È iniziata la raccolta delle olive. Come sarà la campagna 2015/2016? A distanza di qualche mese dall’articolo sulla xylella fastidiosa, ritorniamo a fare il punto sul comparto. Gli operatori sono ottimisti e i primi dati pubblicati fanno ben sperare. La produzione di olio di oliva italiano nel 2015 dovrebbe essere buona e il batterio non dovrebbe comprometterne la qualità.

 

Raccolta 2015 da 400 mila tonnellate

Come riportato nell’inchiesta di Repubblica sull’olio italiano, il direttore di Unaprol, Pietro Sandali, afferma che la prossima raccolta potrebbe aggirarsi sulle 400 mila tonnellate, contro una produzione storica di 480- 550 mila tonnellate. Naturalmente se non si presenteranno imprevisti climatici. La produzione quindi potrebbe essere buona, con migliori risultati al Centro sud rispetto al Centro nord. Dati incoraggianti, dopo il calo registrato nel 2014 del 60-65% di produzione rispetto alla media storica.

 

Ramo d'Ulivo


Anche in Toscana, nonostante il gran caldo di giugno abbia danneggiato il momento della fioritura, sono grandi le aspettative per la
produzione di olio extravergine d’oliva 2015. Fabrizio Filippi a capo del Consorzio Igp della Toscana: “Prevediamo intorno ai 150mila quintali d’olio extravergine d’oliva in Toscana”.

 

Calo dei prezzi per i consumatori

La ripresa del comparto avrà effetti positivi anche per i consumatori. Secondo i dati riferiti a settembre dal direttore Unaprol, alla borsa di Bari l’olio extravergine è stato venduto a 5,70 euro al chilo, -30% rispetto ai 7 euro dell’inizio campagna 2014.

Anche per l’olio toscano i maggiori quantitativi porteranno ad un calo. Non si hanno ancora stime esatte, ma una riduzione ci sarà, c’è chi parla di 11 euro e chi di ancor meno. Dipenderà dalla resa del raccolto e anche dai costi dei frantoi che sono rimasti inattivi per un intero anno.

 

Mosca olearia fermata dal caldo

Oltre all’ottimismo dato dal fatto che in molte regioni il 2015 è un anno cosiddetto di carica, cioè in cui la maggior parte degli alberi produrrà grandi quantità di olive, le notizie sono positive sul fronte bactrocera. Il grande caldo degli ultimi mesi ha infatti impedito al parassita di riprodursi. Sia la Toscana che il Salento confermano che le piante non sono state attaccate.

 

Ramo Ulivo

 

Xylella non compromette la qualità del prodotto

Nonostante persistano i problemi legati alla Xylella Fastidiosa, Coldiretti Puglia riferisce che le previsioni per la campagna olivicola 2015/2016 sono buone. La stima produttiva dovrebbe attestarsi sui 170.000 quintali, – 8% rispetto alla media, ma +30% rispetto alla campagna precedente e con una qualità pregevole.

Giovanni Melcarne, titolare di un’azienda agricola di Gagliano del Capo e presidente del Consorzio di tutela Terra d’Otranto, afferma che l’esistenza del batterio non ha intaccato la qualità delle olive. La xylella, stando a quanto riferisce il presidente, attacca le piante, seccandone le chiome e diffondendosi come un cancro, ma risparmia le olive.

Meno ottimista è l’Unione Europea che chiede all’Italia misure contenitive per evitare che il batterio risalga la Penisola. A tal fine è stata affidata la gestione commissariale al comandante del Corpo forestale della Puglia, Giuseppe Silletti. I produttori però non sono contenti. Sempre Melcarne: “In due anni sono stati eradicati 54 alberi nell’agro di Oria e gli agricoltori hanno pulito i terreni a loro spese, null’altro”.

 

Come contenere il batterio?

Vettore della xylella è la sputacchina, che non essendo un parassita, non è mai stato studiato a fondo.  Non sapendo esattamente come si diffonde, non esiste per ora terapia efficace alternativa all’abbattimento degli alberi infetti e alla creazione di un cordone sanitario per evitare che l’epidemia dilaghi. Utilizzare insetticidi creerebbe problemi di tipo ambientale.

 Ulivo


Dove sono i finanziamenti promessi agli istituti di ricerca?

Continuano quindi gli studi, ma gli istituti di ricerca lamentano l’effettività dei finanziamenti promessi. In due anni sono stati finanziati monitoraggi sulla presenza della malattia, ma 170.000 euro sono arrivati al CNR di Bari per rispondere ai quesiti dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e svariati milioni di euro non sono ancora stati stanziati.

Nei laboratori di Lecce e Bari i ricercatori proseguono gli studi con risultati che sembrano promettenti. L’equipe del professore Giuseppe Ciccarella dell’UniSalento sta testando l’uso di una nanomolecola nei vasi linfatici degli ulivi per raggiungere il batterio xylella e cercare di disaggregarlo. Progetto che però avrà bisogno ancora di almeno un paio d’anni di lavoro.

Per una soluzione all’incubo xylella dovremo aspettare probabilmente ancora qualche anno, il conto delle piante infette si è ormai persa, tante sono.

Non resta che concentrarsi sull’ottimismo dei produttori, sperando che l’annata 2015/2016 possa risollevare il comparto. Se la qualità dell’olio di oliva sarà comunque garantita, gli operatori avranno un po’ di respiro e noi consumatori potremo godere del conseguente calo dei prezzi.

 

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A proposito dell'autore

Francesca Bono

Nata a Bologna dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo segue le rubriche Tra frigo e dispensaMercato e Trend. Il suo piatto preferito sono gli gnocchi di patate con sugo di pomodoro e funghi perché adoro gli gnocchi che mi ricordano tanto mia nonna. In cucina non può mancare: l'ordine perché se non è tutto a posto non posso cominciare a risporcare.

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