Ogni estate l’Europa brucia un po’ di più. E purtroppo, lo sappiamo, non è un modo di dire. Il 2025 si è imposto come l’anno peggiore mai registrato dall’Unione Europea per superficie percorsa dal fuoco, con oltre un milione di ettari andati in cenere, più o meno quanto l’intera isola di Cipro. E il 2026, stando ai primi dati stagionali, non è purtroppo da meno. Di fronte a numeri come questi, la prevenzione degli incendi sta cercando nuove soluzioni, e non soltanto tecnologiche. Oltre ai droni e alle ricognizioni satellitari, entra in gioco un alleato che nessuno si aspetterebbe: il vigneto. Diversi studi e progetti europei raccontano che filari di vite piantati nel punto giusto e ben tenuti possono comportarsi come un “tagliafuoco” naturale, capace di rallentare o addirittura fermare le fiamme prima che raggiungano case e centri abitati. Ed è proprio una strategia che si sta già mettendo alla prova sul campo, letteralmente, dalla Catalogna al Portogallo, passando per Francia e Italia. Da questi progetti stanno nascendo anche i primi vini “certificati”, contraddistinti da un marchio che riconosce il contributo dei produttori alla prevenzione degli incendi e alla tutela del territorio.
La crisi climatica e l’emergenza incendi in Europa: una panoramica

Partiamo dal contesto. La crisi climatica sta trasformando in maniera radicale il profilo di rischio del continente europeo, dove l’aumento delle temperature e la crescente aridità hanno amplificato la frequenza e la gravità degli incendi boschivi. Dopo un 2025 terribile, i dati del 2026 confermano una tendenza preoccupante: al 15 luglio 2026, nell’Unione Europea sono già bruciati 167.326 ettari, stando ai dati del sistema europeo di monitoraggio EFFIS (European Forest Fires Information System), gestito dal Joint Research Centre della Commissione Europea.
Sebbene il numero di incendi rilevati (1.083) sia di poco inferiore a quello dello stesso periodo dell’anno precedente, risulta più che raddoppiato rispetto alla media a lungo termine di 516 roghi. Ma da cosa è alimentata questa escalation? In primis, delle forti anomalie termiche e ondate di calore che stanno colpendo l’Europa occidentale e l’area alpina, accompagnate da una siccità che interessa gran parte dell’Europa meridionale.
In questo scenario, l’Italia si conferma uno dei paesi più vulnerabili. Secondo le statistiche del portale EFFIS, nel 2026 (dato aggiornato a metà luglio) nel nostro Paese sono già andati in fiamme 20.981 ettari, un dato significativo se confrontato con la media storica annuale (2006-2025) che si attesta a 57.226 ettari. La situazione italiana si inserisce in un contesto mediterraneo critico, dove paesi come la Spagna hanno già superato la propria media annuale storica con oltre 116.000 ettari bruciati.
Oltre ai fattori meteorologici estremi, a rendere più pericolosi gli incendi sono anche altri due elementi: il progressivo esodo rurale e, di conseguenza, l’abbandono dei terreni agricoli. La mancanza di una gestione attiva del territorio ha permesso alla vegetazione di crescere in modo incontrollato, creando una continuità di combustibile che facilita la propagazione rapida e distruttiva delle fiamme. In assenza di interventi strategici, si stima che in alcune regioni europee, come la Francia, le aree a rischio incendio potrebbero aumentare del 17% entro il 2040.
Vigneti “tagliafuoco”: come funziona la protezione naturale?

Se pensiamo all’Europa, e all’Italia soprattutto, la produzione di vino fa parte della sua identità culturale ed economica, anche se oggi è messa a dura prova dalla crisi climatica. Proprio in questo scenario, però, i vigneti stanno assumendo un valore che va oltre il semplice calice: quello di presidio del territorio. Ma perché, di fatto, sono efficaci nella lotta agli incendi?
Il meccanismo, spiegato dagli esperti, è più semplice di quanto sembri. Le viti sono considerate colture a “bassa infiammabilità” perché, per gran parte della stagione a rischio, sono verdi e ricche d’acqua e quindi bruciano con più difficoltà. Ma non solo, perché a fare la differenza è anche la disposizione a filare: lo spazio ordinato che si crea tra un filare e l’altro interrompe la continuità del combustibile vegetale, cioè quella distesa ininterrotta di arbusti secchi ed erba che permette alle fiamme di correre indisturbate da un punto all’altro del bosco. Quando il fuoco arriva al bordo di una vigna curata, spesso si trova davanti un vuoto che non riesce ad attraversare.
