock

In Italia, incoraggiare i bambini a essere più attivi, può rivelarsi sorprendentemente difficile, come si legge nell’inchiesta. Molte scuole hanno sede in splendidi palazzi storici, edifici che non erano stati progettati pensando alle moderne esigenze dell’educazione fisica. “C’è un alunno che mi preoccupa particolarmente – racconta Francesca Pecce, insegnante alla primaria Ugo Foscolo – Ha 10 anni e pesa circa 60 kg”. L’insegnante ha provato ad affrontare l’argomento con la madre del bambino “ma lei non è preoccupata – spiega Pecce alla BBC – In alcuni contesti popolari, se un bambino è un po’ paffuto e ha le guance rosee, spesso si pensa che sia in salute”.

Secondo l’insegnante, però, la scuola può contribuire a cambiare questa percezione, soprattutto se i bambini portano a casa ciò che imparano sull’alimentazione sana. “A volte è più facile educare i genitori attraverso i figli che il contrario”, ha dichiarato nell’intervista.

L’obesità è una malattia cronica

bambino da dietista
Pixel-Shot/shutterstock

L’obesità, come afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è una “epidemia globale” in continua crescita. Oggi, oltre un miliardo di persone nel mondo vive con l’obesità e, dal 1990, l’obesità infantile è quadruplicata. Nel 2025, ricorda la BBC, l’Italia è stata il primo Paese ad approvare una legge nazionale che riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidiva. Questo significa superare l’idea che il sovrappeso sia esclusivamente il risultato di cattive scelte individuali, e riconoscere invece il ruolo di fattori biologici, ambientali, culturali e sociali.

In altre parole, non è la presenza di pasta o pane nel singolo piatto a rappresentare il problema, ma la perdita dell’equilibrio alimentare che per decenni ha reso la dieta mediterranea uno dei modelli nutrizionali più studiati e apprezzati al mondo.

 

Immagine in evidenza di: Yavdat/shutterstock

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