Un vasetto di miele può raccontare molto più di quello che contiene. Può parlare del lavoro delle api, naturalmente, ma anche degli equilibri che rendono possibile la produzione di una parte importante del nostro cibo. E può portarci in un luogo che forse associamo meno facilmente agli impollinatori: la città.
È proprio da qui che parte Urban Nature 2026, il festival della natura in città promosso dal WWF, che sabato 3 e domenica 4 ottobre torna per la sua decima edizione in oltre 100 piazze italiane. Quest’anno, infatti, a fronte di una donazione sarà possibile ricevere un vasetto di miele e contribuire al Fondo Spazi Natura WWF, destinato a riportare la biodiversità nei luoghi della nostra quotidianità.
Ma perché parlare di miele per raccontare la natura urbana? La risposta ci porta dalle api agli altri insetti impollinatori, dai campi alle nostre tavole e, infine, di nuovo nelle città.
Urban Nature 2026: quando la natura diventa parte della cura
“La natura si fa cura” è il tema scelto per Urban Nature 2026. L’obiettivo è richiamare l’attenzione sul ruolo che gli spazi naturali possono avere nel rendere le città più resilienti, vivibili e capaci di accogliere biodiversità.
Parlare di spazi naturali e di città non equivale a porre l’attenzione solamente sul verde urbano. Attraverso il Fondo Spazi Natura, WWF sostiene interventi pensati per riportare la natura soprattutto là dove può assumere anche una funzione educativa e sociale: nelle scuole con le Aule Natura, nelle strutture sanitarie attraverso le Oasi in Ospedale, ma anche in quartieri, spazi pubblici e altri luoghi della vita collettiva.
Tra i protagonisti di questa edizione ci sono proprio gli impollinatori, scelti dal WWF per mostrare concretamente quanto la biodiversità sia presente e necessaria anche negli ambienti più urbanizzati. Il tema è al centro del nuovo report La città degli impollinatori: più spazio alla natura, più benessere per le persone, pubblicato in occasione di Urban Nature. Il documento parte da un problema noto, il declino di molti insetti impollinatori, ma sposta lo sguardo sulle città: parchi, giardini, orti, aiuole, margini stradali e persino piccoli spazi verdi possono offrire cibo, rifugio e luoghi di riproduzione ad api, farfalle e altri insetti, soprattutto quando sono connessi tra loro e gestiti favorendo una maggiore varietà di specie vegetali e di fioriture.
Il punto, quindi, non è semplicemente avere più verde, ma creare e mantenere habitat urbani capaci di sostenere la biodiversità. Una questione che riguarda gli equilibri degli ecosistemi cittadini, ma che ci porta anche fuori dai loro confini: gli stessi impollinatori svolgono infatti una funzione essenziale nella riproduzione delle piante e nella produzione di molti degli alimenti che arrivano sulle nostre tavole.
Non solo miele: perché gli impollinatori sono fondamentali per quello che mangiamo
Quando pensiamo all’impollinazione, probabilmente la prima immagine che ci viene in mente è quella di un’ape posata su un fiore. Eppure, dietro questo gesto apparentemente semplice si nasconde uno dei processi ecologici essenziali per la riproduzione di moltissime piante e, di conseguenza, per il funzionamento degli ecosistemi.
Il collegamento con ciò che mangiamo è altrettanto stretto. Secondo la FAO, circa il 75% dei tipi di colture alimentari mondiali dipende almeno in parte dagli impollinatori. Questo non significa, come talvolta si legge, che tre quarti di tutto il cibo che produciamo dipenda dall’impollinazione animale: considerando il volume della produzione agricola globale, la quota interessata è infatti pari a circa il 35%.
Una distinzione importante, che non ridimensiona affatto il problema. Gli impollinatori contribuiscono alla produzione di 87 delle 115 principali colture alimentari mondiali e il loro ruolo riguarda in particolare alimenti come frutta, ortaggi, semi e frutta a guscio. Prodotti che, oltre a rendere più varia la nostra tavola, sono fonti importanti di vitamine e micronutrienti. Proteggere gli impollinatori significa quindi agire a tutela della diversità e qualità delle nostre diete.
L’ape da miele, però, è una delle tante specie coinvolte nell’impollinazione. Api selvatiche, farfalle, falene, sirfidi, coleotteri, ma anche alcune specie di uccelli e pipistrelli contribuiscono all’impollinazione. La stessa FAO stima che siano circa 200.000 le specie animali che svolgono questa funzione. Un universo molto più vasto dell’alveare, che abbiamo già raccontato parlando del rapporto tra api, biodiversità e nuove tecnologie utilizzate per monitorare e proteggere questi insetti.