E quel “curato” non è un aggettivo messo lì a caso. C’è una condizione indispensabile da rispettare, ed è proprio la cura del terreno. Se lo spazio tra i filari viene lasciato all’incuria, con erbacce secche e sterpaglia che si accumulano, l’effetto si ribalta: il vigneto smette di essere una barriera e diventa, al contrario, un corridoio per le fiamme. La vigna “protegge” solo quando è mantenuta, sfalciata e sgombra nei mesi più caldi. La soluzione non è soltanto piantare le viti: bisogna prendersene cura nel modo giusto, anche in vista degli incendi. L’obiettivo è contribuire alla creazione, laddove possibile, dei cosiddetti paesaggi “a mosaico”, che alternano aree coltivate e superfici forestali, interrompendo la continuità del combustibile vegetale e rendendo difficile la propagazione delle fiamme.
Vantaggi e limiti di una barriera naturale
Ci sono altri fattori che rendono i vigneti efficaci nella lotta agli incendi. Ad esempio, le strade agricole e gli spazi tra i filari facilitano l’accesso alle squadre di emergenza e ai mezzi dei vigili del fuoco, fungendo da punti strategici per il controllo delle fiamme. Nelle zone di interfaccia tra aree naturali e urbane, la presenza di vigneti curati può ridurre in modo significativo l’intensità del fuoco. E non bisogna scordare il fatto che pratiche come l’irrigazione, la falciatura dell’erba tra i filari o il pascolo controllato mantengono la vegetazione più bassa, riducendo il rischio di accensione da braci volanti.
Detto questo, va fatta una precisazione: un vigneto non è una risposta miracolosa e sempre efficace contro un incendio. Lo vediamo ogni giorno: i fenomeni meteorologici sono sempre più estremi e violenti, tra temperature eccessive e raffiche di vento fortissime che, in caso di incendio, possono trasportare le faville a distanza, superando qualsiasi barriera che rimane, pur sempre, naturale.
Fire Wine: il progetto che sta trasformando la teoria in pratica

In Catalogna, dove il rischio di incendi boschivi è particolarmente alto, la teoria si è già trasformata in un modello strutturato. Il progetto Fire Wine nasce all’interno di Fire-RES, l’iniziativa europea di tecnologie innovative e soluzioni socio-ecologico-economiche per territori resilienti al fuoco, finanziata dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea. A promuoverlo è il Centro di Scienza e Tecnologia Forestale della Catalogna (CTFC), con l’obiettivo di fornire ai produttori situati in territori vitivinicoli tutti gli strumenti per creare paesaggi preparati a prevenire gli incendi e, quando questo non basta, a recuperare più in fretta i danni.
L’idea è nata in Catalogna, sì, ma è pensata anche per diffondersi in tutto il territorio europeo: la rete comprende oggi cantine presenti in Galizia, Isole Canarie, Francia, Italia e Portogallo. Le aziende che aderiscono si impegnano concretamente, mantenendo fasce cuscinetto tra le vigne e il bosco, tenendo sotto controllo la vegetazione nella stagione a rischio e collaborando con i servizi forestali locali. In cambio, possono ottenere il marchio FIRE WINE RESILIENT LANDSCAPE©, un’etichetta autorizzata dall’EUIPO, ossia l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, che certifica il valore aggiunto dei produttori impegnati nella gestione del territorio a fini di prevenzione.
Nel 2025 il Celler Abadal, cantina della D.O. Pla de Bages, è diventata la prima azienda europea a incorporare il marchio Fire Wine. Non è un riconoscimento casuale: nel 2017, infatti, un incendio si era arrestato proprio ai bordi della sua vigna. Da quel primo accordo, l’interesse è cresciuto in fretta: già nei mesi successivi al lancio, avvenuto a fine agosto 2025, decine di cantine, aree naturali e associazioni di viticoltori della Penisola Iberica hanno fatto richiesta di adesione al marchio europeo.
