La Salicornia al centro del progetto internazionale SAGA per rispondere alla crisi climatica

foto di una salicornia nell'ambiente naturale
La salicornia può diventare una risorsa contro la crisi climatica? Scopri il progetto SAGA, che ne studia la genetica per un’agricoltura più sostenibile.

Forse ti sarà già capitato di incontrarla, passeggiando lungo una costa o una laguna marina: la Salicornia, che si presenta come un piccolo cespuglio dagli steli verdi. Un tempo considerata una semplice pianta selvatica, ora sta invece facendo capolino nelle cucine di alcuni chef, che la utilizzano come ingrediente gourmet grazie al suo profilo aromatico unico e alla sua spiccata croccantezza. Ma l’interesse per questa pianta nasce anche al di fuori delle cucine: di fronte alla crescente crisi idrica e al degrado dei suoli, la salicornia sta diventando una coltura d’interesse per la ricerca agronomica, soprattutto nei terreni troppo salini per l’agricoltura convenzionale. Proprio lei è al centro di un ambizioso progetto coordinato a livello europeo dall’Università di Pisa, attraverso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali: si chiama SAGA e ha l’obiettivo quello di valorizzare il potenziale della salicornia studiandone la diversità genetica. 

Per farci raccontare meglio il progetto, abbiamo chiacchierato con Alberto Vangelisti, genetista e ricercatore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa e coordinatore del progetto SAGA.

Come e perché nasce il Progetto SAGA

Foto scattata durante un prelievo delle Salicorne da uno dei siti naturali. Da sinistra: Dr. Alberto Vangelisti, Prof. Alberto Pardossi, Prof.ssa Antonella Castagna, Dr.ssa Irene Ventura.
copyright del progetto SAGA

Quando pensiamo alle sfide dell’agricoltura di domani, spesso immaginiamo tecnologie avveniristiche o serre ad alta tecnologia. SAGA, invece, guarda alla natura e parte da una risorsa spontanea che ha imparato a prosperare dove quasi nessun’altra pianta sopravvivrebbe. Il progetto riunisce un consorzio internazionale nell’area del Mediterraneo sotto l’egida del programma europeo PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area). “È importante sottolineare la dimensione internazionale del progetto, che coinvolge l’intera area mediterranea con partner italiani, portoghesi, turchi e tunisini” evidenzia Vangelisti. “SAGA nasce all’interno dei progetti europei PRIMA, finanziati in Italia dal MUR come costola di Horizon. Il progetto risponde alla necessità di individuare colture capaci di adattarsi al cambiamento climatico e sostenere il terreno e gli agricoltori”.

L’interesse per la pianta, però, viene da più lontano. Il gruppo di genetica dell’ateneo pisano si era appassionato alla salicornia già due o tre anni prima dell’avvio del progetto nel 2026 e aveva iniziato a lavorare sul suo DNA: “Avevamo già iniziato a lavorare all’assemblaggio del genoma di riferimento di Salicornia europaea”. Nel frattempo, negli ultimi dieci anni la letteratura scientifica dedicata alla salicornia è cresciuta in modo esponenziale, proprio per la particolarità della sua biologia. È una pianta “alofita”, un termine che indica la sua capacità di tollerare, e persino amare, il sale. “La salicornia è una pianta capace di crescere in condizioni estreme di salinità, persino superiori a quelle dell’acqua di mare. È estremamente resistente e resiliente, adatta a terreni marginali o salini che aumentano a causa del cambiamento climatico”. E, aggiunge Vangelisti, “richiede poca manutenzione e cresce dove altre piante falliscono”.

Ma il valore di questa pianta non si esaurisce nella tolleranza al sale. “Studi recenti dimostrano notevoli proprietà nutraceutiche per la presenza di metaboliti secondari, come polifenoli e antociani, utili contro lo stress ossidativo nella dieta umana” racconta Vangelisti. Ma c’è di più: la salicornia è anche un fitorimediatore, cioè una pianta in grado di assorbire contaminanti dal suolo. “Oltre all’aspetto alimentare e nutraceutico, la salicornia agisce come depuratore del terreno (fitorimediante) e, coprendo campi salini altrimenti vuoti, contribuisce alla sottrazione di CO2 atmosferica”.

Una risposta alla crisi climatica e alla salinizzazione dei suoli

Foto di una salicornia nell'ambiente naturale
copyright del progetto SAGA

Ma perché la Salicornia verde sta diventando così rilevante? La risposta sta anche nella trasformazione che stanno vivendo i nostri territori. La crisi climatica, con il riscaldamento globale e le frequenti ondate di siccità, sta riducendo la disponibilità di acqua dolce per irrigare i campi, favorendo la risalita dell’acqua di mare lungo i fiumi e la sua infiltrazione nelle falde acquifere costiere. Alberto sottolinea la gravità di questo scenario: “Da genetista posso dire che le conseguenze del cambiamento climatico sono evidenti a tutti. La siccità riduce la disponibilità di acqua dolce per l’irrigazione e provoca il fenomeno del ‘cuneo salino’, ossia l’infiltrazione dell’acqua di mare nei terreni, riducendo la superficie agricola coltivabile”. 

