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Il clima cambia anche la birra: caldo e siccità minacciano orzo e luppolo

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Gli effetti del cambiamento climatico pesano anche sulla produzione di birra, un settore apparentemente più lontano da questa emergenza, che come abbiamo visto incide notevolmente su agricoltura, produzione lattiero-casearia, allevamento e pesca. Il settore, però, dipende da due colture particolarmente sensibili alle condizioni meteorologiche: l’orzo da malto e il luppolo. Temperature più elevate, siccità frequenti e la combinazione di questi fenomeni possono rendere più difficile e costoso ottenere le materie prime, incidendo su quantità e qualità. Ma qual è la situazione e cosa si sta facendo per adattarsi al nuovo contesto? Cerchiamo di saperne di più, partendo dalle ricerche e dai dati più recenti.

Birra e cambiamento climatico: dai campi al bicchiere

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La crisi climatica colpisce anche la birra, e l’industria sta già iniziando a farci i conti. Come già accade per il riso e molte altre materie prime fondamentali, il problema parte dal livello agricolo e si trasferisce a quello economico, fino a coinvolgere il mercato e l’intera filiera agroalimentare.
Il riscaldamento globale non farà scomparire la birra, ma la questione non è soltanto teorica ed è da tempo oggetto di ricerche scientifiche. Uno studio del 2018 pubblicato su Nature Plants aveva già mostrato, attraverso modelli agronomici ed economici, quanto gli eventi estremi possano incidere sulla disponibilità mondiale di orzo destinato alla produzione di birra. Gli autori hanno stimato perdite medie delle rese dell’orzo comprese fra il 3% e il 17%, a seconda della gravità degli episodi combinati di siccità e caldo. Le conseguenze sui mercati potrebbero essere amplificate dalla riduzione dell’offerta e dalla conseguente crescita dei prezzi.

Per capire la vulnerabilità della birra bisogna partire proprio dall’orzo, il cereale che viene maltato attraverso un processo controllato di germinazione e successiva essiccazione. Il malto ottenuto costituisce la principale fonte di zuccheri fermentescibili utilizzati dai lieviti durante la produzione della birra. Non tutto l’orzo, però, è destinato alla birrificazione, perché le varietà da malto devono possedere caratteristiche precise, fra le quali soprattutto:

Per questo motivo, non basta produrre più orzo, ma occorre ottenere un cereale con le caratteristiche qualitative richieste dall’industria maltaria. Proprio su questo fronte, recentemente uno studio pubblicato su Nature Genetics ha sottolineato il ruolo della biodiversità varietale nella capacità della coltura di adattarsi a differenti condizioni ambientali. La ricerca genetica, in questo senso, sta cercando di comprendere quali caratteristiche consentano ad alcune piante di sopportare meglio siccità e altri stress, mantenendo al tempo stesso caratteristiche idonee alla trasformazione in malto.

La formazione del chicco è il momento più delicato

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L’orzo non è ugualmente vulnerabile durante tutto il ciclo vegetativo: alcune delle fasi più delicate coincidono con la fioritura e il riempimento della granella, quando temperature elevate e disponibilità insufficiente di acqua possono compromettere la formazione e il peso dei chicchi. Approfondendo queste dinamiche, una ricerca pubblicata su Field Crops Research ha studiato questo problema lungo un gradiente europeo, simulando gli effetti futuri del cambiamento climatico sull’orzo primaverile. I risultati indicano che le due fasi sopra citate potrebbero avvenire in condizioni progressivamente più calde e asciutte. Gli autori, inoltre, hanno osservato che la scelta della data di semina e della cultivar può modificare il momento in cui la pianta incontra il maggiore rischio climatico, offrendo quindi una possibile strategia di adattamento.
Uno studio ancor più recente, pubblicato nel 2026 su Agricultural and Forest Meteorology, ha esteso l’analisi all’intero continente europeo, utilizzando scenari climatici e otto diverse zone ambientali. Lo stress da caldo è indicato come il principale pericolo futuro per l’orzo primaverile, mentre emerge la necessità di sviluppare varietà e strategie agronomiche adattate alle diverse combinazioni di rischi climatici. Il problema, quindi, non è semplicemente dovuto all’aumento delle temperature, ma al fatto che il calendario agricolo si trova a dover fare i conti con condizioni meteorologiche che possono arrivare nel momento più sbagliato.

