Giornale del cibo

Generazione Z e consumi alimentari in Italia: numeri in calo e scarsa sensibilità ecologica?

Iris Sokolovskaya/shutterstock

Il rapporto tra Generazione Z e alimentazione evidenzia alcune differenze significative rispetto alle generazioni precedenti, anche se le rilevazioni sulla popolazione eseguite finora mostrano risultati parzialmente in contrasto tra loro. In particolare, ha fatto discutere un’analisi NielsenIQ di quest’anno, laddove era emersa fra i giovani nati a cavallo del 2000 una scarsa sensibilità ambientale nelle abitudini alimentari, in controtendenza rispetto alle attese. 

Ma cosa indicano gli studi e quali stili di consumo appaiono oggi più consolidati? Dopo aver conosciuto i trend alimentari 2025 degli italiani, cercheremo in questo approfondimento di saperne di più sulla Gen Z.

Spesa alimentare in Italia: nuovi trend e acquisti più mirati e razionali

generazione z e alimentazione
AlessandroBiascioli/shutterstock

In Italia i giovani della Generazione Z, che comprende i nati tra il 1997 e il 2012, hanno maturato abitudini alimentari diverse se confrontate con quelle dei loro predecessori, in un contesto dove si registrano cambiamenti in tutte le fasce di popolazione. Secondo un’indagine NielsenIQ del 2025, il carrello della spesa – per la fascia Gen Z e non solo – è cambiato e sta cambiando in modo notevole, e lo stesso vale per gli stili di consumo, con alcuni prodotti che beneficiano di un vero e proprio boom. È il caso, negli ultimi cinque anni, dell’avocado (+317%), dei piatti pronti vegetali (+120%), degli energy drink (+119%), del gin (+80%) e del caffè porzionato (+100%). Più in generale, le persone sono propense a scegliere cibi funzionali al benessere fisico, ma anche facili da preparare e adatti alle nuove forme di convivialità domestica, come l’aperitivo in casa, un’abitudine che in Italia è diventata popolare recentemente.

Esaminando i dati di un ampio bacino di consumatori (16.000 unità), la ricerca ha offerto una nuova lettura dei comportamenti d’acquisto e di consumo in Italia. È emerso, ad esempio, che le spese emergenziali e di rifornimento oculato delle scorte (piccole quantità, prodotti a lunga conservazione e non food) sono cresciute rispetto al tradizionale stoccaggio domestico. Il consumatore medio, quindi, è più attento nella gestione del bilancio familiare, evita sprechi e spese inutili e si reca più spesso nei punti vendita, per acquisti quantitativamente inferiori se confrontati al recente passato. Una distinzione per tipo di famiglie, fasce d’età e territorio, tuttavia, mostra differenze notevoli.

Generazione Z e alimentazione in Italia: consumi in calo e contraddizioni nella sostenibilità

Pressmaster/shutterstock

In Italia i consumatori della Generazione Z, in particolare, sembrano evidenziare una situazione peculiare. Se nel resto del mondo questa fascia di 12-27enni costituisce il 25% della popolazione, nel nostro Paese non supera il 17%. Oltre a essere di meno, in Italia i giovani sono in gran parte concentrati in famiglie dal basso potere di acquisto (73%), dato accentuato dai modesti salari di ragazzi e ragazze nel raffronto con il costo della vita. Parlando di acquisti alimentari, questi soggetti prediligono prodotti che possano offrire una gratificazione immediata, semplificando la vita quotidiana, appagando se possibile il desiderio di evasione e leggerezza.

Il dato più sorprendente mostrato dall’indagine – quantomeno considerando la vulgata e le conoscenze approssimative su questa generazione – è la scarsa considerazione per la sostenibilità. La sensibilità verso le tematiche ambientali, che sembra aver caratterizzato la Generazione Z nel mondo, non rientrerebbe tra le priorità che guidano gli acquisti dei giovani italiani.

Tendenze in evoluzione e difficili da incasellare

Kulkova Daria/shutterstock

Se si considerano rilevazioni più ampie, però, il quadro è meno netto, attraversato da tendenze complesse e spesso in evoluzione. Innanzitutto, i numeri italiani evidenziano una riduzione generale nei consumi tra i più giovani, con una scarsa attenzione all’ecologia, ma prima di trarre conclusioni affrettate si devono valutare attentamente gli indicatori quantitativi e le motivazioni sottostanti.

