morte braccianti agricoli

“100 parole” per Paola Clemente e Abdullah Muhamed

Giuliano Gallini

Giuliano Gallini

 

Ho letto sulla rivista “Internazionale” un articolo di Stefano Liberti e Fabio Ciconte sulla morte dei braccianti agricoli per troppo sfruttamento. Ci ricorda Paola Clemente, 49 anni, morta nel 2015 a Andria mentre lavorava all’acinellatura, e Abdullah Muhamed, 40 anni, morto a Nardò mentre raccoglieva pomodorini, alcuni dei casi di cui vi abbiamo parlato in un nostro articolo sul caporalato.
Per l’episodio pugliese la procura di Lecce ha individuato quali grandi aziende del settore hanno comprato i pomodori raccolti da Abdullah:  Mutti, Conserve Italia e La Rosina.

I giornalisti hanno intervistato gli industriali, che si sono giustificati dicendo che non sapevano che l’azienda agricola che li forniva sfruttava in modo insopportabile i lavoratori; e che avrebbero vigilato di più.

Morte braccianti agricoli: dove sono le responsabilità?

braccianti agricoli

L’impressione che ho avuto leggendo questo articolo è un senso di impotenza e di fatalità. Sfruttamento e morte sono una tragedia che sembra inevitabile. Le responsabilità sono sempre in basso: il caporale, l’azienda agricola… come per la grande criminalità organizzata, mi vien da pensare: ogni tanto si prendono i manovali del crimine, attraverso film e serie tv conosciamo le storie dei boss e le lotte tra i clan. Ma i loro soldi? Chi li ricicla?

Giuliano Gallini

Direttore marketing strategico di CIR food, vive a Padova e lavora tra Reggio Emilia e molte altre città italiane dove CIR ha le sue cucine. Ama leggere e crede profondamente nel valore della cultura. In cucina non può mancare un buon bicchiere di vino per tirarsi su quando sì sbaglia (cosa che, afferma, a lui succede spesso).

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