Cosa c’è di più bello di un gelato in una calda giornata estiva? Che sia in cono o in coppetta, resta uno dei simboli della bella stagione e uno dei piaceri più amati da grandi e piccini.
Se fino a qualche anno fa la scelta si divideva soprattutto tra crema, cioccolato, nocciola e stracciatella, oggi il mondo della gelateria artigianale è diventato un vero laboratorio di sperimentazione. Accanto ai gusti tradizionali sono comparsi sapori sempre più sorprendenti che prendono ispirazione dalla cucina, dalla gastronomia locale e perfino dalle tradizioni culinarie più insolite del pianeta.
È il fenomeno del cosiddetto gelato gastronomico: una tendenza che vede ingredienti normalmente associati a primi piatti, salumi, formaggi o pesce trasformarsi in gusti da gustare al cucchiaio. Alcuni sembrano provocazioni, altri sono diventati vere specialità ricercate dagli appassionati.
Dal Giappone all’Italia, passando per Scozia, Germania e Stati Uniti, ecco dieci gusti di gelato insoliti che dimostrano come la fantasia dei gelatieri non conosca limiti.
Gelato al nero di seppia

Chi pensa che il gelato debba essere necessariamente dolce probabilmente non ha mai visto una coppetta di gelato al nero di seppia. In Giappone, in particolare sull’isola di Hokkaido, questo gusto è diventato negli anni una delle curiosità gastronomiche più fotografate dai turisti.
Il nero di seppia è un ingrediente molto utilizzato nella cucina asiatica e mediterranea. In Italia lo conosciamo soprattutto per risotti e paste, mentre in Giappone viene impiegato in numerose preparazioni, compresi snack, pane e perfino dolci. Nel gelato regala un colore nero intenso, quasi lucido, che colpisce immediatamente l’occhio.
Ma il suo successo non dipende soltanto dall’aspetto scenografico. Il sapore è infatti molto diverso da quello che ci si potrebbe aspettare: non particolarmente forte o “di pesce”, ma caratterizzato da una leggera sapidità che crea un interessante contrasto con la cremosità della base. Un esempio perfetto di come, in alcune culture gastronomiche, il confine tra dolce e salato sia molto più sottile di quanto immaginiamo.
Gelato al wasabi

Se c’è un ingrediente che associamo immediatamente alla cucina giapponese, oltre al sushi, è sicuramente il wasabi. Quella caratteristica pasta verde dal sapore pungente e leggermente piccante accompagna da anni sashimi e nigiri anche nei ristoranti italiani.
Meno conosciuto è invece il suo utilizzo nel mondo della gelateria.
Il gelato al wasabi nasce dall’idea di trasformare una sensazione normalmente associata ai piatti salati in un dessert sorprendente. Al primo assaggio prevale la dolcezza della base, ma pochi istanti dopo arriva la tipica nota piccante e balsamica del rafano giapponese.
Negli anni questo gusto è uscito dai confini del Giappone ed è approdato in diverse gelaterie artigianali e locali specializzati negli Stati Uniti e in Europa. Spesso viene proposto in abbinamento a gusti più delicati, come fiordilatte o vaniglia, proprio per bilanciare la sua personalità intensa.
Gelato alla vipera
Restiamo in Giappone per uno dei gusti più estremi e discussi al mondo. In alcune località turistiche è infatti possibile trovare gelati realizzati utilizzando estratti derivati dalla vipera mamushi, uno dei serpenti più conosciuti del Paese.
Più che per il gusto, questo gelato è diventato famoso per il fattore sorpresa e per la curiosità che suscita nei visitatori. È uno di quei prodotti che vengono acquistati soprattutto per poter dire di averlo assaggiato almeno una volta nella vita.
Nonostante l’idea possa sembrare bizzarra agli occhi occidentali, in molte culture asiatiche ingredienti derivati da serpenti e rettili fanno parte della tradizione gastronomica da secoli.
Gelato alla birra
Chi ama la birra sa bene quanto possano essere diverse tra loro una stout irlandese, una blanche belga o una pilsner tedesca. Proprio questa varietà di aromi ha spinto alcuni gelatieri a sperimentare con uno degli ingredienti più antichi e amati del mondo.
Il gelato alla birra è ormai presente in diverse gelaterie artigianali europee e non rappresenta più soltanto una curiosità gastronomica. A Monaco di Baviera, patria dell’Oktoberfest, alcune gelaterie propongono da anni gusti ispirati alle birre locali, trasformando il celebre boccale bavarese in una versione da gustare con il cucchiaino.
Le birre scure regalano note che ricordano caffè, cacao e caramello, mentre quelle più leggere mantengono profumi erbacei e maltati.

