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Osterie d’Italia 2026: tutte le “chiocciole” di Slow Food

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Cucina locale nel suo contesto autentico, utilizzo di prodotti di qualità, legame con il territorio e prezzi accessibili. Questi sono, da ben 36 anni, i pilastri che definiscono che cos’è un’Osteria, secondo il team di Slow Food che ha pubblicato anche quest’anno la guida Osterie d’Italia 2026, disponibile nelle librerie dal 22, e densa di consigli, recensioni e approfondimenti che tracciano una mappa del buon bere e del buon mangiare nel Belpaese. 

Come ha scritto qualche anno fa il critico letterario Antonio D’Orrico, Osterie d’Italia andrebbe letta come un vero e proprio romanzo italiano: ogni edizione racconta l’Italia attraverso le cucine regionali, i volti di chi quelle cucine le anima, ma anche grazie alla rete di oltre 250 collaboratori che, in forma anonima, visitano ogni anno centinaia di locali per raccogliere segnalazioni e recensioni.

L’edizione 2026 conferma e rilancia questo racconto collettivo: 1.980 locali selezionati tra osterie, agriturismi, enoteche con cucina e Locali Quotidiani, quest’ultima, una sezione in crescita dedicata a luoghi informali come pastifici e gastronomie. E naturalmente tornano anche le Chiocciole, assegnate a 337 insegne in tutta Italia che si distinguono per coerenza con i valori di Slow Food, dalla qualità delle materie prime all’accoglienza. Scopriamo insieme le novità di quest’anno e prepariamoci a esplorare nuovi itinerari del gusto, in un viaggio che attraversa borghi, città e territori raccontati a partire dalla tavola.

Osterie d’Italia, il libro mastro della cultura gastronomica italiana

osteria di pesce con vista mare
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Osterie d’Italia vuole essere “un libro mastro”, come la definisce Slow Food, che racconta le diversità della cucina italiana attraverso un linguaggio semplice e popolare. Perché ciò che accomuna i locali selezionati è la capacità di fare comunità, restare accessibili e profondamente radicati nel territorio.

“La cucina italiana”, ha ricordato Carlo Petrini, fondatore di Slow Food in occasione della presentazione ufficiale del volume, “ha radici profonde, esaltate dalla biodiversità e da un forte legame con i territori. Ma non si può parlare di biodiversità senza rispettare le diversità culturali: sono queste la nostra vera ricchezza”.

Un concetto che attraversa tutta l’edizione 2026, definita da Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, come un invito a “raccontare una storia” ogni volta che si entra in un’osteria. Una storia fatta di ricette, ingredienti, famiglie, comunità, accoglienza. Una narrazione che, oggi più che mai, assume un valore quasi civile: “Frequentare le osterie”, ha concluso infatti Carlo Bogliotti, responsabile editoriale della guida “è una forma di educazione civica, una pratica del superfluo necessario.”

I numeri dell’edizione 2026: 1980 osterie recensite

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Rispetto all’edizione 2025, che già segnalava oltre 1.900 locali (150 in più rispetto al 2024), la guida Osterie d’Italia 2026 continua il trend in crescita, raggiungendo quota 1.980 locali recensiti. Aumentano anche i riconoscimenti: sono 337 le Chiocciole assegnate, 12 in più rispetto allo scorso anno, e indice della vitalità di un modello di ristorazione che punta su qualità, accessibilità e identità territoriale. In espansione anche la sezione dedicata ai Locali Quotidiani, enoteche con cucina, pastifici, gastronomie e altri format più informali ma sempre coerenti con i valori Slow Food,  che passa da 134 (nel 2025) a 161 segnalazioni in questa edizione.

Complessivamente, la guida continua a mappare con cura osterie, trattorie, agriturismi e ristoranti in cui il rapporto tra cibo e contesto vuole essere una pratica quotidiana di cucina sostenibile, accoglienza e legame con la comunità.