Clima e birra: caldo e siccità possono modificare anche il malto e il luppolo

 

C’è poi un aspetto meno evidente ma fondamentale: la qualità dell’orzo non coincide con la sua resa per ettaro. Un raccolto abbondante, infatti, può non essere necessariamente un buon raccolto per la birrificazione, se le condizioni climatiche hanno alterato le caratteristiche della granella. Questo perché il contenuto di amido, proteine, beta-glucani e altri parametri influenzano la maltazione e successivamente la produzione del mosto. A riprova di questo, una meta-analisi pubblicata nel 2026 su Applied Food Research ha raccolto i risultati di numerosi studi sperimentali sugli effetti di diversi tipi di stress sulla qualità maltaria. Gli autori hanno riscontrato risposte differenti a seconda del tipo di stress: siccità e caldo possono modificare diversi parametri della maltazione e, in particolare, lo stress termico è risultato associato a una riduzione dell’amido e a cambiamenti nella viscosità del mosto e nel comportamento delle proteine. Si tratta di una distinzione importante anche per il consumatore, perché il cambiamento climatico non deve necessariamente tradursi in una birra diversa da un giorno all’altro, ma può aumentare la variabilità della materia prima e rendere più complesso ottenere ogni anno le stesse caratteristiche.

Se l’orzo rappresenta la base fermentescibile della birra, il luppolo contribuisce in maniera determinante al suo profilo aromatico e amaro. Ed è proprio questa coltura a mostrare segnali particolarmente preoccupanti in relazione al cambiamento climatico. Uno studio pubblicato nel 2023 su Nature Communications ha analizzato l’effetto del cambiamento climatico sulla produzione e sulla qualità dei luppoli aromatici tradizionali europei, evidenziando un declino sia della resa sia della concentrazione di acidi alfa, i composti principalmente responsabili dell’amaro della birra. Gli autori collegano il fenomeno all’aumento delle temperature e alla maggiore frequenza di condizioni di stress idrico, indicando ancora una volta la necessità di strategie di adattamento per evitare ripercussioni sulle filiere internazionali. Il risultato è particolarmente significativo, perché riguarda non soltanto la quantità di prodotto disponibile, ma anche la sua composizione chimica. Al di là della quantità raccolta, il luppolo può quindi presentare caratteristiche differenti rispetto a quelle attese dalla filiera brassicola.

Questa coltura, infatti, richiede molta acqua durante le fasi di crescita e sviluppo dei coni. Quando le precipitazioni non sono sufficienti, l’irrigazione può diventare decisiva per mantenere la produzione e la qualità. Anche periodi relativamente brevi di carenza idrica provocano stress fisiologico e riduzioni delle rese, mostrando quanto la disponibilità d’acqua nella fase finale del ciclo possa essere importante. Ciò non significa che la soluzione sia semplicemente irrigare di più, e in molte aree agricole l’acqua è già una risorsa limitata e la competizione tra usi agricoli, civili e ambientali è destinata a crescere. L’adattamento dovrà quindi puntare anche su sistemi di irrigazione più efficienti, gestione del suolo, scelta delle varietà e selezione di piante maggiormente tolleranti allo stress idrico.

Birra e crisi climatica: in Europa il problema è già visibile

L’Europa occupa una posizione centrale nel mercato mondiale del luppolo. Secondo la Commissione europea, nell’UE circa 2.600 aziende agricole lo coltivano, su una superficie complessiva di circa 26.500 ettari, pari a circa il 60% della superficie mondiale dedicata a questa coltura. La Germania rappresenta da sola circa il 60% della superficie europea, mentre Repubblica Ceca, Polonia e Slovenia sono altri importanti produttori. Sono numeri che spiegano perché gli effetti climatici sulle aree di produzione europee possano avere ripercussioni ben oltre i confini dei singoli territori. Sappiamo che il continente europeo è tra le aree geografiche più colpite dai cambiamenti climatici e a preoccupare è soprattutto la combinazione tra caldo e siccità, che, quando si verificano contemporaneamente, possono amplificare lo stress della pianta.

