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“Una cena tra amici” [Racconto]

racconto sul cibo

Dalla Metamorfosi di Kafka a Moby Dick. La letteratura ha sempre raccontato e trasmesso i valori sociali e culturali del cibo attraverso le sue opere. Per valorizzare e testimoniare questo legame, abbiamo voluto rilegare, in senso metaforico, una serie di racconti legati al cibo, frutto della mano e dell’animo creativo di talentuosi scrittori.

I raccontini saranno pubblicati su Il Giornale del Cibo ogni mercoledì sotto la categoria contenuti imperdibili, non perdeteli!

 

Una cena tra amici

Racconto di Romano De Marco

“È inutile… per quanto mi sforzi di trovarci dei difetti, il tuo filetto alla Wellington rimane il migliore che abbia mai provato!”
“Cara Emily, un complimento simile da parte di una delle critiche gastronomiche più influenti del paese è  davvero impagabile.”

“Una delle più influenti? Di pure la più influente senza girarci intorno… Se così non fosse il New York Times non avrebbe pagato una fortuna per rinnovarmi il contratto. E i network non farebbero a gara per convincermi a dirigere uno show tutto mio.”

“Accetterai?”

“Ah, non so… non credo. Il solo pensiero di confondermi con quella gentaglia televisiva, con i nuovi miti globalizzati della massa ignorante. No, vedi, per me l’alta cucina è un’altra cosa. Esattamente come per te. Basta guardare la cura che dedichi alla preparazione delle tue cene. Anche il contesto predispone l’animo ad assaporare i tuoi piatti deliziosi. Questa tovaglia in broccato, questi calici di cristallo… La porcellana di limoges… Ma parlami ancora una volta del tuo segreto… dimmi della tua ricetta.”

L’uomo sorride, sorseggia il suo Amarone della Valpolicella cantina Quintarelli, creando l’attesa nella sua ospite.

“Come tu mi insegni, cara, la cosa più importante è sempre la scelta degli ingredienti. Una carne tenerissima, la parte più pregiata del filetto. Va tamponato con carta assorbente, condito con un pizzico di sale e pepe e massaggiato dolcemente, a lungo… Poi va legato e lasciato riposare per qualche minuto. Nel frattempo si prepara la purea di funghi che, bada bene, vanno spellati alla perfezione prima di essere trifolati con un filo d’olio e frullati. Rigorosamente porcini e prataioli freschi, niente di congelato. La purea va pressata per eliminare tutta l’acqua e lasciata rapprendere. Intanto il filetto va rosolato nel burro e sfumato con del cognac. In questo caso ho utilizzato del Remy Martin Luois XIII Black Pearl.”

“Straordinario… sono senza parole!”

“Poi è il momento della cottura in forno per  venti minuti a 220  gradi. Nel frattempo  si stende la sfoglia e la si ricopre con la purea di funghi, in maniera uniforme. A fine cottura si posiziona il filetto sulla sfoglia e lo si avvolge, con la massima cura. È importante effettuare una sigillatura perfetta, senza sbavature e senza eccessi di pasta. Si pratica qualche foro sulla superficie, si spennella con uovo sbattuto e si inforna di nuovo, a 200 gradi per quarantacinque minuti…  è fondamentale che, una volta sfornato, il filetto venga lasciato riposare per almeno cinque minuti!”

“Incredibile, davvero… la semplicità dell’esecuzione, l’attenzione ai particolari… sei un grande chef! Ogni tua cena è un vero e proprio evento irripetibile! Peccato che Harold stasera non abbia potuto essere dei nostri… Strano, perché ci teneva e mi aveva anche confermato la sua presenza. Sono contenta che vi siate chiariti dopo quelle spiacevoli critiche che ti aveva rivolto al brunch del mese scorso”

“Oh, ma cara, io non sono uno che si offende. Del resto Harold è un critico titolato, ogni suo richiamo per me è un stimolo a migliorarmi. Mi spiace che oggi abbia rinunciato all’ultimo momento. Ma in fondo lo sappiamo com’è fatto il nostro amico, sempre così misterioso. Mi ha mandato un messaggio nel pomeriggio dicendomi di non so quale impegno galante… Comunque, cara Emily, se parliamo di lui, se lo sentiamo presente, è un po’ come se fosse con noi, non ti pare? È come se partecipasse, in qualche modo, a questa cena…  Anzi, propongo un brindisi! Al nostro amico Harold e alle sue critiche sempre ben accette.”

L’uomo e la donna sollevano i calici e sorridono.

“Alla tua salute di Harold” dice il padrone di casa fissando la parte restante del filetto sul piatto da portata bordato in oro.

“Sei veramente un uomo straordinario Hannibal” dice la donna dopo aver sorseggiato il suo vino. “E questo piatto lo interpreti in maniera così perfetta che meriterebbe di portare il tuo nome… Filetto alla Lecter!”

 

Romano De Marco: classe 1965, abruzzese, responsabile safety di uno dei maggiori gruppi bancari italiani, ha esordito nel 2009 con Ferro e fuoco nella collana “Il Giallo Mondadori” (poi ripubblicato in libreria da Pendragon Edizioni). Nel 2011 esce Milano a mano armata (Foschi) con la prefazione di Eraldo Baldini, vincitore del premio “Lomellina in giallo” 2012. Nel 2013 è la volta di A casa del diavolo (Fanucci Time Crime) secondo classificato Nebbia Gialla 2013. La collaborazione con Giangiacomo Feltrinelli editore inizia nel 2014 con Io la troverò, 2014 collana Fox Crime, finalista al premio Scerbanenco La Stampa 2014, e prosegue nel 2015 con Morte di Luna (collana ebook Zoom Filtri) e Città di polvere (Collana narrativa). Ha partecipato a numerose antologie con i suoi racconti, pubblicati anche su Linus e Il Corriere della sera. Il suo prossimo thriller uscirà con PIEMME.

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