Gelato all’haggis
La cucina scozzese non è famosa soltanto per whisky e salmone. Tra i suoi piatti simbolo c’è infatti l’haggis, una preparazione tradizionale a base di interiora ovine, avena e spezie.
Come spesso accade quando un piatto iconico entra nell’immaginario collettivo, qualcuno ha pensato di trasformarlo in gelato. Il risultato è uno dei gusti più insoliti che si possano trovare nel Regno Unito.
Per molti resta una semplice curiosità gastronomica, ma racconta bene quanto il legame tra identità territoriale e gelateria possa spingersi ben oltre i gusti tradizionali.
Gelato al bacon

Negli Stati Uniti il bacon è molto più di un ingrediente: è una vera icona culturale. Non sorprende quindi che sia finito anche nel mondo dei dessert.
Tra le versioni più diffuse troviamo quella alla vaniglia arricchita con bacon croccante e sciroppo d’acero. L’idea è quella di richiamare la classica colazione americana fatta di pancake, pancetta e maple syrup.
Il contrasto tra dolce e salato, inizialmente considerato stravagante, è diventato nel tempo una delle tendenze più apprezzate della cucina contemporanea.
Gelato alla carbonara
Se esiste un gusto capace di rappresentare la nuova frontiera del gelato gastronomico italiano è probabilmente quello alla carbonara.
Guanciale, pecorino romano, pepe nero e tuorlo vengono reinterpretati dai gelatieri per creare un prodotto che ricorda il celebre piatto della tradizione romana. Più che come dessert, viene spesso servito durante aperitivi, degustazioni o percorsi gastronomici.
Può sembrare una provocazione, ma racconta perfettamente la voglia di sperimentare che caratterizza il mondo della gelateria contemporanea.
Gelato alla ‘nduja
Torniamo nel Sud Italia con uno dei gusti più sorprendenti degli ultimi anni. La ‘nduja calabrese, celebre per la sua consistenza morbida e il caratteristico gusto piccante, è diventata protagonista di diverse creazioni artigianali.
Il contrasto tra la dolcezza della base e la nota speziata del peperoncino crea un equilibrio insolito ma estremamente interessante. Alcuni gelatieri consigliano addirittura di abbinarla al cioccolato fondente.
Gelato al gorgonzola

Quando si pensa a un gelato salato, il formaggio è spesso uno dei primi ingredienti che vengono in mente. Tra le interpretazioni più riuscite c’è sicuramente quella al gorgonzola.
Spesso viene servito insieme a mostarde, pere o mele, creando un equilibrio tra dolcezza, aromaticità e sapidità. È uno degli esempi più rappresentativi di come il gelato possa uscire dal ruolo di semplice dessert per diventare un vero ingrediente gastronomico.
Gelato salato al tonno e cipolla
Tonno e cipolla sono una coppia classica della cucina italiana, soprattutto nelle ricette estive. Trasformarli in un gelato sembra quasi una provocazione, eppure alcune gelaterie artigianali hanno deciso di raccogliere la sfida.
Grazie all’utilizzo di cipolla caramellata, spezie e ingredienti selezionati, questo gusto viene spesso impiegato come accompagnamento per antipasti e preparazioni gastronomiche. Un esempio di come il gelato possa sorprendere anche lontano dal mondo dei dessert.
Quando il gelato diventa gastronomia
Questi gusti possono sembrare strani, e in alcuni casi lo sono davvero. Ma raccontano anche un fenomeno che negli ultimi anni ha conquistato chef, pizzaioli e gelatieri: il gelato non è più soltanto una merenda o un fine pasto.
Sempre più spesso viene utilizzato per accompagnare salumi, formaggi, piatti di pesce e preparazioni gourmet. Alcuni di questi gusti probabilmente non sostituiranno mai pistacchio o stracciatella, ma dimostrano quanto la creatività in cucina possa spingersi oltre i confini della tradizione.
E tu, quale di questi avresti il coraggio di assaggiare?
Articolo scritto con la collaborazione di Francesca Di Cesare
Immagine in evidenza di: Gary Furs/shutterstock