Basta guardare a casa nostra per capire che non è uno scenario teorico. Il monitoraggio di Arpae Emilia-Romagna, concluso il 10 agosto di quest’anno, parla di una “situazione emergenziale”: nei rami del Delta del Po il mare ha risalito il fiume per 24-28 chilometri dalla foce, oltre il limite di salinità per l’uso potabile e per l’irrigazione, e il Po della Donzella e il Po di Tolle risultano “completamente intrusi”. Non è un caso isolato: secondo l’Agenzia, il fenomeno è ormai ricorrente e riduce in modo drastico l’acqua dolce disponibile, con effetti soprattutto sull’agricoltura. E non si tratta di un problema soltanto italiano: uno studio pubblicato il 20 agosto su Nature Communications ha rilevato che in 28 dei 35 paesi analizzati ci sono fiumi in cui la salinità è più che raddoppiata rispetto ai livelli naturali. In circa il 3% della rete fluviale i valori superano i limiti per l’irrigazione e l’uso industriale. L’acqua dolce su cui si regge l’agricoltura si sta dunque salinizzando. Inoltre, come si legge sul sito del progetto SAGA, a complicare la situazione contribuiscono anche i sistemi agricoli intensivi basati su monocolture e su un elevato consumo di risorse, che possono aggravare la scarsità d’acqua, il degrado dei suoli e la perdita di biodiversità. 

Invece di abbandonare questi terreni impoveriti, SAGA propone di ribaltare la prospettiva: trasformare quello che oggi è un problema – la salinità – in una nuova risorsa economica ed ecologica. ”Spostare l’attenzione su piante alofite come la salicornia permette sia di recuperare terreni marginali non utilizzabili, sia di ottenere produzioni per uso alimentare, risanamento dei suoli o foraggio per gli animali. I nostri terreni stanno cambiando e dobbiamo individuare nuove colture per colmare questo gap”.

Dal laboratorio al campo: il viaggio della ricerca

Foto scattata ai partner durante la visita a una popolazione di Salicornie
copyright del progetto SAGA

Nonostante la Salicornia cresca spontaneamente da secoli lungo le coste mediterranee, la scienza ne sa ancora molto poco rispetto a piante domestiche tradizionali. Esistono infatti numerose specie con caratteristiche fisiologiche e organolettiche anche molto differenti tra loro.

Il primo passo del progetto SAGA è quindi una vera e propria “mappa della biodiversità” della Salicornia nel Mediterraneo: “Della Salicornia non si sa quasi nulla a livello genetico rispetto a specie domesticate, come possono essere la lattuga o il pomodoro; ha una grandissima variabilità genetica con circa 100 specie dalla tassonomia dibattuta”. Il lavoro si articola quindi in quattro obiettivi: 

  • studiare la biodiversità delle popolazioni naturali di salicornia del bacino del Mediterraneo;
  • genotipizzarle e fenotipizzarle;
  • selezionare i genotipi con caratteristiche agroecologiche di interesse;
  • verificarne infine l’efficacia in siti dimostrativi. 

Tra le attività previste c’è anche lo studio della salute del suolo e della diversità microbica in presenza della pianta. Sul piano pratico, la fase iniziale è già in corso: “Nei primi due mesi abbiamo avviato la raccolta dei campioni, che ora verranno fatti crescere in condizioni standardizzate per isolare le differenze genetiche. Tra un anno e mezzo avvieremo la selezione e le prove in situ”.

La ricerca, inoltre, non rimarrà chiusa nei laboratori universitari: per far sì che queste scoperte diventino applicazioni concrete per i territori, SAGA adotterà un approccio partecipativo chiamato Living Labs, mettendo a confronto ricercatori, agricoltori e chef. “L’obiettivo di SAGA è effettuare prima una caratterizzazione genetica e fenotipica su popolazioni naturali italiane e poi del Mediterraneo, grazie ai partner di Portogallo, Turchia e Tunisia. Successivamente, attraverso dei living labs coinvolgeremo gli stakeholder per identificare i tratti di maggiore interesse”.

Dalla tavola all’agroecologia: il futuro della Salicornia

Oltre al suo valore ecologico, la Salicornia – conosciuta anche come asparago di mare – ha un potenziale gastronomico tutto da scoprire. Ricca di minerali e dal sapore naturalmente sapido e dalla consistenza croccante, può essere utilizzata per insaporire i piatti,  riducendo la necessità di aggiungere sale da cucina, fornendo al contempo preziosi antiossidanti. Tuttavia, come evidenzia Vangelisti, nel nostro Paese c’è ancora molta strada da fare sul piano culturale.

“In Italia la Salicornia è ancora semisconosciuta e talvolta servita nei ristoranti di pesce con nomi errati come ‘alga di mare’ o ‘insalata di mare’. Al contrario, nei paesi partner come Turchia e Tunisia fa già parte della dieta comune. E l’interesse alimentare è fondamentale per SAGA perché il programma PRIMA punta a coinvolgere il settore industriale ed agricolo per creare filiere economicamente sostenibili”.

SAGA dimostra infatti come l’innovazione culinaria e la sostenibilità ambientale possano camminare di pari passo. Coltivare la salicornia significa sostenere la biodiversità, rigenerare i suoli degradati e offrire ai consumatori un alimento buono, sano e amico dell’ambiente. Alberto sintetizza così lo spirito profondo dell’iniziativa: “La parola chiave è proprio ‘sistema agricolo sostenibile’ e agroecologia. Lo stesso acronimo SAGA significa Salicornia Genotyping from Genes to Agroecology”. Senza ovviamente dimenticare che la ricerca che, come sottolinea il coordinatore del progetto, richiede tempo e verifiche sul campo.

 

Immagine in evidenza di: Progetto SAGA

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