Da una parte nuovi e sorprendenti mercati, ricavi alti e consumatori sempre più specializzati. Dall’altra, però, timori per gli sviluppi futuri, sensibilità diverse sul tema della salute e un dato, quello legato alla ristorazione, in flessione. Il settore del vino attraversa quindi una fase di incertezza, segnata da cambiamenti profondi e dalla necessità di individuare traiettorie di sviluppo solide. Un comparto cruciale per l’economia italiana che racconta un’intera filiera: dalla vigna all’esportazione, dall’imbottigliamento fino al calice servito al ristorante. Proprio dall’ultimo Vinitaly di Verona arrivano però segnali che meritano attenzione.
Meno compratori, più timori: come cambia il rapporto con il vino?

L’ultima edizione di Vinitaly, la cinquantottesima, ha registrato quattromila aziende presenti e novantamila visitatori complessivi, di cui oltre un quarto dall’estero. Un dato leggermente in calo rispetto alle edizioni passate, soprattutto per quanto riguarda i buyer internazionali. Come ha sottolineato Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, “il risultato raggiunto assume un valore significativo in un contesto internazionale complesso, segnato da dinamiche geopolitiche che incidono sulla mobilità degli operatori”.
In questo scenario, il rallentamento di mercati come quello degli Emirati Arabi, spesso legati a una domanda di fascia alta, contribuisce a ridefinire gli equilibri. Allo stesso tempo, emergono segnali interessanti da aree in crescita ma meno centrali nel panorama tradizionale: Tanzania, Nigeria, Angola, ma anche Giappone e Vietnam, oltre a Brasile, Corea del Sud, Repubbliche Baltiche e Singapore. Restano comunque punti di riferimento i mercati consolidati, come Germania, Nord America e Nord Europa.
Vino a tavola, un must (in difficoltà)

Da Vinitaly è emerso anche un altro elemento rilevante, questa volta legato al consumo a tavola. Durante la manifestazione, infatti, è stata presentata l’indagine dell’Osservatorio Fipe-Uiv “Vino e Ristorazione”, la prima dedicata a questo binomio. Il valore dei consumi di vino nei ristoranti, trattorie, pizzerie e wine bar, l’intera galassia della ristorazione, raggiunge i dodici miliardi di euro, pari a circa un quinto del settore, stimato in sessanta miliardi.
Un dato che conferma la centralità del vino sulle tavole degli italiani, ma che, letto più in profondità, restituisce anche un quadro in evoluzione: mentre bianchi e spumanti mantengono una buona tenuta, i rossi e le tipologie più strutturate registrano una contrazione. Un segnale che sembra riflettere cambiamenti nelle abitudini di consumo, sempre più orientate verso scelte leggere e consapevoli.
Dall’indagine emerge inoltre un altro aspetto significativo: in oltre la metà dei casi, la carta dei vini, quando presente, viene aggiornata meno di una volta all’anno. A questo si aggiunge una formazione del personale spesso limitata: in circa un terzo dei locali non si registra alcuna attività formativa, mentre chi si aggiorna lo fa prevalentemente attraverso agenti o distributori. In un contesto in cui il consumatore è sempre più informato e curioso, la qualità dell’informazione diventa un elemento decisivo.
Vino e salute, la lente d’ingrandimento
Un tema che richiede attenzione è anche quello della comunicazione, soprattutto quando rischia di semplificare eccessivamente questioni complesse. È il caso del rapporto tra vino e salute, sempre più al centro del dibattito pubblico, spesso sovrapposto a quello, più ampio, sul consumo di alcol.
Negli ultimi anni si è fatta strada con maggiore chiarezza la distinzione tra abuso e consumo moderato, ribadita anche in sede internazionale. Una differenza non solo terminologica, ma sostanziale, che richiama la necessità di un approccio più consapevole. Il confronto si è esteso fino alle istituzioni europee: nel 2025 anche l’ONU ha introdotto esplicitamente il riferimento al “consumo moderato”, mentre a livello comunitario si discute di etichettatura e avvertenze sanitarie.
Secondo una prima bozza normativa, le etichette del vino potrebbero includere indicazioni più incisive, lasciando agli Stati membri la possibilità di intervenire. “Colpisce che si torni a mettere in discussione un equilibrio già raggiunto a livello europeo”, ha osservato il presidente dell’Unione Italiana Vini Lamberto Frescobaldi, “ignorando il voto del Parlamento europeo e le indicazioni delle Nazioni Unite”. Un dibattito che resta aperto e che chiama in causa non solo il settore produttivo, ma anche il modo in cui si costruisce l’informazione.
Quali opportunità per il futuro? Consumo consapevole ed enoturismo

Tra instabilità internazionale, nuove sensibilità legate alla salute e cambiamento climatico, il settore vitivinicolo si confronta con sfide complesse. Eppure, accanto alle criticità, emergono anche possibili direzioni di sviluppo.
Una delle più rilevanti è il legame con il turismo. Secondo l’Associazione Consorzi del vino della Lombardia, cresce il numero di italiani che scelgono di visitare i produttori durante i propri viaggi: un fenomeno che, più in generale, coinvolge il 77% di chi svolge attività turistiche nel corso dell’anno. Non si tratta solo di esperienze in cantina, ma anche della possibilità di acquistare vini direttamente dal produttore, spesso in contesti di piccole realtà a conduzione familiare. In questa prospettiva si inserisce anche il progetto delle Strade del Vino in Italia, che intreccia turismo slow ed enogastronomia, valorizzando territori e produzioni locali.
Accanto al turismo, un’altra leva è rappresentata dalla ricerca e dalla specializzazione: la transizione agroecologica e l’attenzione crescente verso vini biologici e naturali, contribuiscono a orientare il mercato verso modelli più sostenibili e consapevoli.
Una direzione che il settore sta già iniziando a esplorare, tra nuove geografie del consumo e rinnovate modalità di racconto del vino.
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