Il livello dell’olio sale, la credibilità scende. Se l’Italia sembra prepararsi a un’annata finalmente buona sotto il profilo della produzione, gli scandali dell’olio adulterato o ingiustamente venduto come extravergine o infine spacciato per made in Italy sono nuvoloni pronti a scaricare un fortunale su un comparto da tempo in balia delle onde. Con le olive della Tunisia pronte ad invadere il mercato e minacciare ulteriormente l’integrità dell’extravergine tricolore, visto il via libera Ue a nuove massicce esportazioni tunisine.

Le proiezioni sulla raccolta

Le notizie positive, anzitutto. Finalmente. Le proiezioni sulla produzione 2015-2016 di olio, fatte sulla base dei primi dato forniti dai frantoi su tutto il territorio italiano, dicono che dopo annate in calo, l’ultima in particolare da record negativo a causa di clima e Xylella fastidiosa, quella che si sta completando passerà agli annali come positiva. Un lento ritorno alla normalità per un Paese che importa più di quel che produce ma senza olio vede diminuire una fetta importante di export.

Secondo un’analisi della Coldiretti i 250 milioni di ulivi diffusi su tutta la penisola hanno garantito una produzione importante dal punto di vista qualitativo. Scongiurato il pericolo mosca olearia grazie alle alte temperature, in alcune zone è stato proprio il caldo a ostacolare la produzione, che si è mantenuta comunque su un livello accettabile. Inferiore alla media italiana ma nettamente superiore al disastro di 12 mesi fa. “Dalla ponderazione delle stime delle diverse regioni – spiega Coldiretti – si perviene quest’anno a una crescita attesa media del 46% rispetto alla campagna 2014-2015, per un valore assoluto che si attesterebbe a circa 299 mila tonnellate, secondo l’Unaprol.

Il segno positivo è registrato in tutte le regioni olivicole italiane, con l’eccezione della Sardegna”. Per l’Associazione frantoiani, che si basa su dati elaborati dall’Ismea sulla base di informazioni raccolte dall’Agea nei frantoi, le previsioni sono invece di ben altro tenore, di gran lunga superiore. “Ismea ha portato a quasi 380 mila tonnellate il volume produttivo atteso per la campagna in corso, mentre in autunno si era parlato di 350 mila tonnellate. Di tutto rispetto risulta, quindi, l’incremento rispetto alle 222 mila tonnellate della scorsa campagna”. Il 70% in più, dunque, con un conseguente sensibile aumento dei prezzi di vendita: per l’extravergine il 36% medio in più, con punte nel nord Italia del 108%.

Scandalo Olio Extravergine: le inchieste

scandalo olio extravergine

Quella dello scorso autunno, quando il pm di Torino Raffaele Guariniello indagò per frode in commercio i rappresentanti di Carapelli, Bertolli, Santa Sabina, Coricelli, Sasso, Primadonna e Antica Badia, non è rimasta l’unica della stagione. Se di recente, a inizio febbraio, l’operazione “Mamma mia” aveva consentito all’ispettorato repressione frodi, su incarico della Procura di Trani, di bloccare la commercializzazione di oltre 2.000 tonnellate di olio extravergine di oliva falsamente fatturato italiano, per un valore di oltre 13 milioni di euro, a dicembre con la tecnica del riconoscimento del Dna delle molecole dell’olio, il Corpo forestale dello Stato, su delega della Dda di Bari, aveva scoperto tra Brindisi e Bari una maxifrode su 7.000 tonnellate di olio spacciato come italiano, ma in realtà ottenuto mediante la miscelazione di oli provenienti in larga parte dal Nordafrica. L’olio veniva venduto sul mercato italiano e internazionale, in particolare negli Usa e in Giappone, con la dicitura 100% italiano, configurando così una frode in danno al Made in Italy.

Il pericolo tunisino

Ecco dunque la Tunisia. “L’Italia – spiega un recente rapporto di Coldiretti – è invasa da olio di oliva tunisino: le importazioni dal Paese africano che sono aumentate del 734 per cento nel 2015, pari ad oltre otto volte le quantità rispetto allo scorso anno”. Nel 2015, secondo dati Istat, si sono registrati sbarchi record di olio dalla Tunisia che diventa il terzo fornitore dopo Grecia e Spagna. Il risultato è che nel 2015 l’Italia si conferma il principale importatore mondiale di olio di oliva nonostante l’andamento positivo della produzione nazionale.  

Ma la situazione rischia di peggiorare: il via libera annunciato dalla Commissione europea all’aumento del contingente di importazione agevolato di olio d’oliva dal Paese africano verso l’Ue fino al 2017 “aggiungerà 35mila tonnellate all’anno alle attuali 57mila senza dazio già previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia”. Incassate le proteste dell’Italia – dalle associazioni di categoria al completo ai ministeri di Esteri e Agricoltura – l’Ue va comunque avanti, e entro fine mese potrebbe licenziare il provvedimento. Trentacinquemila tonnellate, in soldoni, sono il 20% della produzione prevista in Puglia, la più corposa nel panorama italiano.

Le truffe

scandalo olio extravergine

Non diminuiscono, anzi. Un’operazione della Forestale a inizio febbraio smascherò 85 tonnellate di olive verniciate, mentre la deodorazione continua ad essere pratica diffusa. “Si tratta – dice Giandomenico Scanu, oleologo, assaggiatore professionista e capo Panel sardo – della grande truffa degli ultimi 10-15 anni. La deodorazione è una pratica comune in tutti gli oli alimentari soprattutto per quelli di semi, poiché dopo aver subito tutti i processi di estrazione industriale l’olio deve essere decolorato e deodorato.

Può essere fatta anche in forma blanda con un semplice processo fisico che non intacca chimicamente la molecola dell’olio d’oliva: gli oli così prodotti in genere hanno difetti di lavorazione percepiti quasi sempre solo per via sensoriale. Ciò significa che da un’analisi di laboratorio certi oli sarebbero a posto, magari al limite dei valori di legge, ma non sarebbero conformi dal punto di vista sensoriale. La deodorazione risolve questo problema senza intaccare la struttura chimica dell’olio e senza il rischio di venire scoperti. L’utilizzo della molecola 3-MCPD può essere un tentativo per deodorare gli oli senza farsi scoprire”. Ed è stata proprio la presenza di questa molecola a mettere gli inquirenti sulle tracce dei truffatori nell’inchiesta di Trani, e potrebbe consentire in futuro di smascherare nuove frodi.

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