Giornale del cibo

PFAS nel packaging alimentare: cosa sono, come vengono usati e perché la regolamentazione europea è difficile da applicare

Chaosamran_Studio/shutterstock

Negli ultimi anni l’attenzione sui PFAS (Sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) è salita di livello nel dibattito ambientale e sanitario internazionale. Se in passato il tema riguardava soprattutto l’inquinamento delle acque in alcuni distretti industriali, oggi il focus si è progressivamente spostato anche sulla presenza di queste sostanze negli imballaggi alimentari. I PFAS, infatti, vengono impiegati in alcuni materiali destinati al contatto con gli alimenti, per rendere i confezionamenti resistenti ai grassi, all’umidità e alle alte temperature. Questi composti chimici, utilizzati da decenni in numerosi settori dell’industria, da tempo sono sotto la lente della ricerca scientifica per la loro persistenza a lungo termine nell’ambiente e per i possibili effetti sulla salute umana. Il tema assume particolare rilevanza nel contesto europeo, dove la nuova regolamentazione sugli imballaggi (Packaging and Packaging Waste Regulation, PPWR) punta a ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi, ma ha aperto anche un ampio dibattito sulle sostanze chimiche utilizzate nei materiali destinati al contatto alimentare. Il nostro approfondimento su queste sostanze e sulle criticità applicative del piano UE.

Cosa sono i PFAS e perché si utilizzano

pfas
zimmytws/shutterstock

L’acronimo PFAS indica le Per and Polyfluoroalkyl Substances, una vasta famiglia di sostanze chimiche sintetiche sviluppate a partire dagli anni Quaranta del Novecento. Secondo l’OCSE, esistono migliaia di composti appartenenti a questa categoria, accomunati dalla presenza di legami tra carbonio e fluoro estremamente stabili, caratteristica che le rende molto resistenti alla degradazione naturale. Per questo motivo vengono spesso definiti “forever chemicals”, cioè “sostanze eterne”, perché possono permanere nell’ambiente per tempi molto lunghi. Resistenti al calore, all’acqua e ai grassi, hanno avuto successo su scala industriale in diverse applicazioni e prodotti di largo consumo. Tra questi, possiamo citare tessuti impermeabili, schiume antincendio e componenti elettronici, e nella fattispecie degli usi che interessano il campo alimentare possiamo evidenziare quelli dei rivestimenti antiaderenti, che abbiamo già approfondito in passato, e degli imballaggi alimentari.
Riguardo ai rischi per la salute umana, i pareri scientifici dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), hanno attestato che alcuni PFAS possono accumularsi nell’organismo umano nel tempo, soprattutto attraverso alimenti e acqua contaminati. Tali considerazioni sono alla base delle preoccupazioni legate alla diffusione di queste sostanze, specialmente per i materiali che vengono a contatto con cibi e bevande, e abbiamo visto che in Italia dal 2023 esiste un osservatorio dedicato al tema.

PFAS e packaging alimentare: dove si usano

Lazy_Bear/shutterstock

Concentrandosi sugli imballaggi alimentari, i PFAS sono stati utilizzati soprattutto per migliorare la resistenza dei materiali al grasso e all’umidità e possono essere presenti in:

La loro funzione principale è impedire che oli e grassi attraversino il materiale, migliorando la conservazione degli alimenti e la praticità d’uso delle confezioni. Come ha precisato anche l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), i PFAS sono stati ampiamente utilizzati nei materiali a contatto con alimenti proprio grazie a queste proprietà tecniche peculiari. Negli ultimi anni, però, sono aumentate le preoccupazioni sulla possibilità che alcune di queste sostanze possano migrare dal packaging agli alimenti, contribuendo così all’esposizione umana.

