A Milano il numero dei ristoranti etnici è quasi più elevato delle pizzerie sperse lungo tutto il percorso cittadino. E sembrerebbe strano se così non fosse visto che Milano è la città internazionale d’Italia. Ma non è solo questione di internazionalità urbana e sociale, chi abita nella città meneghina adora i ristoranti etnici e ama sperimentare cucine diverse immergendosi in culture apparentemente lontane, facilmente a portata di mano all’indirizzo che col tempo diviene “il miglior posto dove mangiare i dim sum cinesi o il couscous marocchino”. La cucina etnica qui trova terreno fertile, nella maggior parte dei casi mantiene le proprie identità vestendosi però di abiti a tratti radical chic o hipster, perché si è pur sempre a Milano!

La scorsa volta vi abbiamo portato in giro tra Sud America e Libano passando per la fusione giappo-italica-cingalese di un grande chef come Priyan Wicky, oggi abbiamo deciso di farvi assaggiare qualcos’altro di completamente diverso.

Ristoranti Etnici a Milano: 3 imperdibili (secondo noi)

Björk

ristoranti etnici milano

Siete mai stati in Svezia? Se si meglio, perché qui ritroverete le stesse calde sensazioni che regala questo paese, in caso contrario potete iniziare il percorso inverso: avvicinarvi alla cultura gastronomica svedese in Italia e poi partire per avere conferma di quanto vissuto.

Björk Swedish Brasserie Side Store, in zona Porta Venezia, è il luogo ideale per il pranzo, il tè del pomeriggio, l’aperitivo o la cena; addirittura con il ricco banco di prodotti diventa trasversalmente anche uno negozio in cui assaggiare e comprare i prodotti svedesi. Björk in lingua madre vuol dire betulla, pianta elegante, immagine dei paesi nordici e al Björk ce n’è tanta di eleganza, non ingessata intendiamoci, ma è evidente la ricerca su cui si è lavorato per raggiungere un gustosissimo connubio tra food e design. L’idea è dell’imprenditrice Giuliana Rosset (già creatrice del marchio sportswear Napapijri) e dell’architetto Nicola Quadri, amanti dei paesi nordici tanto da studiare la maniera di combinare passione e lavoro. La prima sede nasce ad Aosta nel 2012 e ora Milano, l’unica bandiera svedese in città.

Björk milano

La chef  Rebecca Varjomaa e il suos-chef Jerker Kellerman, entrambi under 30 e da Stoccolma (of course), propongono la un buona e sostanziosa formula declinata attraverso gli aperitivi (di fronte la vetrina del locale con seduta su sgabelli in legno), i pranzi anche con un menù predisposto che varia settimanalmente e le cene in cui soddisfare le proprie voglie liberamente. Si inizia con un’aringa stagionata due anni, servita con le sue spezie, uovo sodo e cipolla su pane nero (rigorosamente fatto in casa e servito anche con burro salato, andateci piano). Immancabile è il salmone poché marinato all’aneto e servito con maionese all’aneto e patate lesse ma inconcepibile sarebbe non ordinare il Köttbullar: le polpette svedesi (non di orso) di vitello, manzo e maiale con puré di patate, cetrioli marinati e mirtilli rossi selvatici.

Björk

Va da sé assaggiare la tartare di renna con cipolla, finferli marinati e crema di formaggio västerbotten o l’entrecote di alce con midollo affumicato. Tra i grandi classici un meraviglioso percorso di aringhe con cui immergersi nel più “profumato” nord: con l’S.O.S. le assaggerete alla senape, alle verdure, alla Brantevik (cipolla e pepe nero giamaicano, delicato e non eccessivamente piccante). Nota di servizio: in Svezia è usanza accompagnare il pasto con i celeberrimi snaps, bicchierini di distillati vari (presenti in carta) da bere costantemente fino all’ultima portata…datevi una regolata.

Izu

Il ristorante Izu è a due passi da Porta Romana. Chi è passato da qui, al civico 27 di Corso Lodi, nei primi anni ’90 (esattamente nel ‘93), ricorderà forse la piccola gastronomia gestita dalla famiglia cinese Hu, che vendeva principalmente prodotti alimentari giapponesi.

izu milano

A distanza di ventitré anni l’unica vetrina di quello che era un piccolo negozio si è duplicata e ora sono diventate ben sette, incorniciando un ristorante nipponico dalle numerose contaminazioni. Izu è una penisola del Giappone di gran fascino paesaggistico e molto vicina al Monte Fuji, Izu è anche il luogo in cui una famiglia ha creduto riuscendo a concretizzare un sogno. La conduzione è sempre restata familiare nonostante i numeri siano cresciuti (fino a 150 coperti gestiti da uno staff di oltre venti persone) ma il padrone di casa sa quel che fa. È il figlio maggiore Jin Hu ad incarnare la figura del giovane titolare affabile e preparato. È lui il direttore d’orchestra che nel 2006 ha convinto la famiglia ad inaugurare Izu. Il locale colpisce non solo per la proposta ma anche per la prima impressione che regala varcando la porta d’ingresso: mattoni e travi d’epoca a vista, pareti e tavoli color oro, sedute in cuoio bianco e ferro, lampadari (è riduttivo chiamarli così) dorati sospesi. Tutto pare essere perfetto per rilassarsi e godersi una cena a luce soffusa.

