Nel precedente articolo sul nuovo codice appalti pubblici abbiamo provato a spiegare come il criterio del massimo ribasso continui a comparire sotto svariate forme, anche se la normativa prevede che venga adottato il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa – ovvero quella che premia maggiormente la componente qualitativa di un progetto, piuttosto che il prezzo –  in particolare nel caso di servizi speciali quali la ristorazione collettiva.

Anche dopo l’entrata in vigore del nuovo codice degli appalti, c’è il rischio che il massimo ribasso continui a travestirsi, camuffarsi, scomparire e ricomparire come in uno spettacolo di prestigio. Ma chi sono i prestigiatori e perché, nonostante precise norme in materia, il massimo ribasso sembra non sia ancora uscito di scena? Infine, cosa chiedono gli addetti ai lavori – PA, aziende fornitrici, imprese di servizi – quando invocano trasparenza e semplificazione delle normative, controlli post-gara, l’istituzione di un albo di imprese qualificate ammesse alle gare, maggiori possibilità di dialogo tra PA e imprese?

mensa scolastica

Le centrali uniche di committenza

Con l’introduzione sempre più diffusa delle centrali uniche di committenza – ne abbiamo parlato nell’articolo Mense scolastiche: chi decide il menù? – il problema si è sensibilmente ridotto. Per l’acquisizione di servizi superiori ad un certo valore, i comuni sono obbligati a rivolgersi ad un soggetto pubblico più grande, ad esempio un’aggregazione di Comuni, la Provincia o la Regione. In questo caso, però, si corre il rischio che questo aggregato o centrale unica di committenza non sia a conoscenza degli aspetti specifici che caratterizzano quel servizio, perché manca un confronto con il mercato e le diverse imprese che lo erogano. E qui veniamo al punto del Collaborative Procurement.

Collaborative procurement: verso un dialogo tra PA e imprese

Al più volenteroso e solerte fra questi funzionari potrebbe venire in mente di confrontarsi con i futuri competitor, esperti del settore, per arrivare a scegliere con più giudizio le discriminanti della gara, ma rischierebbe di trovarsi il sistema giudiziario alle porte, pronto ad indagare su tanta sospetta sollecitudine. Chi glielo farebbe fare? La metodica del collaborative procurement – mutuata dal sistema anglosassone e recepita ora anche dalle nuove direttive UE – promuove invece il dialogo tra pubblica amministrazione e imprese: agli enti appaltanti è consentito di svolgere delle verifiche preliminari di mercato e di apportare delle modifiche migliorative al testo in sede di gara.

menu mensa

Rafforzati i controlli post-gara

Nel caso del collaborative procurement, lo scarso controllo su eventuali irregolarità sarà compensato dalla presenza di organi investigativi, in funzione di anticorruzione. Ma cosa succede in fase di post-gara? Le verifiche dell’ASL sono indispensabili per accertare che vengano rispettate le norme sanitarie e nutrizionali in tema di somministrazione di alimenti. Importanti sono anche gli organi di controllo spontanei e volontari, come ad esempio le commissioni mensa negli istituti scolastici. Ma per quanto riguarda più propriamente gli obblighi contrattuali, il nuovo codice appalti impone ora un accertamento sulla corretta esecuzione del servizio in relazione a quanto stabilito nel capitolato. In altre parole, gli enti committenti dovranno verificare se l’azienda sta mettendo realmente in pratica i parametri che le hanno permesso di vincere la gara.

Chiunque può partecipare ad una gara?

In mancanza di prerequisiti oggettivi, qualsiasi impresa (fatte salve le restrizioni di legge) può concorrere ad un bando di gara. Può sembrare una pratica corretta, che favorisce la libera concorrenza e offre un’opportunità a tutte le aziende di mettersi in gioco. Ma, per servizi alla persona come mense scolastiche o ospedaliere, siamo sicuri che questo non vada a discapito della tutela degli utenti e della continuità del servizio? Forse sarebbe meglio affidarsi ad un albo di imprese qualificate, ammesse alle gare secondo parametri verificabili, come ad esempio la presenza sul territorio, il fatturato (quale prova oggettiva dell’esperienza in un dato settore), gli investimenti effettuati, il comportamento etico nei confronti dei lavoratori, le certificazioni ecc.

controlli mensa

Le linee guida dell’ANAC per il nuovo codice appalti

Gli attori di mercato sono in attesa delle linee guida dell’ANAC, che forniranno le direttive di attuazione del nuovo codice. Fino ad allora sarà difficile capire in che modo e in che tempi il sistema saprà recepire e applicare le nuove norme. Si andrà effettivamente verso una corretta e trasparente attuazione delle leggi? E, per tornare ai giochi di prestigio, riuscirà il nuovo codice a far scomparire per sempre l’odioso massimo ribasso?

Per un approfondimento sul tema e per una definizione di “massimo ribasso” e di “offerta economicamente più vantaggiosa” rimandiamo ad alcuni articoli pubblicati sul Giornale del cibo: Il massimo ribasso non esce di scenaCome funziona la ristorazione collettiva.

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