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Osterie d’Italia 2027: tutte le Chiocciole di Slow Food e le novità della guida

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Per chi ama scoprire un territorio anche attraverso il cibo, è una delle pubblicazioni più attese dell’anno. Torna Osterie d’Italia, la guida di Slow Food che raccoglie gli indirizzi da conoscere per chi, vicino a casa oppure in viaggio, cerca una cucina legata alle tradizioni locali, ingredienti di qualità, un’accoglienza calorosa e prezzi accessibili. Giunta alla 37ª edizione, la guida segnala per il 2027 1.952 locali in tutta Italia, di cui 335 premiati con la Chiocciola, il massimo riconoscimento dell’associazione.

Presentata a Torino il 19 ottobre 2026, la nuova edizione comprende osterie, trattorie, agriturismi, ristoranti e altre realtà della ristorazione, selezionate per la loro capacità di valorizzare la cucina del territorio e i valori di Slow Food.

Dopo aver raccontato le Chiocciole di Osterie d’Italia 2026, torniamo quindi a esplorare la guida per scoprire le novità, i Premi Speciali e tutti gli indirizzi premiati, regione per regione.

Osterie d’Italia 2027: i numeri e le novità della guida Slow Food

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Era il 1990 quando Carlo Petrini e un gruppo di collaboratori diedero vita alla prima edizione di Osterie d’Italia, con l’obiettivo di raccontare e valorizzare una forma di ristorazione che rischiava di scomparire. Da allora il panorama gastronomico italiano è cambiato profondamente, ma i principi alla base della guida sono rimasti gli stessi: cucina territoriale, prodotti di qualità, prezzi accessibili e un’accoglienza autentica.

A selezionare i locali è una rete di oltre 250 collaboratori, impegnati a visitare e recensire insegne in tutta Italia. Per il 2027 sono 1.952 gli indirizzi segnalati, 28 in meno rispetto all’edizione precedente, mentre le Chiocciole passano da 337 a 335. Accanto al riconoscimento principale, Slow Food assegna 627 Bottiglie ai locali con una selezione di vini particolarmente curata e 228 riconoscimenti Bere Bene per l’attenzione riservata alle altre bevande, dalle birre artigianali agli infusi, fino ai cocktail e ai distillati.

Cresce invece il numero dei Locali Quotidiani, introdotti nella guida nel 2025: dai 161 dell’anno scorso si arriva a 175 indirizzi. Parliamo di pastifici, gastronomie, enoteche con cucina e altri luoghi informali dove trovare piatti e preparazioni legati al territorio, spesso a prezzi contenuti. La novità è anche nella loro collocazione all’interno del volume: non sono più raccolti in una sezione finale, ma inseriti direttamente nei capitoli dedicati alle singole regioni.

Restano gli approfondimenti sulle espressioni più popolari della gastronomia italiana, dai buffet triestini alle malghe trentine, passando per i fornelli pugliesi e i trippai fiorentini, protagonisti di una tradizione di cucina di strada che racconta un volto particolare di Firenze.

Una guida da consultare anche partendo dai piatti della tradizione

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Tra le novità più curiose dell’edizione 2027 c’è in realtà un ritorno alle origini. Si chiama “Ho voglia di… Lo trovo a…” ed è un indice che permette di cercare un’osteria partendo da ciò che si desidera mangiare. Era presente già nella prima edizione del 1990 e torna oggi per suggerire percorsi gastronomici costruiti intorno alle specialità regionali.

Puoi partire dall’abbacchio, per esempio, cercare dove assaggiare la brovada (piatto tipico friulano poco conosciuto) oppure lasciarti incuriosire dalla zuppa valpellinentze, uno dei “must” della tradizione natalizia della Valle d’Aosta. L’idea è trasformare la consultazione della guida in un’occasione per conoscere piatti e territori, magari scegliendo una tappa proprio perché custodisce una ricetta che non hai mai provato.

Lo stesso spirito anima gli inserti dedicati alle cucine popolari: dagli arrosticini abruzzesi alla pizza napoletana e alla sua tradizione culturale, ogni specialità diventa un punto di partenza per scoprire storie, abitudini e saperi.

Non a caso Slow Food presenta questa edizione come uno strumento educativo. Le osterie, secondo Carlo Bogliotti, responsabile editoriale della guida, permettono di avvicinarsi alla geografia, alla storia, all’agricoltura e all’economia del Paese. In altre parole, scegliere dove mangiare può diventare anche un modo per capire meglio il luogo che stiamo visitando.

Le regioni con più Chiocciole nel 2027

PH Gisella Salvati

La Campania si conferma al primo posto per numero di Chiocciole, con 34 locali premiati, seguita dal Piemonte con 31. Con 26 riconoscimenti ciascuna, Emilia-Romagna, Toscana e Puglia condividono invece la terza posizione.

La classifica cambia se si considera il numero complessivo di locali recensiti: in questo caso guida il Piemonte con 169 indirizzi, seguito dalla Toscana con 158 e dalla Campania con 155.

