WeFood 2026: il turismo enogastronomico entra nelle Fabbriche del Gusto

parmigiano reggiano
WeFood 2026 torna il 7 e 8 novembre con 15 aziende aperte al pubblico tra Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Scopri visite, degustazioni e attività.

Come nasce il formaggio che portiamo in tavola? Quali lavorazioni trasformano le olive in olio extravergine? E che cosa succede prima che il caffè arrivi nella nostra tazzina? Per trovare le risposte, a volte, basta entrare nei luoghi in cui questi prodotti vengono realizzati. È l’idea alla base di WeFood 2026 – Fabbriche del Gusto, il festival che sabato 7 e domenica 8 novembre apre al pubblico quindici aziende alimentari tra Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna.

L’iniziativa si inserisce in un fenomeno più ampio: il crescente interesse per un turismo enogastronomico fatto di visite ai luoghi di produzione, incontri con i produttori ed esperienze legate alle tradizioni alimentari dei territori. Secondo i dati diffusi da ENIT nel 2025, nell’ultimo decennio il turismo enogastronomico internazionale verso l’Italia è cresciuto del 176%. Un dato che testimonia l’interesse per le esperienze gastronomiche e il ruolo che il cibo ha assunto nel modo di conoscere e visitare i territori.

Ma che cosa possiamo scoprire visitando un caseificio, un frantoio o un laboratorio artigianale? E perché queste esperienze possono aiutarci a conoscere meglio non soltanto un territorio, ma anche ciò che mangiamo?

WeFood 2026: quindici Fabbriche del Gusto aprono al pubblico

degustazione olio
Fotomoment001/shutterstock

Giunto alla quindicesima edizione, WeFood è un festival diffuso che, a differenza delle manifestazioni che riuniscono produttori e visitatori in un unico spazio, invita a raggiungere direttamente le aziende partecipanti, trasformando i luoghi di lavoro in tappe di un itinerario gastronomico.

Il programma coinvolge quindici realtà distribuite in tre regioni, dalle aziende vitivinicole ai caseifici, passando per frantoi, distillerie e laboratori specializzati nella trasformazione alimentare. Sono previste visite guidate, degustazioni, laboratori e attività sensoriali, con modalità e orari differenti a seconda della sede.

Si può scegliere un’esperienza in base ai propri interessi, ma anche approfittarne per visitare una zona che magari si conosce poco, pur trovandosi a breve distanza da casa. In questo senso, WeFood si inserisce nel calendario degli eventi alimentari del 2026 che invitano a scoprire le produzioni locali e a incontrare le persone che se ne occupano.

Le visite sono gratuite, ma è necessaria la prenotazione. Alcune esperienze aggiuntive possono prevedere condizioni specifiche: per conoscere il programma completo, gli orari e le modalità di partecipazione è quindi importante consultare il sito ufficiale di WeFood.

Dai caseifici ai frantoi: il turismo enogastronomico racconta i territori

caciocavalli
Lorenzo Dottorini/shutterstock

Visitare un’azienda alimentare significa scoprire che cosa accade prima che un prodotto arrivi sulle nostre tavole. Non capita tutti i giorni, infatti, di osservare da vicino lavorazioni che conosciamo soprattutto attraverso il loro risultato finale. È particolarmente interessante quando si tratta di processi produttivi in cui il tempo, le competenze e il legame con il territorio hanno un ruolo centrale.

Tra le realtà coinvolte in WeFood 2026 c’è, per esempio, Lattebusche, nel Bellunese, dove i visitatori potranno conoscere la produzione e la stagionatura del formaggio Piave DOP. È un’occasione per approfondire un settore che negli ultimi anni ha trovato nuove forme di racconto anche attraverso il turismo caseario: dalle visite agli allevamenti e ai caseifici fino alle attività dedicate alla trasformazione del latte.

Un altro percorso possibile riguarda l’olio extravergine d’oliva. In Veneto, Frantoio Bonamini, a Illasi, e Corte Tomasin, in Friuli Venezia Giulia, accompagnano i visitatori alla scoperta del rapporto tra coltivazione degli olivi, lavorazione e caratteristiche del prodotto. Sono esperienze che rientrano in quel fenomeno che chiamiamo oleoturismo, ovvero una forma di viaggio che porta a conoscere l’olio attraverso i territori e le persone che lo producono. L’interesse per queste attività emerge anche dal Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio, pubblicato nel 2026, che registra un aumento del 37,1% della partecipazione alle esperienze oleoturistiche tra il 2021 e il 2024. Un segnale dell’attenzione crescente verso attività che vanno oltre il semplice acquisto o assaggio.

Le possibilità, però, non finiscono qui. All’Acetaia Monari Federzoni, nel Modenese, il percorso di visita permette di conoscere la produzione dell’aceto balsamico e le differenze tra le diverse denominazioni. A Trieste, città dalla lunga tradizione legata al caffè, Primo Aroma apre le porte ai visitatori per raccontare le lavorazioni che accompagnano il chicco fino alla tazzina. Si tratta di produzioni molto diverse tra loro, accomunate dalla possibilità di osservare lavorazioni che normalmente rimangono lontane dagli occhi di chi acquista e consuma questi alimenti.

Conoscere come nasce il cibo: quando il viaggio diventa anche un’occasione per imparare

acetaia
barmalini/shutterstock

C’è un aspetto delle visite ai luoghi di produzione che va oltre l’interesse turistico. Entrare in un’azienda, ascoltare le spiegazioni di chi ci lavora e vedere come viene realizzato un alimento aiuta a comprenderne meglio caratteristiche, provenienza, tecniche e modalità di lavorazione.

Pensiamo a un formaggio stagionato: assaggiarlo significa riconoscerne il sapore, ma osservare alcune fasi della produzione aiuta a capire perché servano determinate condizioni, competenze e tempi di maturazione. Lo stesso vale per un olio extravergine, per il quale la varietà delle olive, la raccolta e la lavorazione contribuiscono al risultato finale.

Una visita, naturalmente, non basta a renderci consumatori più informati. Può però far nascere domande che raramente ci poniamo davanti allo scaffale di un supermercato. Da dove arriva questo prodotto? Come viene realizzato? Quali persone e quali passaggi sono coinvolti nella sua produzione? Sono interrogativi che si collegano anche al tema dell’educazione alimentare, che riguarda sicuramente gli aspetti nutrizionali del cibo, ma anche la conoscenza della sua origine, dei processi produttivi e del rapporto con l’ambiente e la società.

Da questo punto di vista, il turismo enogastronomico può diventare un’occasione per imparare qualcosa di nuovo, soprattutto quando si ha modo di parlare direttamente con chi produce. E può farci guardare con occhi diversi anche i territori vicini: luoghi che attraversiamo abitualmente custodiscono lavorazioni, tradizioni e competenze che conosciamo soltanto in parte.

Il 7 e 8 novembre, WeFood ci invita a partire proprio da qui: dai luoghi in cui nascono gli alimenti che conosciamo, per scoprire il lavoro, le persone e le competenze che stanno dietro a ciò che portiamo in tavola. Un modo per riscoprire il valore del cibo attraverso chi lo produce e i territori da cui proviene. E tu, hai mai visitato un’azienda alimentare? C’è un prodotto di cui ti piacerebbe conoscere da vicino la lavorazione?

 

Immagine in evidenza di: Mazur Travel/shutterstock

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