I rischi sanitari e ambientali dovuti ai PFAS

La crescente attenzione verso i PFAS deriva soprattutto dalle evidenze scientifiche sui loro possibili effetti sanitari e ambientali associati a queste distanze. Nel 2020 l’EFSA ha pubblicato una valutazione scientifica sui quattro PFAS più studiati (PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS) riducendo drasticamente la dose settimanale tollerabile per l’esposizione alimentare. Nel 2026, inoltre, l’Autorità ha ricapitolato le sue considerazioni e prodotto un rapporto specifico su queste sostanze.
In sintesi, secondo gli studi, un’esposizione prolungata ad alcuni PFAS potrebbe essere associata a:

Anche dal punto di vista ambientale, come già rimarcato in passato, il problema è rilevante, perché i PFAS tendono a contaminare acque superficiali, falde e suoli, con una persistenza molto elevata. Tornando all’ambito strettamente alimentare, invece, EFSA ha precisato che i cibi più soggetti a questo tipo di contaminazione sono soprattutto pesce e uova

La regolamentazione europea sui PFAS e il PPWR

Kostsov/shutterstock

L’Unione Europea ha progressivamente rafforzato la regolamentazione sui PFAS. Alcuni composti, come il PFOA e il PFOS, sono già soggetti a forti restrizioni nell’ambito del regolamento REACH e della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti. Parallelamente, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Norvegia hanno proposto una restrizione molto ampia in diversi settori industriali. Anche nel settore alimentare si valutano ulteriori misure per limitare la presenza di PFAS nei materiali destinati al contatto diretto coi cibi.

A questo scopo, all’inizio del 2025 è stato introdotto il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), il regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio approvato nell’ambito del Green Deal europeo. L’obiettivo è ridurre la produzione di rifiuti, aumentare il riutilizzo e migliorare la riciclabilità degli imballaggi, introducendo anche nuovi requisiti per il design del packaging per favorire modelli più sostenibili. Tuttavia, proprio il rapporto tra sostenibilità degli imballaggi, utilizzo di sostanze chimiche e fattibilità in tempi congrui dei necessari adeguamenti industriali ha aperto un confronto complesso.

Carta, plastica e materiali alternativi: una sfida difficile

ergiuomanas/shutterstock

Uno degli aspetti più delicati, anche rispetto ai problemi nel riciclo, riguarda il fatto che i PFAS non sono associati esclusivamente alla plastica. Anche alcuni packaging in carta e cartone, spesso percepiti come più sostenibili, possono contenere trattamenti fluorurati per migliorare la resistenza ai grassi. Questo rende il tema particolarmente arduo dal punto di vista normativo e industriale, perché la semplice sostituzione di un materiale con un altro non garantisce automaticamente un miglioramento sul piano ambientale o sanitario. Per questo motivo, è auspicabile un approccio basato non solo sulla riduzione dei rifiuti, ma anche sulla sicurezza chimica dei materiali utilizzati.

L’attenzione verso i PFAS sta accelerando la ricerca di materiali alternativi PFAS free e si stanno sviluppando rivestimenti-barriera privi di fluorurati, basati su biopolimeri, cere vegetali o altre tecnologie innovative. Il futuro del packaging alimentare con ogni probabilità sarà caratterizzato da una combinazione di materiali più facilmente riciclabili, con una netta riduzione delle sostanze persistenti e più sicurezza chimica, oltre a un design orientato all’economia circolare. La transizione, però, richiederà tempo, investimenti e standard regolatori chiari.

PPWR: criticità e tempi molto stretti

Uno dei punti più discussi riguarda il rischio che la transizione verso alcuni materiali alternativi possa comportare nuove criticità sul piano chimico. Secondo diverse organizzazioni ambientaliste, il regolamento dovrebbe introdurre restrizioni ancora più severe sui PFAS negli imballaggi alimentari, evitando che sostanze persistenti vengano utilizzate in prodotti destinati a essere riciclati o dispersi nell’ambiente.
I gruppo industriali, dal canto loro, sottolineano le difficoltà tecniche nel sostituire completamente queste sostanze in tempi rapidi, soprattutto in applicazioni che richiedono elevate performance, e il dibattito riguarda anche la riciclabilità dei materiali contaminati da PFAS. La presenza di queste sostanze, infatti, potrebbe complicare i processi di riciclo e contribuire alla diffusione dei contaminanti nei materiali riciclati.

