Il gelato confezionato accompagna l’estate italiana da decenni. È nei freezer dei bar e dei supermercati, nelle soste in autogrill durante i viaggi, nei pomeriggi al mare e nelle passeggiate serali. Alcuni prodotti sono diventati parte dell’immaginario collettivo quasi quanto le gelaterie artigianali, attraversando generazioni e cambiando insieme alle abitudini di consumo degli italiani.
Eppure, accanto a questa dimensione più quotidiana e familiare, negli ultimi anni il gelato confezionato ha dovuto fare i conti con le preferenze degli italiani non solo dal punto di vista del gusto, ma anche della ricerca della sostenibilità. Ha preso avvio, quindi, una nuova storia fatta di packaging riciclabili, materie prime certificate, attenzione alle filiere e riduzione dell’impatto ambientale. Un cambiamento che riguarda un settore tradizionalmente associato soprattutto all’idea di consumo impulsivo e stagionale.
È quello che emerge anche da un recente report promosso dall’Istituto del Gelato Italiano, che analizza il modo in cui le aziende stanno intervenendo su ingredienti, confezionamento ed energia lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.
Un simbolo dell’estate italiana che oggi deve fare i conti con la sostenibilità

Quello del gelato confezionato è un comparto che continua ad avere un peso importante nell’industria alimentare italiana. Secondo i dati di Unione Italiana Food, nel 2024 in Italia sono state prodotte oltre 198 mila tonnellate di gelati confezionati, per un valore vicino ai 2 miliardi di euro. Il consumo pro capite si aggira intorno ai 2 chilogrammi all’anno e, nei primi nove mesi del 2025, le porzioni vendute hanno raggiunto quota 3 miliardi. In Europa, soltanto Germania e Francia registrano numeri superiori.
Il report promosso dall’Istituto del Gelato Italiano, realizzato da Ergo, società spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, fotografa un settore che sta iniziando a ripensare parte della propria produzione alla luce delle nuove sensibilità ambientali. L’attenzione si concentra soprattutto sulle materie prime, sul confezionamento e sulla gestione energetica, attraverso un approccio che considera l’impatto del prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita.
È un passaggio interessante perché riguarda uno dei prodotti più popolari del consumo alimentare italiano. Per molto tempo il gelato confezionato è stato percepito soprattutto come simbolo di praticità e consumo immediato, lontano dai temi legati alla sostenibilità o alla filiera. Oggi, invece, anche questo comparto si confronta con le nuove richieste e preferenze dei consumatori.
In parte, questo cambiamento riflette un’evoluzione più ampia del mondo del gelato, che negli ultimi anni ha iniziato a interrogarsi sempre di più sulla qualità delle materie prime e sulla sostenibilità della produzione. Un percorso che coinvolge sia l’industria sia il mondo artigianale, come racconta anche l’esperienza del gelato sostenibile di Valerio Esposito, costruita attorno alla riduzione degli sprechi e alla selezione degli ingredienti.
Il rapporto tra gelato e trasformazioni sociali, in fondo, non è nuovo. La stessa storia del gelato italiano segue da vicino l’evoluzione dei consumi e degli stili di vita, passando dalle prime lavorazioni artigianali fino alla diffusione industriale del secondo dopoguerra. Oggi quella storia continua anche attraverso il tema della sostenibilità.
Dal latte al cacao: dove si concentra l’impatto ambientale del gelato confezionato
Una parte importante del lavoro sulla sostenibilità riguarda soprattutto le materie prime. Secondo il report dell’Istituto del Gelato Italiano, riportato da Il Sole 24 Ore, infatti, l’attenzione delle aziende si concentra in particolare sugli ingredienti considerati più sensibili dal punto di vista ambientale, come latte, cacao e caffè, ma anche sul confezionamento e sull’energia utilizzata nella produzione.
Tra i dati riportati emerge che quasi il 70% del latte utilizzato nel comparto proviene dall’Italia, mentre il 98,5% del cacao arriva da filiere certificate sostenibili. Anche sul fronte degli imballaggi il settore sta cercando di intervenire: il 91% del packaging risulta riciclabile e circa metà dell’elettricità utilizzata negli stabilimenti proviene da fonti rinnovabili.
Il report adotta un approccio basato sul Life Cycle Thinking, cioè sulla valutazione dell’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita del prodotto. Non soltanto la fase produttiva, quindi, ma anche approvvigionamento delle materie prime, trasporti, conservazione e smaltimento finale del packaging.
Il tema del latte, in particolare, si intreccia con quello più ampio della sostenibilità della filiera lattiero-casearia, oggi sempre più coinvolta in processi di transizione energetica e riduzione delle emissioni. Negli ultimi anni diverse realtà del settore hanno iniziato a investire sulla valorizzazione degli scarti e sulla produzione di energia rinnovabile, come abbiamo raccontato parlando dell’impianto di biometano di Granlatte-Granarolo.