Proteggerli significa dunque tutelare gli ecosistemi, ma anche una funzione fondamentale per l’agricoltura. Lo dimostrano anche gli studi sugli effetti che la diminuzione degli insetti impollinatori può avere sulle colture.
Impollinatori in declino: cosa sta succedendo?
Il problema è che molte specie sono in difficoltà. Secondo la Commissione europea, una specie su tre tra api, farfalle e sirfidi è in declino nell’Unione europea, mentre una su dieci è minacciata di estinzione.
Le cause sono diverse e spesso agiscono contemporaneamente: perdita e frammentazione degli habitat, agricoltura intensiva, uso di pesticidi, specie aliene invasive e cambiamento climatico riducono le risorse e gli ambienti di cui gli impollinatori hanno bisogno per alimentarsi, riprodursi e trovare rifugio.
Non si tratta, peraltro, di un fenomeno nuovo. Sul Giornale del Cibo ci siamo occupati negli anni della crisi delle api e delle difficoltà che interessano l’apicoltura e la produzione di miele, così come di progetti di monitoraggio che ricordano perché, quando parliamo di biodiversità, davvero “ogni ape conta”.
Ma se una delle questioni principali è la progressiva perdita di habitat, può sembrare quasi paradossale cercare una parte della risposta proprio nei luoghi che più abbiamo trasformato: le città. Ed è qui che entra in gioco la sfida del WWF.
Anche le città possono diventare spazi per gli impollinatori?
È facile immaginare api e farfalle tra campi, prati e alberi da frutto. Molto meno tra palazzi, strade e parcheggi. Eppure, diversi studi hanno mostrato che alcuni ambienti urbani possono offrire habitat e risorse importanti agli impollinatori. Ma quali caratteristiche rendono davvero uno spazio urbano ospitale per api, farfalle e sirfidi?
Qualche risposta arriva da una ricerca pubblicata su Biological Conservation, che ha osservato api e sirfidi in 105 siti urbani di Padova, tra giardini, parchi, prati abbandonati, margini agricoli e stradali e aree sottoposte a differenti regimi di sfalcio. I risultati mostrano il peso della disponibilità di fiori e delle caratteristiche della vegetazione: una maggiore copertura floreale favorisce la ricchezza di specie, mentre una vegetazione più alta e regimi di sfalcio meno intensivi possono offrire condizioni più favorevoli ad alcuni gruppi di impollinatori.
La gestione diventa quindi parte integrante del valore ecologico di uno spazio. Un prato tagliato frequentemente e un’area in cui le piante hanno il tempo di crescere e fiorire possono apparire entrambi “verdi” ai nostri occhi, ma offrire risorse molto diverse agli insetti.
E la scala non deve essere necessariamente quella di un grande parco. Giardini privati, orti urbani, aiuole, balconi e piccoli spazi marginali possono contribuire a creare una rete di risorse distribuite nella città, soprattutto quando ospitano specie vegetali diverse e fioriture che si susseguono durante l’anno. È la stessa logica che ritroviamo, su scala piccolissima, nelle seed bomb pensate per riportare fiori e insetti utili negli spazi urbani.
Più che chiederci semplicemente quanto verde ci sia nelle nostre città, allora, possiamo iniziare a osservare che tipo di natura riesce effettivamente a trovarvi spazio.
Dal vasetto di miele a una città più ricca di natura
Ed eccoci di nuovo al vasetto da cui siamo partiti. Il 3 e 4 ottobre, in occasione di Urban Nature, i volontari WWF saranno presenti in oltre 100 piazze italiane. Accanto agli stand sono previste passeggiate naturalistiche, laboratori, visite, attività di citizen science e appuntamenti dedicati proprio alla scoperta degli impollinatori e della biodiversità che vive accanto a noi.
Con una donazione sarà possibile ricevere il miele WWF e contribuire al Fondo Spazi Natura, sostenendo la creazione e la cura di luoghi in cui la natura possa tornare a essere parte della quotidianità. Forse è proprio questo il significato più interessante di quel vasetto. Il miele nasce da una relazione: tra fiori e insetti, habitat e territorio, attività umane ed ecosistemi. Portarlo nel cuore delle città significa ricordarci che quella relazione non appartiene soltanto alla campagna o a un paesaggio lontano da noi. Passa anche dai luoghi in cui viviamo ogni giorno e, inevitabilmente, arriva fino alle nostre tavole. E tu, hai mai pensato a balconi, giardini e spazi verdi delle nostre città come possibili alleati degli impollinatori? Raccontacelo nei commenti.
Immagine in evidenza di: Lipatova Maryna/shutterstock