Il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza”.

Sono le motivazioni con cui, l’Unesco, alle 4 di questa mattina (ora italiana) dall’isola di Jeju, ha proclamato “L’arte del pizzaiuolo napoletano” patrimonio culturale dell’Umanità. Un traguardo rincorso dal 2009 che l’Italia taglierà ufficialmente il 9 dicembre, quando avverrà l’iscrizione ufficiale nella Lista del Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.

VITTORIA!

Pubblicato da Alfonso Pecoraro Scanio su Mercoledì 6 dicembre 2017

“Una vittoria per Napoli, per l’Italia, ma anche per il mondo, anche il riconoscimento di una cultura artigianale diversa dalla globalizzazione di un’industrializzazione anonima dei prodotti alimentari”, ha commentato a caldo, dalla Corea del Sud Pecoraro Scanio, che di questa candidatura è stato uno dei principali promotori, e che non poteva non essere presente al momento della proclamazione.

A fargli eco è stato subito il Ministro Martina, che su Twitter ha subito dato l’annuncio:

La lunga avventura della #PizzaUnesco 

Così, dunque, l’ONU ha premiato il lungo lavoro del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali iniziato nel lontano 2009 con la delegazione e idossier di candidatura coordinati dal professor Pier Luigi Petrillo. Chiaramente, da sottolineare è il supportato dalle Associazioni dei pizzaioli, della Regione Campania e delle firme raccolte dalla petizione Pizza Unesco che nel 2014 ha cominciato la sua avventura con un annuncio di Pecoraro Scanio sul palco del “Pizza Village”:

“Chiedo che nei primi mesi del 2015, alla vigilia dell’apertura dell’Expo di Milano dedicata a ‘Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita’, la Commissione italiana per l’Unesco proponga l’inserimento dell’arte della pizza nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità”.

Quel giorno Scanio non fa in tempo a finire il discorso che sul web è subito #pizzaUnesco! L’hashtag diventa virale e nel giro di 24 ore la piattaforma Change.org raccoglie oltre 5mila firme. Tra le prime firme “illustri” quella di Jimmy Ghione, uno dei principali testimonial della campagna, a seguire Claudio Bisio, Renato Pozzetto e Alessandro Genovese e tanti altri (oggi si contano 600 ambassador), fino ad arrivare al vertice dei vertici. Non stiamo esagerando. Sono arrivati all’apice: il papa, che 30 mila firme dopo, infatti, arriva la benedizione del pontefice.

L’Associazione Pizzaioli napoletani, carica come pochi, qualche giorno prima aveva annunciato che pur di ottenere questa importante richiesta avrebbe scomodato anche Papa Francesco. Fu così che l’11 marzo 2015, durante un’udienza, il presidente dell’APN, Sergio Miccù, consegna al papa una pizza tradizionale napoletana con la dicitura “Unesco” nel tipico contenitore da asporto in rame.

papa francesco

Inutile dirlo, dopo questa le cose sono andate alla grande. Dopo aver toccato quasi tutte le città italiane e quelle europee, la petizione sbarca oltreoceano: USA, Australia e Giappone. Poi Expo Milano, un’altra edizione di Napoli Pizza Village, un tour, un libro: “#pizzaUnesco orgoglio italiano” (a cura di Massimo Boddi, con Introduzione di Alfonso Pecoraro Scanio) e il lancio di “pizzanelmondo.org“, il sito.

Un milione di firme da festeggiare a marzo 2016 e poi il 2017, l’anno cruciale. L’incontro: “#pizzaunesco 2017 anno decisivo”, l’occasione per fare il punto e presentare tutte le iniziative organizzate. L’obiettivo della campagna ora è raggiungere i 2.000.000 di firme verso la vittoria finale.

La petizione arriva Jeju, in Corea del Sud. Conoscete già il lieto fine.

Napoli esulta: pizze gratis da Sorbillo

Inutile dire che a Napoli i festeggiamenti sono cominciati all’alba: le pizzerie storiche della città, tra abbracci e sorrisi, alle 7 del mattino hanno cominciato a mettere i tavoli in strada. Ma il grande cuore partenopeo, davanti ad una vittoria come questa, non poteva fermarsi qui, e infatti dalle 11,30, da Sorbillo ai Tribunali,  i fratelli Gino Sorbillo e Antonio Sorbillo, insieme a Starita, Coccia e Oliva, sforneranno pizze gratis per tutti.

Perché c’è poco da fare, i veri protagonisti di questo traguardo che rende tanto orgogliosi tutti gli italiani sono loro, i pizzaioli napoletani, a cui va tutto il merito di quella “atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti – per usare le parole della Commissione Unesco. La stessa che, tra le motivazioni, non ha trascurato il valore sociale di questa tradizione partenopea, che “partendo dai quartieri poveri di Napoli si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità”. Una tradizione che per molti ha rappreseetato e rappresenta un “trampolino di lancio”, dal momento che – continua ancora la Commissione –  “per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale”.

Dopo aver letto questo articolo vi è venuta voglia di precipitarvi a Napoli per mangiare la pizza che tutto il mondo ci invidia? Scelta veramente saggia, e vi diciamo di più: il nostro Luca Sessa ci ha appena consigliato in un articolo 4 locali freschi freschi di apertura assolutamente “pizzocentrici”. Andate e diteci la vostra!

Articolo scritto da Adriana Angelieri e Silvia Trigilio.

Fonte immagine in evidenza: unisg.it

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