Sempre secondo NielsenIQ, oggi il 27% dei Millennials (nati fra il 1980 e il 1996) e della Generazione  Z consuma regolarmente piatti pronti vegetali, e circa il 47% delle famiglie italiane acquista abitualmente prodotti a base vegetale. Ciò indica una domanda crescente di soluzioni alimentari sane e sostenibili, apprezzate non solo per motivi salutistici ma anche per convenienza e praticità, come già emerso nei dati generali della rilevazione.

Pertanto, confrontare la sostenibilità dichiarata con il comportamento concreto non è semplice, anche perché i segnali che portano a rivalutare, almeno in parte, la sensibilità ecologica non sono pochi. Infatti, come rilevato da un’indagine Ipsos realizzata per l’Osservatorio CIRFOOD DISTRICT, della quale ci siamo già occupati, il 38% dei giovani under 26 in Italia cerca il Made in Italy, il 27% vuole cibo sostenibile prodotto senza antibiotici o ormoni, e il 26% rifiuta quello da allevamenti non rispettosi del benessere animale. Inoltre, il 91% ritiene necessario ripensare il sistema alimentare verso modelli più sostenibili e il 77 % afferma di evitare prodotti da aziende con bassi standard ambientali.
Sempre secondo Ipsos, la Gen Z percepisce il cibo come qualcosa di semplice (36%), ludico (24%), salutare (22 %) ed energizzante (20%), con preferenze alimentari che si orientano verso pizza (50%), pasta (42%), patate (41%), e bevande come acqua (50%), succhi (40%) e caffè (38%). 

Infine, è interessante notare il fenomeno health washing segnalato da NielsenIQ: l’enfatizzazione ingiustificata di benefici salutistici genera diffidenza nel 25% degli intervistati, che evita certi prodotti per scarsa fiducia nella veridicità delle rivendicazioni pubblicitarie.

Generazione Z e alimentazione: ci sono tendenze generali?

L’immagine di una Generazione Z italiana disinteressata alla sostenibilità alimentare è dunque troppo riduttiva. Sebbene i consumi totali registrino una contrazione, aumenta comunque in modo significativo la domanda di piatti veg, snack salutari, prodotti locali tracciabili, oltre ad altre forme di consumo che integrano benessere, valori etici e praticità.
Anche se i giovani possono mostrare atteggiamenti ambivalenti e contraddittori, la realtà complessiva è costituita da una generazione che dichiara attenzione all’ambiente e alla salute, sperimentando nuove abitudini alimentari. Pertanto, non è facile definire un quadro univoco, poiché un crescente interesse per un’alimentazione responsabile deve fare i conti con consumi ridotti per motivi economici o pratici.

Il cibo come esperienza visiva ed eco-sensibilità nei limiti del budget

Inside Creative House/shutterstock

A grandi linee, possiamo allora affermare che la Generazione Z si distingue anche sul piano alimentare per abitudini che delineano nuove tendenze. I giovani nati tra la fine degli anni ’90 e il 2012 hanno un approccio al cibo improntato in primis alla semplicità, poi alla salute e – almeno nelle intenzioni – alla sostenibilità. Più che cucinare, si preferiscono piatti pronti, anche a base vegetale, riflettendo uno stile di vita veloce e spesso influenzato dai trend che emergono sui social media, dove il cibo è un’esperienza visiva prima ancora che gustativa.

L’attenzione verso l’ambiente e il benessere animale è senz’altro popolare, ma nella pratica si scontra con i costi dei prodotti sostenibili, la scarsa fiducia nelle etichette e un budget limitato. Il consumo di carne è in calo, a favore di un’alimentazione più plant-based, anche se in modo flessibile. A differenza dei Millennials, mediamente più attratti da prodotti gourmet o dalla cucina etnica, la Generazione Z ricerca cibi semplici, economici e funzionali. Il legame con la dieta mediterranea si è allentato – non solo tra i giovani – mentre cresce l’interesse per i superfood, alimenti ricchi di fibre e prodotti naturali.

Rispetto alle generazioni precedenti, quindi, la Gen Z ha un rapporto più pragmatico e identitario con il cibo: mangiare è sì un bisogno, ma anche un modo per esprimersi, condividere e affermare valori personali. Non è una generazione incoerente, come talvolta viene descritta, ma piuttosto esigente e consapevole, anche se spesso condizionata da vincoli economici e da un’offerta di mercato che fatica a intercettarne davvero le priorità.

 

Immagine in evidenza di: Iris Sokolovskaya/shutterstock

Exit mobile version