Tra la Roma dei gladiatori e i conventi francescani, le ville imperiali e il panorama meraviglioso del Lago di Bracciano, il Lazio offre anche un notevole patrimonio enologico. Se siete soddisfatti delle degustazioni di vini naturali fatte nelle cantine dell’Emilia Romagna, provate adesso le cantine che abbiamo scelto voi.

Vini Naturali: 5 cantine da provare nel Lazio

Azienda vinicola Damiano Ciolli

Passeggiando per Olevano Romano, un borgo medievale a est di Roma, si respira aria salubre e cultura enologica. Il territorio dove spuntano i vitigni di Damiano Ciolli è collinare e montagnoso, ideale per i suoi due “figli naturali”, Cirsium e Silene, realizzati in modo primitivo e garanti di un autentico sapore laziale. Il primo è ottenuto da vigneto di Cesanese di Affile, il secondo da Cesanese di Affile e di Piglio. Entrambi sono due rossi corposi, equilibrati, fruttati, piacevoli davanti a un piatto di carne rossa e formaggi stagionati.

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Cantine Riccardi Reale

Un’altra cantina 100% devota al vitigno autoctono Cesanese è Riccardi Reale, tra Bellegra e Olevano Romano. Il Calitro del 2013 è un particolare esempio di eccellenza nel ritrarre un territorio attraverso l’enologia: rosso corposo, profumo intenso di frutti e una nota minerale, ideale accompagnato a un secondo di selvaggina. E tra gli ultimi esperimenti dell’azienda di Lorella e Piero c’è un tripudio di uve autoctone bianche: Semillon e Malvasia Puntinata.

Occhipinti Agricola

Passione, innovazione e il terreno vulcanico lungo il Lago di Bolsena caratterizzano la singolarità dei i vini di Andrea Occhipinti, da uve di Aleatico e Grechetto Rosso. «Abbiamo un patrimonio genetico viticolo ineguagliabile che deve essere la nostra forza» dice, ed ecco che da un bicchiere di bianco Alter Alea, più unico che raro, e di rosso Alea Viva, regala la stessa memoria di profumi e sapidità che bene accompagnano i salumi laziali, gustosi come la susianella.

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Azienda Sangiovenale

L’Habemus è la massima espressione del terroir dove nasce questa azienda, che rivolge la sua produzione a Grenache, Syrah e Carignan. È a 50 km da Roma che Emanuele Pangrazi coltiva i suoi vitigni (e la passione) per ritrarre il volto autentico della Tuscia nelle bottiglie di Habemus: quello del 2013 è un vino complesso, di grande struttura e persistenza in bocca. Il profumo di prugna, ribes, lampone con una nota balsamica rilassa e avvolge. Molto armonioso nonostante la gradazione alcolica, data la freschezza può accompagnare sia piatti delicati come la minestra Tuscia, sia piatti sostanziosi come i classici Saltimbocca, purché sappiano di romanità.

Cantina Le Coste

Questa giovane azienda nel viterbese, precisamente a Gradoli, coltiva la passione per varietà di vitigni autoctoni dall’Aleatico al Grechetto Rosso, dal Moscato al Procanico e in ogni bicchiere non delude. Mentre Clementine e Gian Marco Antonuzi studiano il terreno vulcanico, assaggiano durante la macerazione i vini di volta in volta diversi e creano bottiglie di prestigio. Tra queste il Rosso Le Coste 2011: a un primo impatto tannico e minerale la cui consistenza va approfondita al secondo assaggio, quando si scaldano i profumi dolci e il sapore risponde egregiamente a tavola con carni bianche, risotti e formaggi di media stagionatura.

Avete già provato queste bottiglie di vini naturali laziali? Quale preferite?

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A proposito dell'autore

Ilaria De Lillo

Nata a Foggia, vive a lavora a Bologna. Per il Giornale del Cibo scrive di approfondimenti, eventi e scuola di cucina. Il suo piatto preferito sono le polpette al marsala di nonna Francesca, perché “più che un piatto sono un correlativo oggettivo di montaliana memoria: il profumo di casa, le chiacchiere con papà, la dolcezza di mamma che prepara da mangiare, le risate con mia sorella e i cugini. Insomma, un tripudio di ricordi ed emozioni a tavola”. Per lei in cucina non possono mancare gli ospiti, “altrimenti per chi cucino?”

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