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Il caso delle verdure in busta introvabili al supermercato: cosa sta succedendo

BJ Day Stock/shutterstock

C’è qualcosa di insolito che ormai hanno notato anche i consumatori più disattenti facendo la spesa in queste settimane. Il reparto ortofrutta a prima vista appare più spoglio e le verdure confezionate che si trovano al banco frigo sono diventate piuttosto difficili da reperire. Si cerca la solita busta salva-cena (e soprattutto, salva-pranzi rigorosamente light al lavoro) di valeriana, misticanza o lattughino, ma ultimamente, sempre più spesso, non si trova.

Forse siamo tutti diventati più pigri e abbiamo deciso di fare scorte di insalata in busta per non metterci a pulire quella intera appena colta? “Mannaggia a te, che sei arrivato al supermercato così tardi: bisognava andarci al mattino”, viene da pensare. Errato, perché anche tornando l’indomani mattina, il problema si ripropone. “Informazione ai clienti: a causa delle condizioni climatiche nelle zone di produzione, la disponibilità di alcuni prodotti ortofrutticoli potrebbe essere temporaneamente ridotta. Stiamo lavorando per garantirvi il miglior servizio possibile. Ci scusiamo per il disagio”, recitano alcuni cartelli comparsi nei punti vendita di alcune catene della grande distribuzione nel Centro-Nord Italia.

Mistero risolto? Non proprio. Cerchiamo di capire cosa sta succedendo nel comparto agricolo al punto dascatenare una vera e propria “crisi di ortaggi”.

Quali verdure mancano all’appello?

spinaci
Rosamar/shutterstock

A essere particolarmente colpita è la cosiddetta quarta gamma, cioè l’insieme di verdure fresche che vengono lavate, selezionate, tagliate e successivamente confezionate per essere consumate direttamente o con una preparazione minima. Parliamo soprattutto di insalata, rucola, spinaci e altre verdure già pronte. Questo comparto richiede una materia prima di qualità molto elevata, perché se si trovano foglie danneggiate, ingiallite o compromesse dagli stress climatici, l’ortaggio non è più adatto alla lavorazione e finisce tra gli scarti.

La crisi, però, non riguarda esclusivamente le verdure in busta. Anche diversi ortaggi freschi hanno registrato una disponibilità più contenuta. Tra quelli segnalati nelle ultime settimane ci sono anche pomodori, melanzane, peperoni e zucchine.

Il caldo estremo ha danneggiato le coltivazioni: cosa dicono gli esperti 

Black Salmon/shutterstock.com

Per capire perché alcuni banchi siano più vuoti di altri bisogna fare un passo indietro all’estate appena trascorsa. Le temperature decisamente troppo elevate e i prolungati periodi di siccità hanno sottoposto le colture a uno stress significativo, riducendo la quantità e la qualità della materia prima disponibile. Secondo la Confederazione Italiana Agricoltori della Campania, il caldo prolungato e la scarsità d’acqua hanno aumentato lo stress delle coltivazioni e fatto crescere gli scarti, che in alcune produzioni sono arrivati al 20-30%. Le condizioni climatiche hanno inoltre aumentato il fabbisogno di irrigazione, con conseguenze anche sui consumi energetici delle aziende agricole.

A fotografare la situazione dal punto di vista agricolo è Francesco Castelluccio, responsabile dell’area tecnica e delle relazioni esterne di Cia Campania. “Nella mia attività non ho mai visto una crisi così grave. Negli ultimi 10-15 anni non si era mai verificata una concomitanza così pesante di fattori negativi”, ha spiegato, indicando nell’emergenza climatica, nel caro-energia e nelle conseguenze delle guerre sui fattori produttivi alcuni degli elementi che stanno mettendo sotto pressione il comparto. “Gli scaffali che iniziano a svuotarsi sono l’ultimo anello visibile di una difficoltà che comincia nei campi – ha sottolineato il commissario di Cia Campania, Stefano Di Marzo – Se produrre non conviene più, il cibo comincerà a scarseggiare. Non possiamo aspettare che l’emergenza arrivi al consumatore per intervenire”. 

A incidere anche gasolio, energia e fertilizzanti

Al danno provocato dalle condizioni meteorologiche si aggiunge quello economico, causato dalle guerre in corso. Secondo Castelluccio, il gasolio agricolo, che fino a pochi mesi fa veniva a un prezzo di circa 80-90 centesimi al litro, avrebbe raggiunto punte di 1,50-1,60 euro al litro. “Un incremento che pesa enormemente sui bilanci aziendali, considerando quanto carburante sia necessario per far funzionare i macchinari e i sistemi di irrigazione”, ha precisato l’esperto. Anche fertilizzanti e prodotti fitosanitari hanno risentito dell’aumento dei costi energetici e delle difficoltà di approvvigionamento legate alle tensioni geopolitiche.

Cosa riserva il futuro al comparto dell’agricoltura?

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Quando torneranno normalmente disponibili insalate e verdure? Per alcune coltivazioni i quantitativi stanno progressivamente recuperando, mentre per altre la situazione resta più complessa. A metà settembre, Confcooperative aveva stimato in circa un mese il tempo necessario per riportare alla normalità i volumi delle insalate coltivate in serra. Se questa previsione sarà confermata, la situazione dovrebbe quindi tornare gradualmente alla normalità in tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. 

L’allarme “crisi disponibilità di verdura in busta” potrebbe rientrare, ma questo non significa che il problema sia risolto definitivamente. Come abbiamo visto, infatti, l’andamento del comparto è legato a diversi fattori che potrebbero determinare nuove carenze di di ortaggi e prezzi più elevati per i consumatori. “Il rincaro pagato dai consumatori – ha precisato Castelluccio – non si traduce in un guadagno per chi lavora la terra, ma viene assorbito dall’esplosione dei costi produttivi e dalla speculazione lungo la filiera”. Con un altro elemento importante da non sottovalutare: quando produrre una determinata coltura diventa troppo costoso o rischioso, per sopravvivere un’azienda agricola può decidere di ridurre la superficie destinata a quella produzione oppure di non coltivarla affatto. E questo può avere conseguenze anche sulla quantità di prodotto disponibile sul mercato. 

Il rapporto sempre più fragile tra crisi climatica e costi di produzione 

La crisi climatica (e geopolitica) ha già iniziato a mostrare effetti piuttosto evidenti nella nostra vita quotidiana. Secondo Coldiretti, il bilancio dei danni causati dagli eventi climatici potrebbe aggravarsi ulteriormente se la scarsità di precipitazioni dovesse prolungarsi. “Non possiamo intervenire sull’agricoltura soltanto quando arriva l’emergenza. Occorre una strategia che dia certezze a chi produce e riconosca all’agricoltura un ruolo centrale nella sicurezza alimentare del Paese”, è il grido d’appello degli agricoltori italiani. 

 

Immagine in evidenza di: BJ Day Stock/shutterstock

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