Al di là delle cifre, l’elenco permette di attraversare una geografia gastronomica molto varia, che comprende grandi città, piccoli centri e territori lontani dalle mete più frequentate. È proprio in questa diversità che la guida continua a trovare uno dei suoi punti di forza: non esiste un unico modello di osteria, ma tanti modi di interpretare il rapporto tra cucina, prodotti locali e ospitalità.

I Premi Speciali di Osterie d’Italia 2027: le storie dietro i riconoscimenti

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Anche quest’anno Slow Food ha assegnato dieci Premi Speciali e una menzione FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi). I riconoscimenti permettono di conoscere alcune delle persone che animano i locali recensiti, mettendo in evidenza non soltanto le competenze gastronomiche, ma anche le scelte imprenditoriali e l’impegno nei confronti delle comunità.

È il caso di Pino Trimboli della Collinetta di Martone, in provincia di Reggio Calabria, che ha ricevuto il Premio Ostinati. La motivazione sottolinea la sua opposizione alle pressioni della criminalità organizzata, la collaborazione con altre imprese e produttori del territorio e l’inclusione lavorativa di ragazzi con disabilità. Una storia in cui la ristorazione diventa anche un’occasione per costruire relazioni e opportunità.

Il Premio Giovane dell’anno “Vittorio Fusari” Franciacorta è andato invece a Carolina Vio di OrtOsteria da Renè, a Bastia di Albenga, in Liguria. La sua proposta parte da una dispensa fatta di autoproduzione e ingredienti di prossimità, con ortaggi, vino e olio propri, oltre a pesce e carne locali. Una cucina che mette in relazione il lavoro agricolo, la trasformazione delle materie prime e ciò che arriva nel piatto.

Sempre sul rapporto tra agricoltura e ristorazione si concentra il Premio Interpretazione della cucina regionale, assegnato a Terra di Ea di Tortoreto, in Abruzzo. Il progetto unisce coltivazioni sostenibili, allevamenti bradi e trasformazione dei prodotti, affiancando all’attività gastronomica anche una dimensione sociale ed educativa. Il Premio Dispensa in Osteria è stato invece attribuito a Casa e Ciliegie di Loro Ciuffenna, in Toscana, per una cucina che utilizza materie prime autoprodotte, locali e sostenibili, compresi i formaggi e il pane cotto a legna.

Tra i riconoscimenti più legati alla memoria gastronomica c’è il Premio Oste dell’anno, consegnato a Maria Dadomo Campanini dell’Osteria Campanini di Busseto, in provincia di Parma. A 90 anni continua a portare avanti una tradizione familiare che attraversa tre generazioni, custodendo preparazioni e gesti che raccontano la storia culinaria del territorio.

Alla tradizione è dedicato anche il Premio Piatto dell’anno, conquistato dall’Hostaria Viola di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, con il suo tris di paste ripiene. Un riconoscimento che celebra la maestria nella preparazione della sfoglia e la varietà di ripieni e formati che caratterizzano le cucine italiane.

Il Premio Novità dell’anno è andato a Radici di Vico del Gargano, in Puglia: un ritorno sulle pagine della guida dopo un periodo di chiusura, premiato per la capacità di ripartire con una proposta gastronomica di qualità.

Non mancano i riconoscimenti dedicati a ciò che accompagna il cibo. Thomas Del Castello di Alla Ruota, a Negrar di Valpolicella, ha ricevuto il Premio Vino in Osteria per una selezione attenta ai produttori e alla sostenibilità. Il Premio Birra in Osteria è stato assegnato a Pork’n’Roll di Roma, dove alle carni provenienti dagli allevamenti di famiglia si affianca una proposta di birre autoprodotte e artigianali. A Taverna Nonna Vera di Latronico, in Basilicata, è andato infine il Premio Bere Bene, per una carta di distillati e altre bevande costruita con la stessa cura riservata ai vini.

Completa il quadro la Menzione speciale FIPE ad Amerigo dal 1934 di Savigno, nel comune di Valsamoggia, in Emilia-Romagna. Presente nella guida fin dalla prima edizione, il locale è stato premiato per la capacità di mantenere un legame riconoscibile con la tradizione gastronomica del territorio, pur ottenendo nel tempo anche importanti riconoscimenti nella ristorazione.

Tutte le Chiocciole di Osterie d’Italia 2027, regione per regione

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Sono 335 le Chiocciole assegnate da Slow Food per l’edizione 2027 di Osterie d’Italia. Dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, scopri quali locali hanno ricevuto il massimo riconoscimento e cerca quelli della tua regione o della prossima destinazione che vorresti visitare.

Valle d’Aosta

Piemonte

Liguria

Lombardia

Trentino-Alto Adige

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Veneto

Friuli Venezia Giulia

Emilia-Romagna

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Toscana

Umbria

Marche

Lazio

Alessio Orru/shutterstock

Abruzzo

Molise

Puglia

Campania

Basilicata

Calabria

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Sicilia

Sardegna

Hai già mangiato in una delle osterie premiate oppure c’è un indirizzo che ti incuriosisce particolarmente? Raccontacelo nei commenti: potrebbe diventare la prossima tappa di un viaggio alla scoperta della cucina italiana.

 

Immagine di copertina di: RFondren Photography/shutterstock

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