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Il futuro dell’agricoltura in un rifugio antiaereo a Londra: Growing Underground, la prima fattoria “sotterranea”

Giulia Zamboni Gruppioni Petruzzelli
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    Sottoterra. Trentatré metri, per la precisione. Sopra, il bailamme di Clapham, una delle aree più trafficate di Londra. Sotto, un’area di 528m2 di tunnel occupati da piante. Anzi, piantine. O meglio, microgreens, micro ortaggi dalle numerose varietà e proprietà organolettiche. Sono quelli che crescono in un rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale della capitale inglese, coltivati dal 2015 da Growing Underground, la prima fattoria sotterranea al mondo che rifornisce alcuni degli Chef e dei supermercati più sofisticati della City, e che pianifica già di espandersi.

    Ecco come è stata realizzata questa insolita piantagione e quali traguardi promette di raggiungere.

    Coltivare microgreens nel sottosuolo: com’è possibile?

    urban farming underground

    growingunderground/facebook.com

    L’idea è di Richard Ballard e Steven Dring che, grazie al supporto dell’Università di Cambridge, sono riusciti a realizzare un impianto idroponico (un tipo di coltura fuori suolo), privo di terreno e alimentato automaticamente da acqua e luce artificiale.

    L’illuminazione è infatti garantita da file di LED per diciotto ore al giorno, con una temperatura costante di 22°C che consente a ogni pianta di crescere quel tanto che basta per essere raccolta e imbustata, dopo sole due settimane dalla nascita.

    Non solo, il processo di coltivazione è completamente privo di pesticidi e altamente sostenibile: una caratteristica imprescindibile per i due imprenditori e raggiungibile solo attraverso i più avanzati strumenti dell’agricoltura 4.0 o di precisione.

    È proprio nelle fasi preliminari del progetto che sono stati coinvolti i ricercatori del prestigioso istituto inglese, che ancora oggi monitorano la piantagione. Il gruppo guidato da Melanie Jans-Singh, dottoranda del Dipartimento di ingegneria di Cambridge, si è occupato di installare 25 sensori nell’orto verticale per misurare con esattezza tutto ciò che avviene al suo interno: i nutrienti presenti, il livello di acqua, luce, calore, CO2, umidità, corrente d’aria e persino il grado di crescita minuto per minuto, per un totale di 89 variabili.

    I dati raccolti quotidianamente vengono trasmessi tramite WiFi a una piattaforma online che replica esattamente la coltivazione secondo un processo noto come digital twin (gemello digitale). Grazie all’intervento della ricercatrice associata Rebecca Ward, alla copia 3D è stato inoltre applicato un modello basato su precisi fenomeni fisici (il passaggio di calore all’interno dei tunnel, l’evaporazione fogliare, etc.). In questo modo, gli agricoltori di Growing Underground riescono a tenere sotto controllo la fattoria in tempo reale, ma anche prevedere possibili mutamenti nelle condizioni climatiche e di crescita, anticipando e correggendo con interventi mirati eventuali ricadute negative.

    Growing Underground: i vantaggi della coltivazione sotterranea

    Secondo un recente rapporto della FAO, nei prossimi trent’anni la popolazione mondiale crescerà del 34% raggiungendo i 9,1 miliardi di persone entro il 2050. Una crescita importante che necessita di un equivalente nella produzione di cibo con un aumento stimato del 70% in più. Sono valori enormi, difficili da immaginare anche se tradotti in quantità numeriche: i cereali dovranno passare dagli attuali 2.1 miliardi di tonnellate annue a circa 3 miliardi e la carne da 200 milioni di tonnellate a più del doppio.

    Tra le possibili soluzioni, oltre all’ottimizzazione dei terreni già arati, la stessa FAO indica proprio l’home farming e il vertical farming, come quello di Growing Underground.