Le storie premiate: i riconoscimenti dell’edizione 2026

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Ci sono tanti modi per leggere la guida Osterie d’Italia e costruire il proprio percorso di esplorazione della cucina e delle insegne in giro per le Regioni. Uno di questi è seguire i premi speciali, che Slow Food assegna ogni anno per valorizzare alcune tra le tante storie che si raccontano tra le pagine e i piatti. 

Nell’edizione 2026, i riconoscimenti assegnati sono stati undici a partire dal Premio Novità dell’anno, conferito alla Locanda dei pescatori del Trasimeno di Magione (Perugia), “una realtà di resistenza, che incarna storie di vita e di lavoro legate alle tradizioni della piccola pesca e alle semplici ricette a essa collegate. Un tassello fondamentale nella salvaguardia di un ecosistema fragile, una promessa per il futuro, garantita dal saper fare comunità”.

Il Premio Giovane dell’anno “Vittorio Fusari” Franciacorta va a Zio Salvatore, a Siderno (Reggio Calabria), per la visione e il coraggio di un giovane cuoco di 22 anni che ha scelto di tornare nella propria terra, trasformando l’osteria in un gesto di cura, appartenenza e innovazione. Il Premio Ostinati, che celebra chi non si arrende nei territori più marginali, è stato assegnato all’Osteria Storica Morelli di Pergine Valsugana (Trento), per la storia collettiva di una comunità che ha salvato un’insegna storica e l’ha traghettata verso una nuova generazione.

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Per l’Interpretazione della cucina regionale, il riconoscimento va a La Piazzetta di Valle dell’Angelo (Salerno), “un baluardo di autenticità in un piccolo borgo dove una sola famiglia produce gli ingredienti del suo menù o li acquista dai paesani, secondo la filosofia del ‘poco ma buono’”. Mentre il Premio Dispensa in Osteria è stato assegnato alla Fattoria Borrello – Osteria del Maiale Nero di Raccuja (Messina), per una proposta gastronomica che valorizza l’autoproduzione, i Presìdi Slow Food e un rapporto simbiotico con il paesaggio.

Sempre molto interessante, perché permette di scoprire delle chicche gastronomiche, è il Premio Piatto dell’anno che, quest’anno, celebra il Minestrone alla genovese della trattoria Caccia C’a Bugge di Campo Ligure (Genova), definito “esempio di cucina antispreco in grado di coniugare semplicità, tradizione e sostenibilità, con sapori intensi e stagionali”.

Non mancano i riconoscimenti legati al mondo del beverage, sempre più centrale anche in osteria. Il Premio Vino in Osteria va all’Enoteca Spontanea di Firenze per la sua capacità di costruire un’esperienza su misura, con una selezione attenta di vignaioli indipendenti. Il Premio Birra in Osteria è stato assegnato a Al Giardino da Giamburesti di Mondavio (Pesaro-Urbino), per l’abbinamento equilibrato tra cucina e birre artigianali. Il Premio Bere Bene va a RistOrobie di Cusio (Bergamo), per la varietà e la qualità delle bevande proposte, inclusi infusi, tisane e botaniche locali.

Chiudono l’elenco dei riconoscimenti il Premio Oste dell’anno, assegnato a Botteghe Antiche di Putignano (Bari), e la Menzione speciale FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), attribuita alla storica Taverna 58 di Pescara, presente in guida fin dalla prima edizione del 1990.

Osterie d’Italia, tutte le Chiocciole 2026

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Sono 337 i locali che nell’edizione 2026 ricevono la Chiocciola, il massimo riconoscimento della guida Osterie d’Italia. Insegne che, secondo Slow Food, rappresentano al meglio lo spirito dell’osteria: scopriamole tutte, suddivise regione per regione.

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Piemonte 

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Sardegna

Hai già trovato tra queste Chiocciole la tua osteria preferita, oppure c’è qualche nome che ti ha incuriosito e che vorresti provare? Scrivici nei commenti e raccontaci quali tappe del gusto aggiungerai al tuo prossimo itinerario!

 

Immagine in evidenza di: Wider View/shutterstock

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