Gli orientamenti per l’attuazione e i problemi di applicazione

Il 30 marzo 2026, la Commissione europea ha pubblicato nuovi orientamenti al fine di facilitare l’attuazione del PPWR. Nel concreto, le linee guida dovrebbero aiutare ad applicare le norme in modo uniforme in tutta l’UE, semplificando la conformità per imprese e Stati membri e rafforzando il mercato unico degli imballaggi. Nello specifico, il documento fornisce indicazioni sulle ragioni per le quali un’impresa è considerata produttore o fabbricante, sui prodotti che rientrano nella definizione di imballaggio e sulle aree dove gli stakeholder hanno richiesto maggiore supporto.

Nella pratica, però, sono emerse notevoli incongruità per l’applicazione concreta di queste linee guida. Dal 12 agosto 2026 entreranno in vigore i primi obblighi applicativi, che segneranno cambiamenti radicali per l’intera filiera del packaging, ma mentre le imprese sono già chiamate a investire e riprogettare prodotti e processi, manca ancora un quadro tecnico realmente completo.
Secondo Europen (The European Organisation for Packaging and the Environment, organizzazione che rappresenta l’intera catena di valore del settore dell’imballaggio in Europa e riunisce aziende produttrici di imballaggi, fornitori di materie prime e grandi marchi di beni di consumo) il regolamento è stato costruito troppo rapidamente, lasciando irrisolti molti aspetti tecnici fondamentali per la sua applicazione.

Europen chiede regole chiare e soluzioni realistiche

Jorens Seins/shutterstock

Recentemente, la Segretaria generale di Europen, Francesca Siciliano Stevens, ha precisato la posizione dell’organizzazione su Ricicla TV, affermando che “un regolamento così complesso è stato scritto in pochissimo tempo: in un anno e mezzo si è fatto tutto, dalla proposta a un negoziato politico complicatissimo. Molte parti, quindi, sono state affidate alla legislazione secondaria. Le prime linee guida della Commissione europea sono arrivate solo alla fine di marzo, e per le industrie sono tempistiche non sufficienti alla riconversione. Il documento guida della Commissione chiarisce solo alcuni elementi”.

Tra i nodi più critici c’è proprio quello dei PFAS negli imballaggi alimentari, il cui divieto scatterà già con la prima applicazione del regolamento. “Ad oggi non esiste una metodologia armonizzata per testare la presenza di queste sostanze negli imballaggi, non ci sono capacità di testing sufficienti nei laboratori per tutti gli imballaggi che saranno immessi nel mercato da agosto. Il rischio è quello di approcci diversi tra Stati membri, con effetti diretti sulla frammentazione del mercato unico e sulla certezza giuridica per le imprese. Problemi analoghi emergono sul fronte della riciclabilità e dell’etichettatura, dove mancano ancora criteri tecnici definitivi e indicazioni uniformi. Per l’industria questo significa dover pianificare investimenti complessi senza regole chiare”, ha aggiunto Siciliano Stevens.

Modificare il design degli imballaggi, sottolinea la Segretaria generale di Europen, “è un lavoro lungo e complicato, i dettagli saranno definiti con atti di legislazione secondaria che devono essere adottati entro il 2028, e l’obbligo di riciclabilità scatterà già nel 2030. Già adesso siamo in ritardo, per questo Europen chiede di rafforzare il coordinamento politico e accelerare la definizione delle regole attuative. Occorre un tavolo di alto livello e riteniamo che i governi nazionali debbano intervenire. Ad oggi sono presenti tecnici esperti di rifiuti e della regolamentazione sugli imballaggi che prevede la Commissione, stakeholder e i rappresentanti tecnici dei Ministeri dell’Ambiente. Questo non basta, e in un anno abbiamo avuto soltanto tre incontri. Dobbiamo raggiungere soluzioni concrete e pragmatiche, nel pieno rispetto degli obiettivi del regolamento, per mettere le industrie nelle condizioni di investire”.

Il caso dei PFAS nel packaging alimentare mostra quanto sia complesso conciliare innovazione industriale, sicurezza sanitaria e sostenibilità ambientale. Il PPWR rappresenta un passaggio cruciale per il futuro degli imballaggi in Europa, ma sarà necessario superare i problemi esistenti riguardo alla sua applicazione.

 

Immagine in evidenza: Chaosamran_Studio/shutterstock

Exit mobile version