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Ortensio Lando

formati bottiglie vino

Luca Faccinelli, giovane vigneron della Valtellina, fa centro con il suo primo vino

di Martino Ragusa

Durante uno dei miei viaggi, tutti fortunatamente ricchi di degustazioni, mi sono imbattuto nell’Ortensio Lando, un nuovo vino che mi ha molto piacevolmente colpito benché mi fosse completamente sconosciuto. Ero in Valtellina, e non avrei mai immaginato che il Valtellina Superiore DOCG, servito a una cena organizzata per l’evento “Bormio – Territorio, Qualità e Benessere”, fosse prodotto nientemeno che dal mio giovane amico Luca Faccinelli.
Ho conosciuto Luca intorno al 2005, durante la stesura dei libri “Golosi per caso” e “Turisti per cibo”. Pierre, del Consorzio Tutela Vini Valtellina, mi ha fatto da chaperon in questo splendido angolo di Lombardia. Mai mi sarei immaginato di rincontrarlo nelle vesti di produttore enoico e per di più di un vino capace di impressionarmi tanto favorevolmente.
I miei lettori sanno bene che raramente offro un prodotto alla loro attenzione, lo faccio solo quando questo realmente merita e desidero condividerlo con loro. Che l’Ortensio Lando sia fatto da un amico, vi assicuro, è un caso. Ve l’avrei presentato di chiunque fosse stato perché, fortunatamente, l’ho apprezzato prima di sapere da dove venisse.
Ma come fa un giornalista a inizio di carriera, quando non è ancora stanco del lavoro, a diventare produttore di vino? Ecco la storia di Luca raccontata da lui stesso.

Sono praticamente nato in mezzo alle vigne, a Chiuro, il paese immerso tra i vigneti, dove si trovano alcune delle più importanti cantine in Valtellina. Ho vissuto a stretto contatto con questa realtà vitivinicola: i miei nonni materni già da tempo avevano vigneti e si facevano il vino per la famiglia, ho spesso partecipato alla vendemmia, ho partecipato alle fasi di produzione dello Sforzato stendendo sui graticci le uve all’interno dei fruttai, tra l’altro ho spesso partecipato alle varie feste dedicate al vino nel corso dell’anno…
Nonostante questo, raramente mi è capitato di soffermarmi davanti ai terrazzamenti vitati con gli occhi coi quali li guardo oggi. Era una bellezza “normale”, alla quale ero abituato e probabilmente non facevo più di tanto attenzione.
Come spesso accade, proprio quando ritornavo da viaggi o da esperienze di lavoro lontano da casa, riscoprivo sempre qualche dettaglio in più che mi affascinava.
Fino alla scelta di rientrare, dopo un’esperienza lavorativa in una importante azienda americana di relazioni pubbliche, a lavorare in Valtellina proprio nel settore vino cominciando ad occuparmi della comunicazione e delle PR del Consorzio Tutela Vini Valtellina. Da lì ho vissuto intensamente questo mondo per 7-8 anni tra visite in cantina, fiere per promuovere i nostri vini, manifestazioni, educational con giornalisti, convegni, ma soprattutto a stretto contatto con tutte le bellezze e i segreti dei nostri magnifici vigneti terrazzati.
Innamorandomene a tal punto da meditare da tempo la possibilità di passare dall’altra parte, da uomo di PR e comunicazione – attività che comunque continuo a svolgere in altri settori – a piccolo vigneron che punta a produrre qualcosa di unico, di grande qualità.

E arriviamo così al 2007 con l’individuazione del vigneto, uno splendido appezzamento accorpato, nella zona del Grumello che prende il nome dall’omonimo castello. Un vigneto da cui si domina Sondrio, sul quale ormai da tre anni metto passione ed entusiasmo con lo scopo – oltre che ovviamente di produrre un buon vino – di mantenerlo efficiente e ben curato (dopo averlo rilevato tre anni fa da un piccolo contadino che ormai non ce la faceva più ad andare avanti con la coltivazione, visti i grandi sforzi che questa comporta nella fattispecie dei vigneti terrazzati valtellinesi e in particolare su un terreno – come il mio – caratterizzato da forti pendenze).
Ad ottobre 2007 finalmente la prima vendemmia, con tanto entusiasmo e soddisfazione, aiutato da amici ma soprattutto dalla mamma che non ha voluto perdersi nemmeno un minuto, partecipando a tutte le fasi della raccolta. Un vendemmia stupenda, eccezionale, che ha visto la luce – o meglio il mercato – ad inizio 2010, dopo un lungo affinamento in botte e poi bottiglia. Tre lunghi anni durante i quali ho studiato come presentare al meglio un prodotto di cui volevo essere soprattutto orgoglioso. Anche qui un grosso immancabile ringraziamento va alla mamma che da buona bibliotecaria è stata fondamentale nella ricerca storica per arrivare a trovareun nome giusto per questa bottiglia. A prima vista singolare “Ortensio Lando” Lando (l’etichetta riporta proprio Ortensio Lando – disegnato dalla mano dell’artista Enrico Della Torre – così come è riprodotto su un capitello di Palazzo Besta a Teglio, dove soggiornò nel 1548), ma un nome che con la sua storia alla fine rappresenta al meglio la filosofia della mia scelta legata al mondo del vino: un ritorno alle origini per riscoprire e valorizzare un prodotto davvero unico, oggi possibile grazie al lavoro degli avi che hanno saputo prima realizzare e poi conservare quel sistema terrazzato che non smetterò mai di ammirare. Un ritorno alle origini per proseguire nel lavoro dei nonni e delle generazioni che li hanno preceduti, per salvaguardare questo patrimonio naturale che rischia col tempo di scomparire (1200 ore all’anno di lavoro per ettaro rendono chiare le difficoltà di lavorazione e manutenzione dei vigneti in Valtellina). Un ritorno alle origini anche per riscoprire i ritmi e i valori della terra, così lontani dalla realtà socio culturale dei giorni nostri ma così vicini alla “vera” natura dell’uomo.
Oggi, la soddisfazione più grossa è vedere il mio Ortensio sulle tavole dei ristoranti nei quali amo cenare, con il pensiero che va a quel vigneto che ogni giorno mi sembra sempre più bello…
Mi pare opportuno, in conclusione, dire perché ho chiamato così questo vino. Riporto la spiegazione stampata nella retro etichetta.

“Essendo in Tilio, al presente detto Teio, d’onde ne hebbe il nome la valle, bevei di un vino …che credo fermamente ch’egli sia il miglior, che al mondo si beva”. Queste parole di Ortensio Lando, filosofo bon vivant e letterato fra i più originali dell’umanesimo italiano, scritte nel 1548 e riferite al suo soggiorno a Teglio, in Valtellina, alla corte di Azzo Besta, ne fanno il vero antesignano dell’eccellenza del vino valtellinese. A lui è dedicato questo vino creato esclusivamente con uve Nebbiolo raccolte in una delle zone più pregiate del Valtellina Superiore, quella del Grumello. Un grande vino che si presenta, per dirla con Ortensio Lando, “grato al stomaco, utile a’ nervi e giocondo al palato”.

Luca Faccinelli

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