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Le tradizioni alimentari dell’Islam: differenza tra cibi halal e haram

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In tutte le grandi religioni, il cibo non è solo nutrimento, ma anche cultura, identità e regola di vita. Basti pensare alla sacralità della mucca nell’Induismo o ai divieti alimentari presenti nel Cristianesimo delle origini. Nel caso dell’Islam – così come dell’Ebraismo – i precetti legati all’alimentazione sono numerosi e molto precisi.

Mentre la cucina kosher è ormai piuttosto conosciuta, meno chiara è spesso la distinzione tra cibi halal e haram. Cosa significano davvero questi termini? Quali alimenti sono consentiti e quali vietati? E perché? Capirlo è un modo semplice e diretto per avvicinarsi a una tradizione culturale diversa, partendo proprio da ciò che arriva nel piatto.

Cibi Halal e haram: cibi proibiti e non, secondo l’Islam

halal food
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La parola halal in arabo significa “lecito”. Indica quindi tutto ciò che è permesso dalla legge islamica, compresi alimenti e bevande. Al contrario, haram significa “proibito” e si riferisce a ciò che è considerato dannoso per il corpo e per lo spirito.

Questa distinzione non nasce solo da motivazioni religiose, ma anche da ragioni storiche, igieniche e sanitarie. Il divieto di consumare carne di maiale, ad esempio, è legato al fatto che in passato il suino, nutrendosi di scarti e carcasse, poteva essere veicolo di malattie. Allo stesso modo, il consumo di alcol è vietato perché può alterare la percezione e compromettere il controllo delle proprie azioni.

Come si produce la carne halal

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Per essere definita halal, la carne deve essere ottenuta seguendo un disciplinare preciso, controllato da enti certificatori come la Halal International Authority (HIA). Non tutti i punti vendita possono commercializzarla: la carne halal è venduta solo in macellerie specializzate o in alcuni spazi dedicati della grande distribuzione.

La macellazione deve avvenire secondo un rituale specifico, che prevede lo sgozzamento dell’animale fino al completo dissanguamento. Il maiale, in ogni caso, è sempre escluso, perché considerato haram. Dopo la macellazione vengono rimosse alcune parti come interiora, midollo, organi genitali e pupille.

Un aspetto centrale è il rispetto del benessere animale: l’animale deve soffrire il meno possibile. Per questo non si affila il coltello davanti a lui e gli vengono offerti acqua e cibo per tranquillizzarlo. Secondo la tradizione islamica, questo processo garantisce non solo un rispetto etico, ma anche una carne di qualità migliore.

Cibi e prodotti Halal in Europa: un’opportunità?

In Europa, le persone di fede musulmana rappresentano circa il 5% della popolazione. Una percentuale che, pur non essendo elevatissima, costituisce una nicchia di mercato sempre più rilevante, sia nella grande distribuzione sia nella ristorazione.

Un aspetto fondamentale è l’assenza totale di contaminazione tra prodotti halal e haram, sia durante il trasporto sia in cucina. Alcune aziende europee lo hanno già compreso: nel Regno Unito, ad esempio, la Lewis Pies produce secondo i criteri halal circa un terzo dei suoi prodotti, che oggi rappresentano una quota significativa del fatturato. Anche in Germania diverse aziende stanno sviluppando alternative halal nel settore delle carni trasformate.

In Italia sono 446 le aziende certificate dalla Halal International Authority, con quasi 10.000 prodotti approvati, non solo alimentari. Un segnale chiaro di un mercato in crescita e di una maggiore attenzione all’inclusività.

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Lista dei cibi Haram

Secondo la tradizione islamica, sono considerati haram:

È vietato anche consumare carne di animali morti prima della macellazione o macellati senza seguire i precetti islamici.

Per orientarti, puoi consultare l’elenco delle aziende certificate sul sito della Halal International Authority o rivolgerti direttamente a Halal Italy. Dal 2017 esiste anche Halalando.com, una piattaforma che permette di trovare ristoranti, negozi ed esercizi halal in Italia, promuovendo una ristorazione più inclusiva e attenta alla diversità culturale.

Capire cosa sono i cibi halal e haram è anche un modo per avvicinarsi a una cultura diversa: quanto ne sapevi prima di leggere questo articolo?

 

Articolo scritto con la collaborazione di Angela Caporale

Immagine in evidenza di: Tatjana Baibakova/shutterstock

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