Rapporto Agromafia

Una delle più grandi aziende italiane si chiama Agromafia

Federico Del Prete

Quasi sedici miliardi di euro. Il fatturato di un grande gruppo bancario, come Intesa San Paolo. O quello di un colosso dell’industria come Finmeccanica. Ma una delle più grandi aziende italiane non ha un nome: agisce nell’ombra, ignora e aggira le leggi, contamina e distrugge uno dei patrimoni più ricchi del nostro paese. Sedici miliardi di euro è stato nel 2014 il giro di affari delle cosiddette agromafie, le attività illecite che riguardano la produzione e il commercio del settore agroalimentare gestite dalla criminalità organizzata. A fare i conti, impressionanti, è l’ultimo rapporto agromafie Coldiretti-Eurispes.

I numeri dell'agromafia

Il rapporto agromafie Coldiretti-Eurispes

Mafia, ‘ndrangheta e camorra negli ultimi anni hanno visto crescere il proprio business di circa due miliardi di euro, nonostante l’impegno, certificato dai numeri, delle forze dell’ordine. Un segno più del 10%, dovuto soprattutto al terreno fertile in cui si trovano ad operare: le cosche sono in grado di controllare non solo i cicli di produzione e distribuzione, ma ormai hanno imparato a giocare di sponda con le banche e il mercato, interagendo con marchi importanti e cercando di imporre i propri modelli di consumo.

 

Agromafia: il modo più sicuro per ripulire il ‘denaro sporco’

Un vero e proprio salto di qualità, insomma. “Le mafie continuano ad agire sui territori di origine, perché è attraverso il controllo del territorio che si producono ricchezza, alleanze, consenso”, scrive Gian Carlo Caselli, ex procuratore a Palermo e Torino, nell’introduzione del rapporto. Le agromafie servono a ripulire il denaro sporco e anche al suo opposto, il money dirtying, ovvero l’immissione di capitali puliti in circuiti illegali: la crisi spaventa gli investitori che finiscono per trovare più sicuro e vantaggioso rivolgersi a settori ai margini della legge.

Agromafia, riciclo di denaro

Combattere l’agromafia: serve la spinta della politica

Ristoranti, prodotti contraffatti, rifiuti tossici interrati, contaminazioni dei territori, la gestione dei mercati all’ingrosso, il caporalato, il racket, persino i km zero e i gruppi di acquisto solidale: stando all’ultimo rapporto agromafie Coldiretti-Eurispes, niente sembra essere immune da questo fenomeno, anche se l’attività di contrasto negli ultimi anni è stata importante.
La progressiva presa di coscienza del problema ha consegnato alle forze dell’ordine strumenti di combattimento e conoscenze più sofisticate: “Siamo in una fase di scouting, ma i risultati sono signficativi”, spiega Caselli. Un’azione a cui però serve una spinta in più, quella della politica, cronicamente in ritardo anche in questo ambito: “buone leggi” e “un’organica azione di contrasto, una volta chiarite le rispettive competenze”. La ricetta minima per provare a combattere un fenomeno di tali dimensioni.

 

Giornalista nato a Bologna, ha scritto soprattutto per l'Ansa, l'Unità e il Resto del Carlino. Ciò che lo appassiona del suo lavoro è riuscire a dare forza alla realtà. Il suo piatto preferito è il Riso alla cubana perché si porta dietro dei bei ricordi. In tavola non può mancare un buon bicchiere di vino.

One response to “Una delle più grandi aziende italiane si chiama Agromafia”

  1. Lorenzo says:

    Ottimo articolo, complimenti!

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