Oltre a Fire Wine, altri casi raccontano la stessa idea con sfumature diverse. La tenuta Mas Marès, nell’Alt Empordà, combina da oltre vent’anni vigneti, pascoli e aree costiere ripulite: nel 2022 un incendio è stato contenuto entro il suo perimetro grazie a questo mosaico di coltivazioni. Nella stessa regione è nato anche il Vi Fumat, un vino prodotto con uve esposte al fumo di un vasto incendio boschivo, descritto con un profilo aromatico affumicato interessante: un modo per trasformare un evento avverso in uno strumento di comunicazione e sensibilizzazione sul tema della prevenzione.

Non solo vino: nasce Fire Product
Accanto a Fire Wine, il CTFC ha sviluppato anche FIRE PRODUCT RESILIENT LANDSCAPE©, un’etichetta gemella pensata per le coltivazioni permanenti diverse dalla vite. Alcuni esempi? Miele, agrumi, frutta a guscio, tartufi, olio d’oliva. In generale, infatti, sono proprio le colture disposte in filari a essere efficaci, proprio per le ragioni sopra riportate. Anche in questo caso, per aderire un appezzamento deve rispettare requisiti precisi: almeno un ettaro su pendenze inferiori al 10% (o mezzo ettaro su pendenze più ripide o terrazzate), e trovarsi entro 500 metri da un’area boschiva. I produttori si impegnano a mantenere l’attività agricola, a ripulire le fasce erbacee nei periodi a rischio incendio e a garantire l’accesso ai mezzi di soccorso e ai punti d’acqua in caso di emergenza. Il modello, nella sua versione più ampia, punta a creare quelle che i promotori del progetto chiamano “interruzioni produttive del combustibile”: appezzamenti coltivati che, in cambio di un riconoscimento per il lavoro svolto, riducono la continuità della vegetazione infiammabile nel paesaggio.
Un valore aggiunto, in un mercato che cerca nuovi equilibri?
Uno studio del 2025, dedicato alla percezione del rischio da parte degli attori del settore vitivinicolo in quattro paesi del Mediterraneo, aggiunge un tassello importante: la disponibilità dei viticoltori a impegnarsi in questa direzione c’è, ma va sostenuta. Il 45% degli intervistati si è detto interessato a un sostegno economico per adottare misure di riduzione del rischio incendi, mentre il 39% chiede soprattutto supporto tecnico. Più di un terzo vede con favore l’idea di un’etichetta che riconosca il valore ambientale del proprio lavoro, anche se non tutti sono convinti che questo si traduca automaticamente in vendite maggiori. Lo studio è chiaro su un punto: perché i vigneti diventino davvero parte delle strategie di prevenzione, servono strumenti finanziari mirati e un dialogo reale con chi lavora la terra ogni giorno.
Non è un dettaglio da poco, perché questa prospettiva arriva in un momento particolarmente delicato per il comparto. Questa attenzione crescente ai vigneti come presidio del territorio si intreccia infatti con le sfide più ampie che il settore vitivinicolo sta affrontando: il calo dei consumi, la concorrenza di altre bevande, i costi produttivi in aumento per via del clima che cambia. In questo scenario, un’etichetta che certifica il ruolo di un vigneto nella prevenzione degli incendi non resta solo un riconoscimento ambientale: può diventare anche un modo nuovo di raccontare il proprio lavoro, capace di intercettare un consumatore sempre più curioso e attento. Investire nella resilienza dei vigneti significa, infine, trasformare un’eccellenza economica in un’infrastruttura verde indispensabile per la sopravvivenza del paesaggio mediterraneo.
Fonti:
- Copernicus EFFIS, Statistics Portal → https://forest-fire.emergency.copernicus.eu/apps/effis.statistics/estimates
- Commissione europea, Vineyards as wildfire prevention, 1 luglio 2025 → https://agriculture.ec.europa.eu/media/stories/vineyards-wildfire-prevention_en
- Bridging wine and forestry sectors to reduce wildfires: Wine actors’ perceptions, their role in risk reduction and externality labelling, ScienceDirect, 2025 → https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666719325000615
- Red PAC, The European Commission highlights the fundamental role of vineyards in curbing forest fires, 18 luglio 2025 → https://redpac.es/en/news/european-commission-highlights-fundamental-role-vineyards-curbing-forest-fires
- UC ANR Fire Network, Fire Protection for Crops, Vineyards, and Orchards → https://ucanr.edu/program/uc-anr-fire-network/fire-protection-crops-vineyards-and-orchards
- Fire Wine, The Project e The Product — https://firewine.eu → https://firewine.eu/en/el-producte
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