izu sushi milano

Attenzione ai metodi di cottura, il bagno maria, l’affumicatura a freddo, la cottura al vapore, la marinatura sottovuoto, tutto questo permette di scegliere tra i numerosi piatti presenti in un menù variegato: danno il benvenuto i petit bignè di crema di patate avvolti da salmone scottato e gli scampi con essenza dei due mondi a cavallo tra i profumi giapponesi e quelli brasiliani. Profumata la tartare di tonno e salmone e fresco il carpaccio di salmone e avocado in salsa 007 (segreto dello chef, agrodolce e spicy).

izu

Nigiri, temaki, uramaki e gunkan a volontà, coprono il tavolo a comporre il migliore di paesaggi e i più saporiti dei sapori: i nigiri di anguilla arrosto, di piovra o di gambero di Mazara, il Gunkan di salmone, uova di quaglia, cipollina, ikura e salsa agli agrumi o il dragon roll composto da anguilla arrosto caramellata e lamine di avocado, ne rappresentano solo un ottimo esempio. E poi ancora un delizioso nigiri da provare con ricciola, paté di olive taggiasche e acciuga. Per non parlare delle paste, rigorosamente home made come la mojito fumè (tagliolini di riso, gamberi, lemon grass affumicato, menta) e la fusion udon (spaghetti di riso con gamberi, verdure, crema di curry e zafferano leggermente piccanti). Valore aggiunto il food pairing, che abbina ai piatti i drink d’autore personalizzati al momento, in base al gusto dell’ospite e alle pietanze scelte.

Ba – asian mood

asian ba milano

C’è da divertirsi in quello che è a detta di molti è il miglior ristorante cinese di Milano. Il giudizio di un ristorante è l’insieme di tre fattori principali: cucina, servizio, location, e il BA soddisfa pienamente tutti e tre. Apre i battenti nella primavera del 2010 incarnando una cucina cinese moderna, ispirata a quella di Hong Kong, con il suo ricco bagaglio di tradizioni reinterpretate dal capacissimo Marco Liu: giovane e bravo patròn, 27 anni, sempre sul pezzo, con cui è un piacere parlare di ogni piatto che arriva in tavola. Cinese “di seconda generazione”, nasce a Pescara, cresce in Emilia Romagna e approda a Milano con la famiglia. Marco ha voluto dare al ristorante, e ha il merito di esserci riuscito, un’impronta tipicamente cinese sfatando i luoghi comuni sulla cucina del suo paese di origine, esaltandone la ricchezza gastronomica e promuovendola in una prospettiva nuova ed evoluta.

ristoranti milano

La simbologia e la numerologia nella sua cultura sono particolarmente presenti e in lingua il primo significato della parola “Ba” è “otto”, un numero pare dalla forte connotazione positiva, simbolo di equilibrio ma soprattutto di prosperità. Che siano le forze degli dei o degli spiriti bianchi d’oriente, di prosperità qui ce n’è ed è facilmente tangibile. Ricchezza culturale dello staff cinese che Marco ha formato come si deve, dovizia negli arredi e a tavola, profusione nell’offerta enogastronomica: si è scelto di proporre la cucina cantonese della Regione di Canton, a cui si affiancano proposte provenienti da ognuna delle altre regioni del paese, dai più delicati del sud ai più speziati e piccanti del nord. Tra le specialità con cui cominciare l’insalata di medusa e cetrioli o le impareggiabili zampe di gallina con soia nera fermentata dolce per stomaci poco impressionabili.

ba asian mood

L’anatra alla pechinese o il rombo in crosta compongono parte dei grandi classici, così come il branzino allo zenzero e cipollotto o i calamari alla Hong Shao con verdure. Da provare anche le paste, spaghetti al tè verde con salmone e bottarga di muggine o il riso Guo Ba in salsa di mare. Con i dim sum dalla tenue pasta calinga c’è da perdere la testa: trenta varianti dalle più classiche al vapore o fritte, alle più ricercate come il toast di gamberi con noce di foie gras, il brasato al maiale, il granchio crudo marinato, le alghe con sesamo. Gusto, bellezza ed equilibrio! Visto che siete in Cina godetevi il vostro tè e scegliete tra le varie tipologie verde, al gelsomino, oolong, nero e bianco.

Se poi la vostra voglia di cucina giapponese è incontenibile allora date uno sguardo agli indirizzi nipponici che vi avevamo segnalato in questo articolo.

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A proposito dell'autore

Giovanni Angelucci

Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e non solo tra le quali spiccano l'Espresso food&wine e la Gazzetta dello Sport. Il suo piatto preferito sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli Agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barolo Elio Altare).

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