Naturalmente, l’impatto ambientale di un prodotto complesso come il gelato confezionato non dipende da un solo elemento. Produzione industriale, catena del freddo e trasporti continuano ad avere un peso significativo. Ma proprio questa complessità sta spingendo il settore a intervenire su più livelli contemporaneamente, cercando di ripensare il prodotto lungo tutta la filiera. Per esempio, il report evidenzia come quasi il 50% dell’elettricità acquistata dalle aziende del settore proviene da fonti rinnovabili o viene autoprodotta con impianti fotovoltaici.
Lo conferma anche Michelangelo Giampietro, presidente di Igi: “Oggi la qualità non si misura più solo con il gusto, si misura con i dati, la trasparenza e la capacità di innovare i processi produttivi. Se un tempo la nostra missione si esauriva nella cura per le caratteristiche organolettiche e per la sicurezza alimentare, oggi il valore di un gelato confezionato si misura anche attraverso la sua impronta sul pianeta e il valore generato per la comunità. Questo Report non è un traguardo, ma una bussola, un bilancio trasparente, basato su dati aggregati che testimoniano l’evoluzione delle nostre aziende.”
Il packaging resta uno dei temi più visibili per i consumatori
Quando si parla di sostenibilità alimentare, il packaging è spesso uno degli aspetti più immediatamente percepibili dai consumatori. Come abbiamo raccontato parlando delle scelte dei consumatori sul packaging alimentare, negli ultimi anni l’attenzione verso gli imballaggi è cresciuta soprattutto per i prodotti associati al consumo rapido e fuori casa, dove la confezione rappresenta uno degli elementi più visibili dell’impatto ambientale.
Nel caso del gelato confezionato questo aspetto assume un peso particolare. Si tratta infatti di un prodotto fortemente legato al consumo estivo, agli spostamenti e agli spazi pubblici, dove il packaging non svolge soltanto una funzione pratica, ma contribuisce anche alla percezione complessiva del prodotto.
Secondo il report dell’Istituto del Gelato Italiano, il 91% del packaging utilizzato dalle aziende del comparto è dichiarato riciclabile secondo i criteri della raccolta italiana ed è progettato per essere compatibile con i flussi di riciclo disponibili. A prevalere sono soprattutto gli imballaggi monomateriale: il 72% delle confezioni è composto esclusivamente da carta e oltre la metà della carta utilizzata proviene da materiale riciclato.
Il packaging diventa parte del racconto della sostenibilità. Un cambiamento che sta spingendo l’Unione Europea a intervenire in ambito normativo, per esempio attraverso il Regolamento PPWR e, allo stesso tempo, molte aziende a ripensare il modo in cui il prodotto viene progettato, comunicato e smaltito dopo il consumo. Naturalmente, il tema non riguarda soltanto la riciclabilità teorica degli imballaggi. Raccolta differenziata, infrastrutture locali e comportamenti individuali continuano infatti ad avere un ruolo decisivo nella gestione dei rifiuti alimentari.
Non solo ambiente: quando la sostenibilità riguarda anche l’inclusione
Negli ultimi anni il tema della sostenibilità alimentare ha iniziato ad allargarsi anche oltre l’impatto ambientale. Accanto a packaging, filiere ed energia, cresce infatti l’attenzione verso accessibilità e inclusione, cioè verso la possibilità di rendere il cibo più condivisibile e adatto a esigenze diverse.
È un cambiamento che interessa anche il mondo del gelato, sempre più coinvolto in riflessioni che riguardano intolleranze e nuove abitudini di consumo. Lo raccontano esperienze come quella di Iuppi, il gelato inclusivo, progetto artigianale nato proprio con l’idea di costruire un prodotto accessibile anche a persone con esigenze alimentari specifiche, naturalmente e totalmente free from glutine, latte, lattosio, uova, soia e senza rischi di contaminazioni. In questo caso la sostenibilità si intreccia con la possibilità di condividere il cibo e partecipare a un’esperienza comune, ampliando l’accesso a un prodotto che, soprattutto durante l’estate, ha anche una forte dimensione sociale e conviviale.
Oggi anche un prodotto quotidiano e stagionale come il gelato confezionato sembra riflettere trasformazioni più ampie nel mondo alimentare. Packaging, materie prime, energia e inclusione diventano infatti parte di un dibattito che fino a pochi anni fa riguardava soprattutto altri comparti del food. E tu, quando scegli un gelato confezionato, fai attenzione anche a packaging, ingredienti e sostenibilità del prodotto? Raccontacelo nei commenti.
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