    Valide alternative ai metodi classici proprio perché capaci di ridurre sensibilmente gli sprechi alimentari e quelli legati all’uso di risorse naturali e artificiali, le coltivazioni verticali possono contribuire significativamente alla produzione di cibo: basta pensare che oggi dalla sola Growing Underground escono annualmente tra le 5 e le 20 tonnellate di ortaggi.

    growingunderground/facebook.com

    E questo non è l’unico vantaggio del progetto inglese, dal momento che:

    1. le coltivazioni sottoterra non sono esposte agli agenti atmosferici e a eventuali fenomeni climatici imprevedibili, evitando così la perdita di interi raccolti;
    2. occupando zone apparentemente prive di interesse agricolo non danno luogo a episodi di deforestazione.
    3. al contrario, costituiscono un esempio virtuoso di riutilizzo di superfici viceversa inutilizzate e di riqualificazione urbana;
    4. “green” non è solo il prodotto, ma anche l’approccio: come abbiamo visto infatti la piantagione fa ricorso solo a fonti rinnovabili con un impatto ambientale sensibilmente inferiore rispetto all’agricoltura tradizionale (si calcola ad esempio che venga utilizzato circa il 70% in meno di acqua);
    5. ciò che si produce sotto viene venduto in superficie secondo una logica di distribuzione iper locale che limita a poche centinaia di metri il trasporto e le emissioni ad esso legate: i microgreens sono disponibili sulle tavole dei consumatori in sole 4 ore dalla raccolta;
    6. a proposito di emissioni: è evidente che, crescendo indoor, i mini ortaggi non sono esposti ad alcun tipo di smog, e sono pertanto “zero carbon food”;
    7. trattandosi di prodotti freschi la loro durata a scaffale (in gergo shelf life) o nel frigorifero di chi li acquista è decisamente superiore alla media di qualunque altro ortaggio importato o coltivato a chilometri di distanza;
    8. assenza di pesticidi e vicinanza al luogo di acquisto non possono che contribuire al gusto dei microgreens, che mantengono intatte le loro proprietà organolettiche;

    Alla lista si può aggiungere anche che si tratta di un modello potenzialmente replicabile in zone del mondo in cui acqua e terreno fertile scarseggiano, per far fronte alle difficoltà di accesso al cibo e alla mancanza di occupazione. A condizione che ci siano politiche di sviluppo sostenibile attive e investimenti adeguati in questa direzione.

    Le varietà di microgreens coltivate da Growing Underground

    micro greens

    Fedorova Ekaterina-84/shutterstock.com

    Sono 12 le varietà di micro ortaggi coltivati da Growing Underground e si va dal micro broccolo al mini coriandolo, fino al ravanello viola o al cavolo rosso. Tutto in formato mignon: un concentrato di nutrienti (fino a 90 volte in più rispetto all’analogo adulto) disponibile per Chef e consumatori finali. Tra i primi, anche lo stellato Michel Roux Jr del ristorante londinese La Gavroche, aperto sostenitore dell’attività di Ballard e Dring.

    “Superfood Salad Mix”, “Asian Salad Mix” e “Italian Salad Mix” sono invece le tre tipologie di insalata mista che gli abitanti inglesi possono trovare già impacchettate in alcuni punti vendita selezionati delle catene di supermercati di alto livello Marks & Spencer e WholeFood. Fino a prima del Covid, era inoltre possibile visitare la sede sotterranea di Growing Underground e, dopo il tour guidato, portarsi a casa un po’ del prezioso (e gustoso) tesoro verde.

    Oggi i due fondatori stanno pianificando di espandersi e incrementare così ulteriormente la produzione.

    In attesa che questo accada e che il loro esempio venga seguito anche altrove, diteci: conoscevate già questa realtà?

     

    Giulia è nata a Bologna ma geni, pancia e cuore sono pugliesi. Scrive principalmente di tendenze alimentari e dei rapporti tra cibo e società. Al mestolo preferisce la forchetta che destreggia con abilità soprattutto quando in gioco c'è l'ultima patatina fritta. Nella sua cucina non deve mai mancare... un cuoco!

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