Cosa pensano i giovani dell’agricoltura?

giovani e agricoltura
Un’indagine racconta il rapporto tra under 35 e agricoltura: interesse, valori condivisi e difficoltà strutturali che frenano le scelte professionali.

Nove giovani su dieci dichiarano di prestare attenzione a ciò che mangiano, il 77% considera agricoltori e allevatori veri e propri “custodi del territorio” e il 15% sceglierebbe di lavorare in agricoltura se avesse strumenti e competenze adeguate. Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine “Agri Under 35 – Coltiviamo il futuro”, realizzata dall’Istituto Piepoli per Confeuro e presentata a Roma nel novembre 2025, che fotografa il rapporto tra le nuove generazioni, il cibo e il futuro del settore agricolo.

Numeri che raccontano uno scenario meno scontato di quanto spesso si immagini. L’agricoltura, agli occhi degli under 35, non è solo un comparto produttivo o un’eredità del passato, ma un ambito strettamente legato alla qualità dell’alimentazione, alla tutela dell’ambiente e al benessere collettivo. Uno sguardo che intreccia rispetto, consapevolezza e apertura all’innovazione, ma che mette anche in evidenza i limiti strutturali che ancora rendono complesso trasformare questa visione in una scelta professionale concreta.

Come i giovani vedono oggi l’agricoltura

giovani agricoltori
AYA images/shutterstock

Per gli under 35 l’agricoltura non è un settore marginale o un ambito che parla al passato. Al contrario, dall’indagine Agri Under 35 emerge una visione chiara e articolata del suo ruolo nella società contemporanea. Un giovane su due ritiene che senza agricoltura e allevamento non esisterebbero né la vita né l’uomo sulla Terra, mentre il 34% li considera attività che si prendono cura del territorio, una visione del mondo agricolo che è forte anche tra gli operatori del settore più sensibili al ruolo di tutela della biodiversità. Questa percezione del settore primario restituisce al lavoro agricolo una funzione essenziale, al tempo stesso economica, sociale e ambientale.

A colpire è soprattutto il livello di riconoscimento attribuito a chi lavora nei campi e negli allevamenti. L’84% dei giovani intervistati ritiene che agricoltori e allevatori contribuiscano al benessere delle persone e l’80% ne sottolinea il ruolo fondamentale per la conservazione dell’ambiente. Non a caso, il 77% li definisce “custodi del territorio”, una formula che racchiude l’idea di responsabilità, presidio e continuità nel tempo.

In questa prospettiva, anche il sostegno pubblico al settore viene percepito come necessario. Per l’84% degli under 35, i contributi economici a favore di agricoltori e allevatori rappresentano un’azione indispensabile per la salvaguardia del patrimonio alimentare del Paese. Un dato che conferma come, agli occhi delle nuove generazioni, l’agricoltura non sia solo una voce di spesa, ma un investimento strategico per il futuro.

Cibo, qualità e provenienza: lo sguardo parte dalla tavola

frutta e verdura a tavola
Gulcin Ragiboglu/shutterstock

Il modo in cui i giovani guardano all’agricoltura è strettamente legato al loro rapporto quotidiano con il cibo. L’indagine Agri Under 35 mostra infatti un’attenzione diffusa alle scelte alimentari: nove giovani su dieci dichiarano di fare personalmente la spesa o, comunque, di cercare di mangiare bene. Un dato che restituisce l’immagine di consumatori consapevoli, interessati non solo al prodotto finale ma anche al percorso che lo porta sulla tavola.

Questa attenzione si traduce in una forte sensibilità rispetto alla provenienza degli alimenti. Il 79% degli under 35 afferma di considerarla un elemento importante al momento dell’acquisto e, per un giovane su quattro, rappresenta un criterio discriminante. Un orientamento che suggerisce una crescente consapevolezza del legame tra cibo, territorio e filiere produttive, e che contribuisce a rafforzare il valore attribuito al lavoro agricolo.

Non meno significativo è il dato sulla qualità: l’89% dei giovani intervistati dichiara di essere disposto a spendere di più per un cibo ritenuto di qualità. Una disponibilità che va oltre la semplice scelta di consumo e che rimanda a una visione più ampia, in cui l’agricoltura viene riconosciuta come elemento centrale per la sicurezza alimentare, la tutela delle risorse naturali e la sostenibilità dei sistemi produttivi.

Un settore rispettato, ma ancora poco accessibile

ragazza raccoglie arance
BearFotos/shutterstock

La considerazione positiva dell’agricoltura tra i giovani si scontra però con una realtà più complessa. Se da un lato il settore viene riconosciuto come strategico per l’ambiente, il territorio e la qualità del cibo, dall’altro l’ingresso effettivo dei giovani resta limitato. Oggi, secondo i dati ISMEA, solo una quota minoritaria delle aziende agricole italiane è guidata da under 35, sebbene si tratti spesso di imprese che mostrano una maggiore capacità di innovazione e un peso economico superiore alla media in termini di valore prodotto.

Un divario che emerge anche dall’indagine Agri Under 35: il 15% dei giovani afferma che sceglierebbe di fare l’agricoltore o l’allevatore se avesse strumenti e competenze adeguate, mentre un ulteriore 40% non esclude questa possibilità. Un interesse potenziale che convive con la consapevolezza delle difficoltà strutturali legate all’accesso alla terra, agli investimenti iniziali e alla complessità burocratica, elementi che continuano a rappresentare un freno al ricambio generazionale.

Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, la Confederazione Agricoltori Europei, commenta così i dati: “L’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per Confeuro mette in luce un dato fondamentale: i giovani italiani sono tutt’altro che disinteressati ai temi dell’alimentazione, agricoltura e futuro del cibo. Al contrario, mostrano sensibilità spiccata, forte consapevolezza culturale e capacità di valutazione matura, che non si limita a semplici scelte di consumo, ma si estende a una visione complessiva del rapporto tra uomo, natura, cibo e società.” E aggiunge: “La consapevolezza dei giovani, la loro sensibilità verso la qualità, il rispetto per il lavoro agricolo e l’apertura verso l’innovazione delineano un orizzonte fertile per costruire una nuova stagione del settore primario. È ora fondamentale investire nella formazione, nell’accesso alla terra e nelle politiche di incentivo, affinché il potenziale espresso da questo 15% si trasformi in realtà concreta. “

La sfida, oggi, non è tanto riaccendere l’interesse dei giovani, quanto creare le condizioni perché questo interesse possa tradursi in scelte concrete. Investire nella formazione, facilitare l’accesso alla terra e sostenere l’avvio di nuove imprese agricole significa dare seguito a una consapevolezza già diffusa. Perché il futuro dell’agricoltura, come emerge da Agri Under 35, non dipende solo dalla volontà delle nuove generazioni, ma dalla capacità del sistema di riconoscerle e accompagnarle.

 

Immagine in evidenza di: greenbikestudio/shutterstock

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