La birra italiana e le materie prime

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Pur presentando caratteristiche differenti rispetto ai grandi distretti europei del luppolo, il tema riguarda anche l’Italia, che dispone di una filiera brassicola vivace, ma ancora fortemente dipendente dall’estero per alcune materie prime. L’Italia non è storicamente un grande Paese produttore di luppolo e l’industria birraria importa quasi completamente il proprio fabbisogno; tuttavia i dati ufficiali riportano una crescente attività di coltivazione e certificazione nazionale.
Questa dipendenza rende particolarmente interessante lo sviluppo di una filiera italiana più integrata. Il progetto LOB.IT, coordinato dal CREA e dedicato a “Luppolo, Orzo, Birra: biodiversità ITaliana da valorizzare”, punta proprio a individuare varietà di orzo e luppolo adatte agli ambienti italiani, a studiare le caratteristiche qualitative e a valutare le possibilità di costruire filiere più corte. Per l’Italia la questione climatica potrebbe quindi offrire anche un’opportunità, per sviluppare varietà e tecniche produttive meglio adattate alle condizioni mediterranee e ridurre almeno in parte la vulnerabilità della filiera alle oscillazioni dei mercati internazionali.

La genetica può aiutare e anche il modo di produrre la birra potrebbe cambiare

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Una delle strade più promettenti per l’inevitabile adattamento passa dalla selezione varietale e dal miglioramento genetico. Non tutte le varietà di orzo, infatti, reagiscono allo stesso modo alla siccità e alle alte temperature e lo stesso vale per il luppolo. La ricerca genetica può individuare caratteristiche associate alla capacità di mantenere la produttività e la qualità maltaria in condizioni di stress. Per il luppolo, invece, la ricerca sta cercando di combinare qualità aromatica e maggiore capacità di tollerare condizioni climatiche avverse. Non si tratta di un compito semplice, in quanto alcune delle caratteristiche che rendono una varietà interessante per i birrai possono dipendere da condizioni ambientali molto specifiche. L’obiettivo, quindi, non è creare una singola varietà resistente, ma aumentare la diversità genetica disponibile e selezionare materiali adatti a differenti territori e a condizioni future.

Di fronte a queste trasformazioni, l’industria brassicola non sta semplicemente aspettando che il problema arrivi al birrificio. L’adattamento può avvenire su diversi livelli:

Anche il processo industriale può contribuire. Una maggiore disponibilità di materie prime con caratteristiche variabili richiede infatti una maggiore flessibilità da parte delle malterie e dei birrifici, per adattare le ricette e i processi alle caratteristiche delle diverse annate.

Non è la fine della birra, ma la fine della stabilità climatica

La prospettiva più realistica è dunque quella di un settore che dovrà fare i conti con una serie di condizioni meno prevedibili. Le domande fondamentali saranno perciò legate ai costi, alle materie prime e ai territori adatti alla produzione che, come nel caso del vino, potrebbero cambiare. Se gli eventi estremi diventeranno più frequenti, le oscillazioni della produzione di orzo e luppolo potranno tradursi in maggiore volatilità dei prezzi, competizione per l’acqua e maggiore pressione sulle aree agricole più vocate.

I margini per reagire, fortunatamente, non mancano:

Il cambiamento climatico, insomma, sta già modificando la geografia e l’economia delle materie prime della birra. Orzo e luppolo, pur essendo colture diverse, confermano allo stesso modo che quando il clima cambia, a variare è anche il sistema alimentare costruito intorno alle piante.

 

Immagine in evidenza di: Nikita Burdenkov/shutterstock

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