In Italia, quasi sei milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Ciò significa che non sempre riescono ad acquistare cibo a sufficienza, o a garantire una dieta equilibrata per sé e la propria famiglia. È un dato in crescita, segnalato nel rapporto Fragili Equilibri pubblicato nel 2023 da ActionAid, che conferma come il disagio alimentare sia ormai una componente strutturale della povertà nel nostro Paese.
La Giornata nazionale della Colletta Alimentare, in programma il prossimo 15 novembre e promossa dal Banco Alimentare, rappresenta uno dei principali momenti di solidarietà diffusa: chiunque può, attraverso le realtà aderenti, compiere un piccolo gesto di supporto per la comunità. Ma non si tratta solo di raccogliere cibo: è anche un’occasione per fare il punto su una crisi meno visibile di altre, eppure sempre più diffusa. Donare oggi significa interrogarsi su cosa voglia dire garantire davvero l’accesso a un’alimentazione sana, sostenibile e dignitosa.
Povertà e insicurezza alimentare: due facce della stessa crisi

Nel 2024, secondo i dati diffusi dall’ISTAT, oltre 5,7 milioni di persone in Italia vivevano in condizione di povertà assoluta. Si tratta del 9,8% della popolazione, con una quota particolarmente alta tra i minori e le famiglie numerose. Sebbene il dato risulti stabile rispetto all’anno precedente, il valore resta tra i più alti mai registrati, segno di una fragilità strutturale che continua a colpire in modo trasversale fasce diverse della popolazione.
La povertà economica, però, non racconta tutta la complessità del fenomeno. Sempre più spesso, a questa si affianca una condizione altrettanto critica: l’insicurezza alimentare. Un disagio che si manifesta quando le famiglie sono costrette a ridurre la qualità della propria dieta, a saltare pasti o a rinunciare all’acquisto di cibi freschi e nutrienti, pur non rientrando nei parametri ufficiali di ciò che viene definito “indigenza”.
Secondo il rapporto Fragili Equilibri pubblicato da ActionAid nel 2023, in Italia quasi sei milioni di persone hanno vissuto situazioni di insicurezza alimentare, con un incremento di circa 680.000 unità rispetto all’anno precedente. È un dato che restituisce la fotografia di una crisi economica, ma anche culturale e sanitaria: perché mangiare peggio, o non poter scegliere cosa mangiare, ha conseguenze che vanno oltre la tavola e si estendono alla società in termini di salute, cultura e sviluppo.
Mangiare meno, mangiare peggio: quando il cibo diventa sacrificabile

Nel quotidiano di chi vive una condizione di disagio economico, il cibo è spesso la prima voce su cui si è costretti a risparmiare. Accade così che frutta, verdura, carne e pesce vengano progressivamente esclusi dal carrello della spesa, sostituiti da alimenti più economici, talvolta meno nutrienti. È una rinuncia che non riguarda solo quantità e qualità dell’alimentazione, perché ha impatti diretti sulla salute fisica, sulla vita sociale e sulla dignità delle persone.
Una conferma arriva dai dati dell’indice FIES (Food Insecurity Experience Scale), uno strumento sviluppato dalla FAO che misura, su scala internazionale, il numero di persone che sperimentano situazioni di disagio legate all’accesso al cibo. L’indicatore misura la povertà economica, anche attraverso esperienze concrete come, per esempio, aver saltato pasti, mangiato meno del necessario o vissuto la preoccupazione di non avere abbastanza da mangiare. Nel 2025, in Italia, il valore dell’indice è salito al 13,95%, in netto aumento rispetto al 10,27% dell’anno precedente. Questo significa che circa una persona su sette ha vissuto almeno una forma di insicurezza alimentare moderata o grave nell’ultimo anno.
A rendere più acuta questa condizione ha contribuito anche l’aumento dei prezzi alimentari. Secondo ActionAid, nel 2023 l’inflazione sui prodotti alimentari ha superato il 9%, colpendo in particolare i beni di prima necessità. In un contesto di redditi fermi o insufficienti, questo significa dover scegliere tra cibo e altre spese essenziali, come affitto, bollette o farmaci.
L’insicurezza alimentare, quindi, non si esaurisce in una carenza materiale, ma diventa esclusione sociale, perdita di autonomia, impossibilità di partecipare pienamente alla vita comunitaria. Perché mangiare, soprattutto in un Paese come l’Italia, è anche un atto culturale e relazionale: rinunciarvi significa sentirsi invisibili.
Colletta Alimentare 2025: il valore di un gesto che parla a tutti

In questo scenario, la Colletta Alimentare rappresenta un momento di mobilitazione che acquista un significato ancora più profondo. Quest’anno l’appuntamento è per sabato 15 novembre con la 29esima Giornata nazionale della Colletta Alimentare, promossa dal Banco Alimentare. Si tratta di una delle iniziative solidali più partecipate in Italia: lo scorso anno ha coinvolto oltre 140.000 volontari e 11.700 punti vendita, e ha permesso di raccogliere più di 7.000 tonnellate di prodotti a lunga conservazione. Anche quest’anno, saranno migliaia i supermercati aderenti in cui sarà possibile acquistare e donare alimenti destinati a chi si trova in difficoltà.
La forza dell’iniziativa sta anche nella rete capillare di realtà che vi partecipano. In provincia di Cuneo, per esempio, l’edizione 2025 coinvolgerà 210 punti vendita, 62 strutture caritative convenzionate e raggiungerà 12.687 persone assistite. In Liguria, si contano oltre 5.000 volontari attivi in 434 punti vendita. Accanto alle associazioni storiche del volontariato, aderiscono alla Colletta anche reti più trasversali. È il caso della CISV Italia, organizzazione attiva nell’educazione interculturale, che ha rinnovato la collaborazione con il Banco Alimentare invitando soci e volontari a partecipare alla raccolta.
Ci sono poi esperienze che trasformano la Colletta in un’occasione di educazione e responsabilizzazione. A Bolzano, alcune scuole coinvolgono studentesse e studenti in percorsi formativi sulla povertà alimentare e sul significato del dono. Nel Lazio, il progetto “Da Chicco a Chicco” ha permesso la donazione di migliaia di piatti di riso a partire dal recupero delle capsule esauste del caffè Nespresso, mentre in Veneto, iniziative come “Amazon Local Good” contribuiscono a sostenere la logistica della distribuzione.
Sono esperienze diverse, ma legate da un filo comune: la solidarietà che si organizza, si radica nei territori e costruisce risposte durature. In questo senso, la Colletta non è solo un gesto simbolico. È un modo per partecipare a un sistema che, se sostenuto, può diventare strumento concreto di contrasto alla povertà alimentare.
Partecipare alla Colletta è semplice: sabato 15 novembre sarà possibile acquistare alimenti non deperibili, come pasta, riso, legumi in scatola, olio e sughi, in uno dei tanti supermercati aderenti in tutta Italia. I volontari, presenti all’ingresso, raccoglieranno i prodotti donati che saranno poi distribuiti alle strutture caritative convenzionate con il Banco Alimentare, impegnate ogni giorno nell’assistenza alimentare. Chi non potrà partecipare di persona, potrà sostenere la Colletta anche online, attraverso le donazioni previste sulle piattaforme digitali dei partner coinvolti.
Scopri tutti i dettagli sul sito della Fondazione Banco Alimentare e raccontaci nei commenti come parteciperai!
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