Stop alla pubblicità sul cibo spazzatura: il freno del Regno Unito a tutela dei più piccoli

junk food spot
Dal 2026 il Regno Unito blocca la pubblicità del junk food per tutelare i minori: una nuova strategia contro obesità infantile e cattive abitudini alimentari.

Nel Regno Unito la lotta all’obesità infantile ha un nuovo alleato: la comunicazione. Dal 1° gennaio 2026 infatti è entrato in vigore lo stop alla pubblicità del junk food, letteralmente “cibo spazzatura”, nelle fasce orarie e nei canali più esposti ai minori. Una misura che riporta il marketing alimentare al centro delle politiche di prevenzione sanitaria.

Il provvedimento, anticipato già dallo scorso autunno da un’adesione volontaria dell’industria pubblicitaria, pensata per favorire un adeguamento progressivo dei messaggi promozionali ai nuovi criteri, introduce il divieto di trasmettere spot televisivi di alimenti ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale nella fascia oraria precedente alle 21. È inoltre previsto il blocco totale delle promozioni online rivolte ai bambini. La misura interessa 13 categorie di prodotti – tra cui snack, dolci, bevande zuccherate e cibi pronti – individuate sulla base di un sistema ufficiale di valutazione del profilo nutrizionale.

I prodotti messi al bando dalla prima serata tv 

zuccheri junk food
monticello/shutterstock

Lo stop interessa alimenti molto presenti nella quotidianità delle famiglie. Innanzitutto le bevande analcoliche con zuccheri aggiunti: non solo bibite gassate, ma anche molti succhi di frutta – compresi quelli destinati ai bambini – frullati, yogurt da bere e bevande vegetali o sostitutive del latte quando contengono zuccheri aggiunti.

Sotto restrizione finiscono poi gli snack, dalle patatine ai popcorn, passando per cracker, gallette di riso e biscotti, così come i cereali per la colazione, tra cui granola, muesli, fiocchi d’avena e altri cereali pronti. Il divieto riguarda anche i dolciumi, come caramelle e cioccolatini, e l’intera categoria di gelati e dessert freddi, inclusi ghiaccioli e yogurt gelato.

Rientrano anche torte, cupcake e preparati per dolci, i biscotti e le barrette dolci a base di frutta secca, semi o cereali, i prodotti da forno per la colazione come croissant e pain au chocolat, oltre a dessert al cucchiaio, budini, yogurt e formaggi freschi zuccherati. Non mancano alcuni alimenti salati di largo consumo, come pizza (con l’esclusione delle basi semplici), patatine fritte, patate arrosto e patate dolci.

Perché “censurare” la pubblicità del junk food ai bambini

adolescente che mangia junk food
Creativa Images/shutterstock

I numeri che hanno spinto il governo britannico ad agire “censurando” le pubblicità di merendine e cibo spazzatura sono allarmanti. In Inghilterra oltre il 22% dei bambini è in sovrappeso o obeso già all’inizio della scuola primaria, percentuale che sale al 35,8% nella fascia tra i 10 e gli 11 anni. A questi dati, si aggiunge anche l’alta incidenza della carie dentale, strettamente legata al consumo di zuccheri.

Le musichette martellanti, i colori vivaci delle confezioni e i personaggi cartoon protagonisti delle pubblicità alla tv hanno facile accesso nella mente dei bambini che, mentre accompagnano i genitori tra le corsie del supermercato, li riconoscono immediatamente e li trasformano in richieste d’acquisto. “Intervenire sull’esposizione pubblicitaria significa agire su uno dei principali fattori ambientali che influenzano le scelte alimentari precoci – spiega Anna Taylor, presidente di Food Foundation – Questa è una pietra miliare di portata mondiale nella tutela della salute dei minori”. Il controllo del rispetto delle nuove regole è affidato alla Advertising Standards Authority, l’ente che vigila sulla correttezza della comunicazione commerciale nel Regno Unito.

Negli anni scorsi il tema della pubblicità dei cibi non salutari era già stato affrontato anche da governi conservatori, a partire dall’esecutivo guidato da Boris Johnson, segno di un consenso politico trasversale sulla necessità di contrastare l’obesità infantile. Quando la prevenzione clinica fatica a essere sufficiente, intervenire sul contesto culturale e comunicativo diventa una leva concreta di sanità pubblica. Ridurre la pressione commerciale sui minori significa limitare l’influenza di messaggi che normalizzano il consumo quotidiano di alimenti poveri dal punto di vista nutrizionale.

Anche gli Stati Uniti, proprio di recente, hanno rimesso mano alla loro tradizionale piramide alimentare “rovesciandola”, cercando attraverso il nuovo piano d’azione – che avrà una durata quinquennale – di ridurre drasticamente i cibi ultra-processati per combattere così il dilagare dell’obesità anche infantile della popolazione. 

E l’Italia a che punto è?

ragazzo che mangia cibo spazzatura
Roman Chazov/shutterstock

Guardando ai dati italiani, il caso UK apre una riflessione inevitabile. Secondo la sorveglianza OKkio alla SALUTE dell’Istituto Superiore di Sanità italiana, circa un bambino su tre tra gli 8 e i 9 anni presenta un eccesso di peso: il 19% è in sovrappeso e quasi il 10% è obeso. Dopo anni di lieve miglioramento, il fenomeno appare oggi stabile, ma questo è un chiaro segnale che le azioni finora messe in campo non sono state sufficienti a invertire la tendenza. In questo scenario, l’esperienza britannica dimostra come la comunicazione possa diventare uno strumento attivo per la prevenzione alimentare. Educazione, cultura e regolazione del marketing non sono elementi accessori, ma parti integranti di una strategia efficace per tutelare la salute delle nuove generazioni. Limitare la pubblicità del junk food non significa demonizzare il cibo, ma contribuire a creare un ambiente più favorevole a scelte consapevoli, fin dall’infanzia.

 

Immagine in evidenza di: monticello/shutterstock

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